logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 10
RICETTARIO
di Paola Marenco

INNO DI GARIBALDI

garibaldi.jpg
Giuseppe Garibaldi

Nella moltitudine di ricette culinarie divenute famose oltre che per la prelibatezza, anche per essere i piatti preferiti di vecchie glorie del passato, spiccano inoltre quelle dedicate ai personaggi storici.
Un tipico esempio è proprio questa squisitezza appartenente alla tradizione povera livornese dedicata con somma stima a Giuseppe Garibaldi.
La scelta cadde su questo piatto poiché i Livornesi furono fortemente influenzati dal colore rosso scelto per le camicie dei garibaldini, all'epoca, suddetto colore veniva interpretato come la volontà di Giuseppe Garibaldi di sottolineare il coraggio, la valenza e i nobili principi che animavano i suoi combattenti.
Soltanto in seguito si scoprii che le camicie erano state confezionate con quel tessuto poiché appartenevano a una partita di stoffe acquistata a poco prezzo dall'eroe a Montevideo.

INGREDIENTI PER 6 PERSONE:

500 gr di lesso avanzato; 500 gr di patate tagliate a pezzetti; uno spicchio di aglio, rosmarino (quanto basta); due cucchiai di olio extravergine di oliva; 4 pomodori pelati (o conserva di pomodoro); sale e pepe (quanto basta).

PREPARAZIONE:

rosolare l'olio e l'aglio ed il rosmarino in una teglia capace, unire le patate e portarle a cottura quasi ultimata.
Salare e aggiungere i pomodori, qualche cucchiaio di brodo di carne ed infine aggiungere il lesso tagliato a fettine.
Impepare a piacimento e ultimare la cottura per cinque minuti circa.
Il piatto va servito molto caldo ed è ottimo gustato accompagnandolo a qualche fetta di pane casareccio.

PARROZZO

parrozzo.jpg
Parrozzo aurum e Gabriele D'Annunzio

Anticamente, i pastori abruzzesi, ricavavano dalla farina di mais un pane chiamato per l'appunto Parrozzo.
Attorno al 1920, Luigi d'Amico, famoso pasticcere di Pescara, proprietario di un'altrettanto famosa caffetteria sita nel centro della sua città, ebbe la straordinaria idea di rendere questo pane speciale, un dolce. D'Amico elaborò la nuova ricetta mantenendo le caratteristiche di base del pane e decise di privilegiare il suo caro amico Gabriele D'annunzio rendendolo il primo assaggiatore della sua opera. Il poeta, grande amante ed intenditore di dolci, fu talmente entusiasta che dedicò al dolce un appassionato sonetto in dialetto locale: la "Canzone del Parrozzo".
"E' tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c'avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce … e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce …". Al Parrozzo, viene solitamente abbinato l'Aurum, una bevanda alcolica con una gradazione di 40°. L'Aurum è un prodotto poco conosciuto fuori dalla regione, ma resta una delle specialità abruzzesi più apprezzate.
Le sue origini risalgono al tempo dei romani, ma è sempre Gabriele D'Annunzio, nei primi anni del 1900, a stabilire il nome della bevanda. Si ispirò alla parola latina aurantium (arancio). Nel 1925, un noto imprenditore locale, Amedeo Pomilio, uomo di grande cultura, dava vita alle distillerie dell'Aurum. Il liquore è una sorta di sposalizio fra un distillato di vini pregiati e uno di agrumi, una fusione perfetta di profumi e sapori condensati in alambicchi e conservati in seguito in botti di rovere.

 INGREDIENTI PER IL PARROZZO:


250 gr di zucchero, 150 gr di cioccolato fondente, 30 gr di burro, 150 gr di semolino, 6 uova, scorza grattugiata di un limone, 200 gr di mandorle dolci, 7/8 mandorle amare.

PREPARAZIONE:

tritare le mandorle e aggiungere il semolino e la scorza di limone e amalgamare.
Montare a neve l'albume delle uova con un pizzico di sale e aggiungere al composto preparato precedentemente amalgamando inoltre i tuorli e lo zucchero. Rivestire di carta stagnola uno stampo a cupola e versare il composto ottenuto che va infornato per tre quarti d'ora a 180/200 gradi. A cottura ultimata porre il Parrozzo su un foglio di carta assorbente.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato unito a una punta di burro e spalmarlo dapprima sulla base del dolce e, una volta solidificatosi, anche sulla parte superiore.
Attendere la solidificazione sulla parte superiore del dolce e servire.

pagina 9 sommario pagina 11