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Giotto
e il Trecento "Il più Sovrano Maestro stato in dipintura" |
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Ma è vera la leggenda di Giotto bambino intendo a disegnare le pecore su un masso e scoperto dal suo futuro maestro, Cimabue? È lecito dubitarne! Le notizie sulla biografia e sui primi anni dell'attività dell'artista sono purtroppo assai frammentarie. Stando a quanto riferito dalla Cronica di Giovanni Villani e dal Centiloquio di Antonio Pucci, Giotto sarebbe nato intorno al 1266 a Vespignano nel Mugello e sarebbe morto all'età di settanta anni a Firenze, l'8 gennaio 1336, ricevendo una solenne sepoltura nella basilica di Santa Croce, per volontà delle autorità comunali. La ricostruzione delle origini del suo percorso stilistico passa attraverso alcune opere su tavola, che dovette eseguire proprio intorno all'ultimo decennio del secolo, più o meno contemporaneamente alla realizzazione del ciclo francescano di Assisi. Tra i primissimi dipinti autografi a lui riferibili si annovera il famoso Crocifisso di S. Maria Novella, contemporaneo alla Madonna in trono con il Bambino e due angeli di S. Giorgio alla Costa, mentre al 1300 circa si colloca con tutta probabilità la tavola con la Stimmatizzazione di S. Francesco del Louvre, la prima firmata «Opus Iocti florentini». Nonostante la presenza del maestro nella basilica di S. Francesco ad Assisi sia sistematicamente ricordata sin dalle fonti più antiche, il dibattito sulla reale portata di tale intervento è diventato uno dei temi più dibattuti dalla critica. Purtroppo la genericità delle fonti non consente di delineare un quadro storico fondato su dati relativamente certi. Anzi, proprio un'affermazione del Ghiberti («Dipinse nella chiesa d'Asciesi nell'ordine de' frati minori quasi tutta la parte di sotto») è, per esempio, stata interpretata in modi contrastanti. C'è chi vi ha riconosciuto - ed è la maggioranza degli studiosi - una citazione delle Storie Francescane dipinte sullo zoccolo ('la parte di sotto') delle pareti della basilica superiore e chi, invece, ha interpretato la locuzione ghibertiana come un riferimento al transetto e alle cappelle della chiesa inferiore. L'iconografia delle Storie di S. Francesco segue, nella scelta dei ventotto episodi, la narrazione della Legenda Maior di S. Bonaventura. Per ciò che riguarda la complessa questione dell'autografia del ciclo nella sua interezza, anche i più convinti sostenitori dell'attribuzione a Giotto hanno riscontrato un'ampia presenza di aiuti, la determinazione della personalità dei quali è arduo esercizio di filologia, a fronte di un relativamente più agevole riconoscimento della presenza di un'unica personalità ideatrice e responsabile del progetto pittorico, che appare sempre più difficile non identificare con il Maestro fiorentino. Al valico tra Duecento e Trecento Giotto realizzò importanti dipinti su tavola tra cui il Polittico di Badia, opere che costituiscono il punto di passaggio tra gli affreschi di Assisi e la decorazione della Cappella dell'Arena di Padova e mostrano il progressivo ampliamento della concezione volumetrica della pittura giottesca, evidente soprattutto nel Polittico di Badia. In anni imprecisati - né del resto agevolmente precisabili - Giotto si recò a Rimini e, più di una volta, a Roma. Questi viaggi sono concordemente ricordati dalle fonti, a cominciare dalle più antiche e, nel caso dell'Urbe, anche da attestazioni documentarie, che, però, non si riferiscono al primo viaggio del pittore a Roma, che certamente precedette il soggiorno padovano. A questi stessi anni, sempre cioè tra Assisi e Padova, può essere riferito il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini, già chiesa di S. Francesco, un'opera di straordinaria importanza e qualità, che accompagnava un ciclo di affreschi distrutti nel corso della costruzione del Tempio Malatestiano. Dal 1303 al 1305 Giotto si trova probabilmente a Padova, dove per conto di Enrico Scrovegni decora la cappella dell'Arena. Tra tutte le opere del maestro, questi affreschi costituiscono il capitolo fondamentale e quello più largamente autografo della vicenda artistica del pittore. Anche la loro datazione è, rispetto a quella delle altre opere maggiori, più agevolmente definibile grazie a una serie di testimonianze esterne, che permettono di stringere in un relativamente breve giro di anni la loro esecuzione. La decorazione si svolge seguendo un complesso programma iconografico, centrato sulle Storie della Vergine e di Cristo con il Giudizio Universale in controfacciata. Nel 1307 - 08, Giotto è di nuovo ad Assisi, nella chiesa inferiore impegnato negli affreschi della Cappella della Maddalena; sempre nella chiesa inferiore, poco prima del 1300 il maestro aveva partecipato anche alla decorazione della cappella di San Nicola. In queste imprese Giotto è affiancato da diversi collaboratori, poi attivi anche autonomamente, che la critica ha individuato con i nomi convenzionali di Maestro dalla Cappella di San Nicola, Maestro espressionista di S. Chiara, Maestro delle Vele, "Parente di Giotto". |
Nel corso di
un secondo soggiorno romano con tutta probabilità Giotto eseguì, o quanto
meno ideò e preparò per l'esecuzione, il mosaico raffigurante la Navicella
degli Apostoli, già nell'atrio dell'antica basilica di S. Pietro in
Vaticano.
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