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ATLANTIDE, CIVILTA' PERDUTA
di Paola Marenco

ATLANTIDE, CIVILTA' PERDUTA

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Mappa d'Atlantide

Leggenda o realtà? Incomincio questo mio breve viaggio proprio con questa domanda … Non sarò certo io a trovare una risposta, ma è bello inoltrarsi in questo mare di informazioni e lasciare un po' andare la fantasia pensando a una civiltà che, se fosse realmente esistita, cambierebbe la storia del mondo e, probabilmente, modificherebbe radicalmente il concetto di progresso e regresso dell'uomo... L'esistenza del continente di Atlantide, ad oggi, resta uno dei più grandi misteri insoluti, certo è che fra tutti i popoli della terra, tradizioni, documenti e antichi reperti, strettamente correlati fra loro, sono tali da far presupporre la mera esistenza di questa civiltà ormai perduta. Nei famosi dialoghi di Platone (428-27 348-47 a.C.), il "Timeo" e il "Crizia", attingiamo molte notizie in merito ad Atlantide. Nelle sue opere, il celebre filosofo, imposta la descrizione del continente su quelli che a suo avviso erano i documenti scritti e conservati dai sacerdoti egizi di Sais e, nel "Timeo", svela il dialogo avvenuto fra Solone (638 558 a.C.), legislatore ateniese suo antenato e i sacerdoti Sais.
Secondo Crizia, parente del filosofo Platone, nel 590 a.C., Solone aveva soggiornato a Sais, capitale amministrativa dell'Egitto e in questa occasione aveva cercato di impressionare i sacerdoti di Iside facendo lustro delle tradizioni greche, ma uno dei sacerdoti, sorridendogli con tenerezza, aveva spiegato a Solone che il popolo greco era un popolo giovane rispetto a quello atlantideo, sul quale gli egizi possedevano una fornita documentazione scritta.
Solone, aveva così appreso di una civiltà altamente evoluta, esistita per molti secoli su "un'isola più grande delle Libia e dell'Asia messe insieme" in seguito distrutta da un terribile cataclisma circa novemila anni prima.
Secondo il racconto del sacerdote, Atlantide era sorta per amore. In quelle terre dimorava uno dei primi uomini primordiali, (la leggenda vuole che nascesse dal suolo) dal nome Evenor, sposo di Leucippe; la coppia aveva generato una unica figlia, Cleito, rimasta orfana in età da marito quando per l'appunto Poseidone la vide e se ne innamorò perdutamente al punto di creare per amor suo, attorno alla montagna dove la fanciulla dimorava, zone alternate di mare e di terra concentriche une alle altre: due di terra e tre di acqua, una sorta di paradiso della natura protetto da questa triplice cinta di terre e di mare collegate fra loro da ponti.
Atlantide divenne così luogo fiorente, una sorta di Eden che col passare degli anni, grazie alla felicità e l'entusiasmo di chi lo popolava e che viveva nel benessere e nella pace assoluta, progrediva e si ampliava.
Al centro, proprio sulla montagna era posto il palazzo reale, sin dal principio dimora di Poseidone e in seguito dei suoi discendenti e alla salita sul trono di ogni nuovo regnante, veniva abbellito, assumendo così un aspetto sempre più magnificente, questo accadeva poiché di generazione in generazione, ogni nuovo re superava la gloria dei suoi predecessori.
Dal sottosuolo del palazzo partiva un grande canale che giungeva alla parte più esterna del mare, col tempo, la foce del tunnel divenne un grande porto dove transitavano navi anche di grossa portata. Alcuni anelli di terra vennero in seguito tagliati in modo da consentire il movimento di piccole imbarcazioni da trasporto.
Visto dall'alto, tutto ciò prendeva le sembianze di una sorta di labirinto, di spirale, che diviene immagine ricorrente in diversi contesti archeologici rinvenuti nel corso dei secoli: effigi su cattedrali, pitture rupestri, antiche monete, tanto da avvalorare l'ipotesi che alcuni scampati alla distruzione di Atlantide, trovato asilo in altri lidi, abbiano diffuso questo particolare architettonico della loro cultura sacra.
Lo stesso vale per la tripla cinta di terra che circondava il palazzo reale di Atlantide, in effetti è bene sottolineare che in epoche diverse, in luoghi differenti del mondo, il medesimo sistema di protezione è stato adottato a favore della sicurezza di costruzioni di particolare importanza.
Sono molte e dettagliate le informazioni che Platone ci fornisce su Atlantide, fra queste, apprendiamo che la sete di ricchezza e gloria la spingeva ad espandere i propri territori e creare colonie e che in virtù di ciò combatteva diverse guerre forte di una potente flotta navale e di 1.200.000 soldati.
Fra tutte le guerre che avrebbe sostenuto Atlantide, una, genera non poche perplessità. Platone narra che l'unica guerra a vedere sconfitta questa grande civiltà sia stata quella sostenuta contro Atene, dalla quale ricevette una clamorosa sconfitta, ma per ovvi motivi (la civiltà ateniese è di millenni postuma al 9000 a.C.) si è giunti a pensare che sia possibile che la suddetta guerra fosse stata sostenuta in seguito, ovvero dai discendenti dei sopravvissuti alla tragedia che colpì il continente di Atlantide.
Ed ecco che Platone, nei suoi dialoghi, ci racconta della fine di questo continente che, dopo la confitta subita dagli ateniesi, nell'arco di tempo compreso fra una notte e un giorno, si inabissa nelle acque del mare, travolta da un terribile cataclisma.
La distruzione di questa civiltà fu una punizione che Zeus decise di impetrare poiché gli atlantidei erano ormai divenuti un popolo corrotto e privo di quei doni morali che un tempo li caratterizzava.
La descrizione di Atlantide che Platone ha regalato al mondo consta di circa una decina delle nostre attuali pagine, ma è bastata a far scorrere più inchiostro di tutto il suo intero corpus filosofico. Da queste poche nozioni fornite, nel corso dei secoli hanno avuto origine almeno venticinquemila opere dedicate al continente.
Certo è che l'ipotesi dell'esistenza di Atlantide ha sempre scatenato una miriade di polemiche, lo stesso Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alle narrazioni del suo maestro in merito al continente scomparso, tanto da non pronunciarsi mai in merito. Bisogna tenere ben presente che nel Medio Evo, ciò che Aristotele aveva affermato (Ipxe dixit) era tenuto fortemente in considerazione e nessuno poteva osare di contestarlo, per altro, l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva la Genesi che datava la creazione del mondo nel 3760 a.C.
La leggenda narra che perfino Cristoforo Colombo decise di avventurarsi nell'oceano dopo aver appreso dal racconto di un monaco irlandese che affermava di aver attraversato l'atlantico e di essere approdato in una terra vastissima popolata da uomini dalla pelle rossa.
Così, colui che ufficialmente in seguito scoprì l'America, pensò che la terra visitata dal monaco irlandese potesse essere il continente descritto nel "Crizia" e si mise in viaggio. Subito dopo la scoperta dell'America venne alla luce un'antica leggenda messicana che, trascritta nel codice Aubin, definiva quanto segue: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta".
Aztlan era un'isola dell'oceano Atlantico e le antiche tribù che la popolavano erano state costrette ad abbandonarla poiché stava sprofondando nell'oceano; i superstiti si facevano chiamare Aztechi, (abitanti di Aztlan).
E' bene specificare che questa è la storia dell'origine del popolo azteco che viene

