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Con ammirevole senso di
responsabilità istituzionale, politica e sociale, e con spirito di
giustizia distributiva, il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano ha indicato a tutte le forze politiche come problema primario
la necessità di colmare l'enorme divario tra le condizioni economiche
del Sud e quelle di altre regioni, invitando gli esponenti dei partiti
a riflettere seriamente su tale questione, che è vitale per il bene
del Paese globalmente considerato.
Secondo il Presidente questa
perequazione rimane il problema dei problemi.
Le parole di Napolitano
sembrano riecheggiare opinioni e riflessioni già espresse sullo stesso
argomento, ma l'esperienza ha purtroppo dimostrato che la situazione è
rimasta sostanzialmente immutata attraverso decenni e decenni di vane
attese.
Oggi il Sud non è ovviamente nelle stesse
condizioni di una volta, ma permane il distacco che tuttora lo
allontana dal progresso conseguito nel Nord, spesso dovuto alle forze
lavoratrici provenienti prevalentemente dal Sud.
Occorre quindi che siano adottate decisioni forti, soprattutto al fine di scongiurare il fenomeno dell'emigrazione dei
giovani (sia nel campo del lavoro manuale sia nel settore
intellettuale e culturale), costretti a svolgere dignitosamente le
rispettive attività in località lontane dalla propria terra.
Il governo che uscirà dalle prossime elezioni,
quale esso sia, ha il preciso dovere di rivolgere la dovuta attenzione
alle risorse di cui il Mezzogiorno ha bisogno, per essere posto allo
stesso livello di altre regioni privilegiate. |
La creazione di industrie efficienti, di centri
educativi e culturali, di una viabilità che
faciliti il collegamento con ogni altra parte della Nazione, e i
necessari ulteriori supporti in favore dello sviluppo economico,
sembrano essere le esigenze prioritarie per sanare in qualche modo una
situazione di disagio che non ha alcuna giustificazione politica,
civile e umana.
Non è superfluo ricordare
quanto pensarono e scrissero su questo scottante tema illustri
personaggi che particolarmente s'impegnarono a difendere e a perorare
la causa del Sud.
Gli studi dei più autorevoli
meridionalisti (Francesco Saverio Nitti, Giustino Fortunato, Antonio
De Viti De Marco, Gaetano Salvemini e altri) restano tuttora
illuminanti per il riscatto del Mezzogiorno. Va anche ricordato che
per lo sviluppo di questa parte dell'Italia lo "schema Vanoni", che
risale al 1954, mise in rilievo che l'industrializzazione doveva
costituire l'obiettivo immediato e diretto dell'azione da svolgere
appunto nel Mezzogiorno, per evitare che la politica delle
infrastrutture comportasse una concentrazione della spesa pubblica
nel Nord, perpetuando così, anziché attenuare, lo squilibrio
meridionale (v. Enciclopedia del diritto, XXVI, p. 223).
Questi richiami non hanno
un valore esclusivamente teorico o teorico, ma nel momento in
cui il popolo si accinge a votare per il nuovo Parlamento assumono
la valenza di un invito rivolto alla classe dirigente perché
agevoli la rinascita del Sud con provvidenze adeguate alla
gravità della situazione.
Si tratta di una questione
di giustizia e di rispetto di quella parte d'Italia dalla quale si
diffuse la civiltà della Magna Grecia! |