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L'USO E L'ABUSO DEI DECRETI-LEGGE
di Alberto Virgilio (*)

 UNA PASQUA DI SOLIDARIETA'
di Alberto Virgilio (*)

Nella relazione annuale sull'attività della Corte costituzionale il Presidente Giovanni Maria Flick ha, tra l'altro, segnalato l'importanza del problema dei decreti-legge emessi dal governo, auspicando che la legge di conversione non si trasformi in una sorta di sanatoria rispetto alla verifica sull'esistenza dei presupposti che consentono il ricorso allo strumento eccezionale di normazione previsto dall'art. 77 della Costituzione. L'argomento riguarda il corretto rapporto di equilibrio tra i poteri del governo e le prerogative del parlamento quale esclusivo attributario della potestà legislativa.
Sul piano storico va ricordato che il dibattito sulla legittimità dei decreti-legge (cioè dei provvedimenti con i quali il governo si sostituisce al parlamento) ha percorso nel nostro Paese tappe significative.
Nello Statuto Albertino non esistevano disposizioni specifiche in tale materia, mentre i precedenti dell'istituto in esame risalgono alla legge 31 gennaio 1926 n. 1OO, che autorizzava l'impiego del decreto-legge per ogni caso straordinario di urgente e assoluta necessità, e alla successiva legge 19 gennaio 1939 n. 129, la quale ebbe la finalità di delimitare il ricorso a quel sistema eccezionale di normazione.
In sede costituente prevalse in definitiva la tesi della inevitabilità di conservare l'istituto, ma ne fu dettata una rigida disciplina formale nell'art. 77 della Carta.
L'esercizio del potere del governo in materia fu infatti ancorato e correlato ai requisiti della necessità e dell'urgenza, che rappresentano i presupposti indispensabili per il sorgere stesso della competenza "extra ordinem" che autorizza il potere esecutivo a sostituirsi al potere legislativo con decreti provvisori aventi forza di legge, con l'obbligo di ottenerne la conversione in legge entro 6O giorni dalla loro data. Il costante e frequente abuso da parte del governo di uno strumento normativo previsto soltanto per situazioni di emergenza si risolve in una inammissibile usurpazione dei poteri del parlamento.
Negli ultimi tempi questo fenomeno ha assunto proporzioni inaccettabili, con conseguente ingorgo di lavoro nelle Camere per la conversione in legge dei decreti nel termine perentorio di 6O giorni dallo loro emanazione.
Una tale situazione non è conforme alle regole di fisiologico svolgimento delle attività del governo e del parlamento, ciascuno nella sfera delle rispettive attribuzioni.
Nei regimi democratici la dialettica parlamentare tra le diverse forse politiche, sia di maggioranza che di opposizione, costituisce una delle caratteristiche fondamentali e irrinunciabili, per cui l'eccessivo ricorso ai decreti-legge determina un declassamento della funzione delle Assemblee legislative, specialmente quando l'esecutivo pone la questione di fiducia in sede di conversione in legge dei decreti stessi.
In tale evenienza, si vanifica anche la discussione circa l'esistenza nei singoli casi degli stessi presupposti di necessità e di urgenza che rendono legittimo l'intervento dell'esecutivo nei provvedimenti di volta in volta adottati.
La democrazia ha le sue linee fondamentali, il cui rispetto non consente deroghe né alla maggioranza governativa e neppure alla opposizione.

(*)
Alberto Virgilio
Procuratore generale Onorario
della Corte suprema di Cassazione

Le ripetute forti scosse di terremoto da cui è stata duramente colpita la regione dell'Abruzzo hanno provocato sgomento e commozione in ogni altra regione italiana. Anche dall'estero sono pervenute moltissime offerte di soccorso con promesse di contributi economici per aiutare le popolazioni direttamente coinvolte nella tragedia del sisma.
Questa corale partecipazione alle esigenze del disastro causato da uno dei fenomeni più spaventosi della natura costituisce un positivo motivo di conforto di fronte a un dramma di così incalcolabili dimensioni.
Si ritiene che dinanzi alle grandi sventure dell'umanità si addice il silenzio come espressione di profonda sofferenza e di meditazione, un silenzio ispirato tuttavia alla più alta manifestazione di solidarietà da parte di tutte le istituzioni e di tutti gli enti di beneficenza e di assistenza, che in questa dolorosa situazione stanno dando prova di massima efficienza nell'opera di ricerca delle vittime (che sembra siano più di 260), nonché di aiuto ai moltissimi feriti e di sistemazione delle migliaia di sfollati.
Tra l'altro è sommamente auspicabile la ricostruzione dell'Aquila, le cui preziose opere d'arte sono state particolarmente danneggiate.
In ogni famiglia le immagini trasmesse sugli schermi televisivi offrono una visione realistica della terra d'Abruzzo, sia nel capoluogo della regione sia nei centri minori, rinnovando di ora in ora l'emozione degli spettatori.
Anche gli altri mezzi d'informazione, come la radio e la stampa, dedicano ampio spazio all'evento, contribuendo a fornire tutte le notizie utili per fronteggiare una situazione di emergenza che ha assunto la caratteristica di un dramma che psicologicamente si è propagato in tutto il Paese.
In questo momento tornano di attualità i versi del poeta lucano Nicola Sole, che al terremoto del lontano 1856 dedicò questa amara descrizione "Un profondo sospir misero i monti, / mentre sparso di stelle il ciel ridea / e cupamente ribollir le fonti / ... e che terror! che morti in quell'istante!" La società oggi non è più quella del remoto passato, ma dispone di strumenti rapidi ed efficaci per intervenire nelle gravi calamità che si abbattono sulle popolazioni, ma l'attimo di morte e di strazio della gente di Abruzzo non è stato molto diverso da quello che sollecitò la pietà del poeta. Resta ora la febbrile azione di aiuti di ogni tipo a tutto il popolo d'Abruzzo, in modo da alleviarne o almeno attenuarne le sofferenze, nel ricordo e nel rimpianto delle vittime e con l'assistenza materiale e morale per tutte le persone colpite in vario modo dal sisma.
E' un imperativo categorico di cui si rendono conto tutte le autorità e tutti i centri preposti alla tutela della salute pubblica, come la protezione civile e altri organismi collaterali.
Nella ricorrenza della Pasqua l'Italia vive giorni di sentita partecipazione al dolore di una regione tanto provata e sofferente, ma è necessario che questo sentimento di solidarietà si affianchi, in ciascuno di noi, alla celebrazione della morte e della risurrezione di Cristo Redentore.
E' il modo migliore per assistere ai riti religiosi, in preghiera speciale per i fratelli che si trovano in difficoltà.

(*)
Alberto Virgilio
Procuratore generale Onorario
della Corte suprema di Cassazione

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