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Nella
relazione annuale sull'attività della Corte costituzionale il Presidente
Giovanni Maria Flick ha, tra l'altro, segnalato l'importanza del problema
dei decreti-legge emessi dal governo, auspicando che la legge di conversione
non si trasformi in una sorta di sanatoria rispetto alla verifica sull'esistenza
dei presupposti che consentono il ricorso allo strumento eccezionale
di normazione previsto dall'art. 77 della Costituzione. L'argomento
riguarda il corretto rapporto di equilibrio tra i poteri del governo
e le prerogative del parlamento quale esclusivo attributario della potestà
legislativa.
Sul piano storico va ricordato che il dibattito sulla legittimità dei
decreti-legge (cioè dei provvedimenti con i quali il governo si sostituisce
al parlamento) ha percorso nel nostro Paese tappe significative.
Nello Statuto Albertino non esistevano disposizioni specifiche in tale
materia, mentre i precedenti dell'istituto in esame risalgono alla legge
31 gennaio 1926 n. 1OO, che autorizzava l'impiego del decreto-legge
per ogni caso straordinario di urgente e assoluta necessità, e alla
successiva legge 19 gennaio 1939 n. 129, la quale ebbe la finalità di
delimitare il ricorso a quel sistema eccezionale di normazione.
In sede costituente prevalse in definitiva la tesi della inevitabilità
di conservare l'istituto, ma ne fu dettata una rigida disciplina formale
nell'art. 77 della Carta.
L'esercizio del potere del governo in materia fu infatti ancorato e
correlato ai requisiti della necessità e dell'urgenza, che rappresentano
i presupposti indispensabili per il sorgere stesso della competenza
"extra ordinem" che autorizza il potere esecutivo a sostituirsi al potere
legislativo con decreti provvisori aventi forza di legge, con l'obbligo
di ottenerne la conversione in legge entro 6O giorni dalla loro data.
Il costante e frequente abuso da parte del governo di uno strumento
normativo previsto soltanto per situazioni di emergenza si risolve in
una inammissibile usurpazione dei poteri del parlamento.
Negli ultimi tempi questo fenomeno ha assunto proporzioni inaccettabili,
con conseguente ingorgo di lavoro nelle Camere per la conversione in
legge dei decreti nel termine perentorio di 6O giorni dallo loro emanazione.
Una tale situazione non è conforme alle regole di fisiologico svolgimento
delle attività del governo e del parlamento, ciascuno nella sfera delle
rispettive attribuzioni.
Nei regimi democratici la dialettica parlamentare tra le diverse forse
politiche, sia di maggioranza che di opposizione, costituisce una delle
caratteristiche fondamentali e irrinunciabili, per cui l'eccessivo ricorso
ai decreti-legge determina un declassamento della funzione delle Assemblee
legislative, specialmente quando l'esecutivo pone la questione di fiducia
in sede di conversione in legge dei decreti stessi.
In tale evenienza, si vanifica anche la discussione circa l'esistenza
nei singoli casi degli stessi presupposti di necessità e di urgenza
che rendono legittimo l'intervento dell'esecutivo nei provvedimenti
di volta in volta adottati.
La democrazia ha le sue linee fondamentali, il cui rispetto non consente
deroghe né alla maggioranza governativa e neppure alla opposizione.
(*)
Alberto Virgilio
Procuratore generale Onorario
della Corte suprema di Cassazione
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Le
ripetute forti scosse di terremoto da cui è stata duramente colpita
la regione dell'Abruzzo hanno provocato sgomento e commozione in ogni
altra regione italiana. Anche dall'estero sono pervenute moltissime
offerte di soccorso con promesse di contributi economici per aiutare
le popolazioni direttamente coinvolte nella tragedia del sisma.
Questa corale partecipazione alle esigenze del disastro causato da uno
dei fenomeni più spaventosi della natura costituisce un positivo motivo
di conforto di fronte a un dramma di così incalcolabili dimensioni.
Si ritiene che dinanzi alle grandi sventure dell'umanità si addice il
silenzio come espressione di profonda sofferenza e di meditazione, un
silenzio ispirato tuttavia alla più alta manifestazione di solidarietà
da parte di tutte le istituzioni e di tutti gli enti di beneficenza
e di assistenza, che in questa dolorosa situazione stanno dando prova
di massima efficienza nell'opera di ricerca delle vittime (che sembra
siano più di 260), nonché di aiuto ai moltissimi feriti e di sistemazione
delle migliaia di sfollati.
Tra l'altro è sommamente auspicabile la ricostruzione dell'Aquila, le
cui preziose opere d'arte sono state particolarmente danneggiate.
In ogni famiglia le immagini trasmesse sugli schermi televisivi offrono
una visione realistica della terra d'Abruzzo, sia nel capoluogo della
regione sia nei centri minori, rinnovando di ora in ora l'emozione degli
spettatori.
Anche gli altri mezzi d'informazione, come la radio e la stampa, dedicano
ampio spazio all'evento, contribuendo a fornire tutte le notizie utili
per fronteggiare una situazione di emergenza che ha assunto la caratteristica
di un dramma che psicologicamente si è propagato in tutto il Paese.
In questo momento tornano di attualità i versi del poeta lucano Nicola
Sole, che al terremoto del lontano 1856 dedicò questa amara descrizione
"Un profondo sospir misero i monti, / mentre sparso di stelle il ciel
ridea / e cupamente ribollir le fonti / ... e che terror! che morti
in quell'istante!" La società oggi non è più quella del remoto passato,
ma dispone di strumenti rapidi ed efficaci per intervenire nelle gravi
calamità che si abbattono sulle popolazioni, ma l'attimo di morte e
di strazio della gente di Abruzzo non è stato molto diverso da quello
che sollecitò la pietà del poeta. Resta ora la febbrile azione di aiuti
di ogni tipo a tutto il popolo d'Abruzzo, in modo da alleviarne o almeno
attenuarne le sofferenze, nel ricordo e nel rimpianto delle vittime
e con l'assistenza materiale e morale per tutte le persone colpite in
vario modo dal sisma.
E' un imperativo categorico di cui si rendono conto tutte le autorità
e tutti i centri preposti alla tutela della salute pubblica, come la
protezione civile e altri organismi collaterali.
Nella ricorrenza della Pasqua l'Italia vive giorni di sentita partecipazione
al dolore di una regione tanto provata e sofferente, ma è necessario
che questo sentimento di solidarietà si affianchi, in ciascuno di noi,
alla celebrazione della morte e della risurrezione di Cristo Redentore.
E' il modo migliore per assistere ai riti religiosi, in preghiera speciale
per i fratelli che si trovano in difficoltà.
(*)
Alberto Virgilio
Procuratore generale Onorario
della Corte suprema di Cassazione
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