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Un problema secolare sempre attuale
di Alberto Virgilio

Con ammirevole senso di responsabilità istituzionale, politica e sociale, e con spirito di giustizia distributiva, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indicato a tutte le forze politiche come problema primario la necessità di colmare l'enorme divario tra le condizioni economiche del Sud e quelle di altre regioni, invitando gli esponenti dei partiti a riflettere seriamente su tale questione, che è vitale per il bene del Paese globalmente considerato.
Secondo il Presidente questa perequazione rimane il problema dei problemi.
Le parole di Napolitano sembrano riecheggiare opinioni e riflessioni già espresse sullo stesso argomento, ma l'esperienza ha purtroppo dimostrato che la situazione è rimasta sostanzialmente immutata attraverso decenni e decenni di vane attese.
Oggi il Sud non è ovviamente nelle stesse condizioni di una volta, ma permane il distacco che tuttora lo allontana dal progresso conseguito nel Nord, spesso dovuto alle forze lavoratrici provenienti prevalentemente dal Sud.
Occorre quindi che siano adottate decisioni forti, soprattutto al fine di scongiurare il fenomeno dell'emigrazione dei giovani (sia nel campo del lavoro manuale sia nel settore intellettuale e culturale), costretti a svolgere dignitosamente le rispettive attività in località lontane dalla propria terra.
Il governo che uscirà dalle prossime elezioni, quale esso sia, ha il preciso dovere di rivolgere la dovuta attenzione alle risorse di cui il Mezzogiorno ha bisogno, per essere posto allo stesso livello di altre regioni privilegiate.

La creazione di industrie efficienti, di centri educativi e culturali, di una viabilità che faciliti il collegamento con ogni altra parte della Nazione, e i necessari ulteriori supporti in favore dello sviluppo economico, sembrano essere le esigenze prioritarie per sanare in qualche modo una situazione di disagio che non ha alcuna giustificazione politica, civile e umana.
Non è superfluo ricordare quanto pensarono e scrissero su questo scottante tema illustri personaggi che particolarmente s'impegnarono a difendere e a perorare la causa del Sud.
Gli studi dei più autorevoli meridionalisti (Francesco Saverio Nitti, Giustino Fortunato, Antonio De Viti De Marco, Gaetano Salvemini e altri) restano tuttora illuminanti per il riscatto del Mezzogiorno. Va anche ricordato che per lo sviluppo di questa parte dell'Italia lo "schema Vanoni", che risale al 1954, mise in rilievo che l'industrializzazione doveva costituire l'obiettivo immediato e diretto dell'azione da svolgere appunto nel Mezzogiorno, per evitare che la politica delle infrastrutture comportasse una concentrazione della spesa pubblica nel Nord, perpetuando così, anziché attenuare, lo squilibrio meridionale (v. Enciclopedia del diritto, XXVI, p. 223).
Questi richiami non hanno un valore esclusivamente teorico o teorico, ma nel momento in cui il popolo si accinge a votare per il nuovo Parlamento assumono la valenza di un invito rivolto alla classe dirigente perché agevoli la rinascita del Sud con provvidenze adeguate alla gravità della situazione.
Si tratta di una questione di giustizia e di rispetto di quella parte d'Italia dalla quale si diffuse la civiltà della Magna Grecia!

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