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Mappa d'Atlantide

insegnata a scuola ai bambini messicani e che al Museo Antropologico di Città del Messico sono esposti diversi disegni che descrivono per l'appunto questa migrazione. Sono molte, comunque, le analogie osservate tra l'antica civiltà egizia e quelle dell'America Centrale, in ambo i luoghi erano presenti le costruzioni piramidali, in entrambi i casi si praticava l'imbalsamazione, sia nell'antico Egitto che in America Centrale l'anno veniva suddiviso in 365 giorni e fra le due culture vi erano diverse affinità linguistiche, in effetti era come se Atlantide fosse stata una sorta di ponte di unione fra ambo i luoghi.
Nel 1830, appena trentenne, Joseph Smith, contadino di Manchester, in Ontario (N.Y), pubblica un libro sortito dalle rivelazioni ricevute da un angelo, quindici anni prima. L'angelo, di nome Moroni, apparve a Joseph, all'epoca quindicenne e gli mostrò un luogo segreto dove erano presenti diverse tavole d'oro scritte in un idioma sconosciuto. Il giovane, illuminato dall'ispirazione celestiale ricevette in dono la facoltà di tradurle e appunto il 26 marzo del 1830 pubblicò "Il libro di Mormon" dando il via a una nuova setta religiosa chiamata la setta dei Mormoni.
In questo libro, anche se non si accenna chiaramente all'esistenza di Atlantide, viene descritto un continente che possiede le medesime caratteristiche raccontate da Platone, e dove inoltre si svela l'esistenza dei superstiti, il popolo di Nefi, rifugiatisi altrove, in luoghi ove hanno costruito templi e città, tra cui Palenque e una fortezza molto grande identificata in seguito con Machu Picchu. La prova definitiva del collegamento fra il Mediterraneo, Atlantide e il centro America emerse circa trent'anni dopo dallo studioso francese, l'abate Charles-Etienne Brasseur; alle sue teorie si ispirò Ignatius Donnelly che scrisse la prima opera altamente popolare su Atlantide, dal titolo "Atlantide, il mondo antidiluviano". Nel libro, Donnelly, narra di Atlantide come del Paradiso Terrestre, dove, a suo dire, si erano sviluppate le prime civiltà. Alcuni suoi abitanti erano emigrati in America, Europa e Asia e i loro regnanti erano divenuti gli dei delle antiche religioni.
Tredicimila anni prima, un cataclisma dovuto all'esplosione di un vulcano era stato la causa dell'inabissamento del continente, mentre dall'altra parte dell'oceano, Augustus Le Plongeon, un medico francese che per primo aveva scavato fra le rovine Maya nello Yucatan, pubblicava un libro, in seguito divenuto di grande successo, che narrava delle analogie dei misteri legati alle civiltà Maya, degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani d'America.
Discordanti anche le opinioni in merito alla collocazione geologica di Atlantide, la più diffusa la vedeva posta in mezzo all'oceano dal quale avrebbe preso il nome, altre voci, di minore intensità, la ponevano nel deserto del Sahara, oppure al largo delle coste della Cornovaglia, in Brasile, in Nord America, nei pressi di Ceylon, in Mongolia, in Sud Africa, presso Malta, in Palestina, in Prussia Orientale, vicino a Creta, a Santorini. Nel 1888, la fondatrice di un gruppo esoterico denominato "Società teosofica", Helena Blavatsky, rivelò di aver goduto del privilegio di leggere un'opera scritta in un'antica lingua sconosciuta, dove veniva rivelata la storia dimenticata dell'umanità.
La Blavatsky narrò di avere appreso che ad Atlantide e Lemuria (sub-continente sommerso che secondo lo studioso P. L. Slater avrebbe unito l'Africa alla'Asia) dimorava la terza di sei razze che popolavano la terra secoli orsono. Queste persone venivano qualificate come divinità in possesso di forti conoscenze esoteriche che avrebbero tramandato a pochissimi adepti.
Quest'ultima "teoria" prese grande campo nell'ambito degli ambienti culturali di quei tempi tanto da influenzarne la fantasia e produrre fantastiche ipotesi, legate perfino alla possibilità che Atlantide fosse retta e popolata da forme di vita aliene. Non ultimi, i Toltechi del Messico e gli Incas peruviani affermavano di discendere da Atlan, una terra lontana dove "si elevava un'alta montagna ed un giardino abitato dagli dei", ed anche i Dakotas, dell'America del nord proclamavano la loro discendenza da un popolo che viveva su un isola situata contro il sol levante, distrutta da un cataclisma dal quale pochi sopravvissuti riuscirono a fuggire.
Non mancano nemmeno le descrizioni dell'evento naturale causa della distruzione di Atlantide che sono presenti nell'antico Codex Chimalpopoca (atzeco), nel famoso libro sacro Maya e in altri antichi documenti di svariate popolazioni.
A questo punto è assolutamente spontaneo domandarsi quali siano le certezze atte a stabilire che Atlantide sia realmente esistita e sprofondata fra le acque del mare... anche se, purtroppo, ad oggi, le uniche prove a favore di questa tesi sono assolutamente indiziarie. Geologi e naturalisti sono giunti alla conclusione che la somiglianza fra le razze animali e la flora del nuovo e antico continente, per forza di cose, necessitasse un ponte da naturale per consentire lo spostamento delle medesime.
Il fatto stesso che animali e insetti presenti nelle Azzorre, nelle Canarie e a Madera, dimostra che secoli fa facevano parte del medesimo continente. Verso la fine del 1800, una nave posacavi, durante un'operazione a nord delle Azzorre, portò in superficie frammenti di tachilite, una sorta di lava che si forma solo ed esclusivamente sopra il livello delle acque e in presenza di atmosfera. Questa importante scoperta convinse i geologi che a 900 chilometri dalle Azzorre, la terra sul fondo dell'Atlantico, fu coperta di lava quando ancora non era sommersa.
Anche B. de Saint-Vincent, che studiò per anni l'area, dichiarò che le isole ad Occidente dell'Africa settentrionale, Madera, le Azzorre e le isole di Capo Verde sono sicuramente i resti di un antico continente. Sono molti i misteri legati ad Atlantide, uno fra questi è il celebre bassorilievo di origine olmeca, rinvenuto su una parete di roccia basaltica a Cerro della Cantesa, Chalcatzingo Morelos, in Messico, raffigura una sorta di mezzo di locomozione volante che viaggia in una sorta di tempesta. Evidenti fiamme fuoriescono dalla parte posteriore del velivolo, esplicando più che chiaramente che si tratta di una sorta di navicella spaziale. All'interno è visibile la sagoma di un uomo del quale si può notare l'espressione preoccupata del viso, costui siede posando le mani su un pannello.
Questo ritrovamento ha causato non pochi problemi di interpretazione perfino agli archeologi che non riescono a collocarlo nemmeno come rappresentazione religiosa perchè assolutamente privo di qualsiasi simbolo o riferimento in merito. Questo oggetto può essere messo a confronto con la stele di Palenque, che, oltre a esporre tutta una serie di simboli religiosi, mette in evidenza una figura molto simile a quella di cui sopra.
Anche sulla stele è possibile vedere l'immagine di una sorta di velivolo che sprigiona fuoco nella parte posteriore e che contiene un essere umano, con le mani poste su una sorta di pannello.
Ufo? E sicuramente plausibile anche l'ipotesi che, qualora fosse esistita, la civiltà atlantidea, avesse sviluppato una sorta di tecnologia così evoluta, da consentire la creazione e l'utilizzo di velivoli… A questo punto, nel mio piccolo e modesto viaggio attraverso la storia, la leggenda e le ipotesi in merito alla possibile esistenza di Atlantide, una domanda sorge spontanea... Ma, è possibile che tutto questo scrivere, parlare, teorizzare e collegare sia basato sul nulla?

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