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Riproduciamo l'articolo apparso su "l'Italia Sacra
Illustrata Anno II N. 11 del 26 Maggio – 2 Giugno 1935 per la presentazione
del trono monumentale offerto a Pio X, per la ricorrenza del suo Giubileo
Sacerdotale, dalle Diocesi Venete – 16 Settembre 1908: per la celebrazione
del centenario di tale ricorrenza e mostrare la purezza della nostra
lingua un secolo fa.

Foto del momento della presentazione
del Trono
COSI' HO VEDUTO PIO X
L'avvenimento è lontano, ma il ricordo
è di oggi.
Il giorno 6 di Settembre del 1908, Pio X riceveva, in speciale udienza,
gli ecclesiastici della Regione Veneta convenuti a Roma per offrrGli
il trono monumentale, omaggio delle popolazioni venete, in occasione
del Suo Giubileo Sacerdotale.
Per la fausta circostanza, 700 ecclesiastici - sacerdoti e seminaristi
– guidati dai rispettivi Vescovi, si trovavano, cos', riuniti all'augusta
presenza del Pontefice, nella Sala del Concistoro dove il Trono era
stato eretto.
La cerimonia ufficiale dell'offerta fu breve.
Ammirato il dono e compiaciutosi cogli ideatori ed esecutori della bellissima
opera d'arte, Pio X salì, con passo fermo, i brevi gradini, ed assisosi
sulla Cattedra, tutta fulgente d'oro, eloquente simbolo della infallibile
Sapienza del Suo Magistero Supremo, ascoltò l'indirizzo di omaggio rivoltoGli,
a nome dei Confratelli di Episcopato, del Clero e di tutti i fedeli
della Terra Veneta, dall'Em.mo Card. Aristide Cavallari, Patriarca di
Venezia, di v.m.
Seduto nella sua posa consueta, il corpo piegato leggermente in avanti,
il capo reclinato alquanto a destra, il gomito sinistro accostato al
bracciolo, e la mano destra posata sul ginocchio, Egli volgeva il volto,
composto all'abituale dolcezza, verso l'E.mo Oratore, seguendo attentamente
il discorso come per cogliere il preciso significato di ogni espressione.
Lo sguardo, sempre limpido e sereno, lasciava riflettere chiaramente la particolare
compiacenza del momento e l'onda degli affetti che suscitavano nel suo
animo i richiami, le rimembranze, le affermazioni di devozione, le promesse,
le preghiere che risuonavano a volta a volta nelle fervide parole dell'Em.mo
Porporato. Non era certo difficile intuire quali immagini passavano
innanzi ai chiari occhi, talora lievemente socchiusi come assorti in
una visione, lontana nel tempo e nello spazio, ma pur sempre tanto vicina
nel cuore e nel pensiero.
E quando l'Oratore ebbe concluso il suo dire, e la straordinaria assemblea
raccolta in un silenzio d'attesa, anche più profondo, trattenne ogni
gesto di consenso e di applauso, come per non turbare la solennità del
momento, parve che per qualche istante la Bianca Figura rimanesse immota,
assente, quasi non avesse avvertito la fine delle parole rivolteGli,
e non sentisse il palpito del desiderio che Le vibrava d'intorno.
Poi la Voce dolcissima risuonò, lenta, pacata, quasi stanca, come
giungesse da lontananze dalle quali il cuore non sapeva staccarsi.
La posa del capo, l'espressione del volto non mutavano;
sempre seduto, in atto di confidenziale abbandono, come di padre tra
figli prediletti, Pio X cominciò a parlare.
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E
furono dapprima semplici parole buone, parole affettuose dette col cuore
"come di padre a figliuoli, di fratello a fratelli, di amico ad amici,
di conterraneo a conterranei"; e la voce tremava sulle labbra, mentre
gli occhi s'inumidivano.
Ma poi sulle ragioni dei particolarissimi sentimenti di ricordanze e
di affetti, gradatamente si affermano quelle di un'altra consapevolezza.
La parola rimaneva ancora calma e armoniosa, ma a poco a poco il Padre,
il fratello, l'amico, il conterraneo lasciavano il posto ad un'altra
personalità.
Innanzi a quella accolta di ecclesiastici che Gli rappresentavano la
reale affermazione del Suo universale mandato, Pio X si sentiva innanzitutto,
e soprattutto, il Maestro, la Guida, il Pontefice.
In piedi, ora, eretta, maestosa, la Bianca Figura si staccava netta
sullo sfondo d'oro; lo sguardo sempre limpido, ma fermo e sicuro dominava
l'assemblea, mentre la Voce si timbrava dei toni più robusti e risuonava
con vibrazioni di eccezionale energia, come l'espressione di un pensiero
immutabile e preciso, come affermazione di una volontà indomabile e
cosciente.
Non mancavano, purtroppo, ragioni all'altra Parola.
In quegli stessi giorni nuovi motivi di amarezza avevano aggravato le
cure del Pontefice per l'integrità della Fede così dappresso minacciata
dall'opera subdola e pervicace dei corifei della nuovissima eresia che
insidiava ad un tempo il dogma e la morale, l'ordine e la disciplina;
sfruttando gli incauti atteggiamenti di chi si illudeva di poter arginare
la minaccia con sterili discussioni e mezze misure.
Posto di fronte al suo preciso dovere, il Maestro infallibile non indugiava
nella ricerca di frasi che potessero ammorbidire la durezza della condanna,
la gravità del richiamo; il Medico poneva sicuro il dito sulla piaga,
ne precisava la diagnosi e dettava il rimedio. Intorno al male, già
da Lui stesso esaurientemente denunziato, e ripetutamente sfolgorato,
non si poteva ammettere ormai alcuna longanime attesa di resipiscenza;
contro la perdita che mirava ad insidiare il diritto per scindere la
compagine della Chiesa, bisognava opporre la infrangibile unità della
più assoluta disciplina. Pio X, innanzi alla speciale adunanza di Ecclesiastici,
sapeva di poter parlare preciso e netto, sicuro di essere inteso ed
ascoltato.
Ma attraverso a quella adunanza Egli voleva parlare anche a tutta l'universalità
del Sacerdozio cattolico della Chiesa di Cristo e pronunziava la sua
sentenza: "Se qualche altro osasse parlarvi diverso di quello che Io
vi ho detto, fosse pure un sacerdote, fosse pure – e la Bianca Figura
giganteggiava, mentre la voce assumeva il tono di inesprimibile solennità
– fosse pure un Vescovo, vi autorizzo a dirgli: "Vade retro Satana".
La destra vibrata in alto nel gesto di impero, ricadeva lenta; e, mentre
nell'aula si scatenava l'uragano dell'applauso che giurava la incondizionata
fedeltà, Pio X si assideva non come sopraffatto dalla grandezza delle
parole dette, ma come percorso dal dolore di averle dovute dire.
Proni innanzi a Lui, mallevadori per i loro greggi e per tutto il mistico
gregge di Cristo, gli Ecc.mi Presuli, fra i quali sfolgorava la Porpora
di due Principi della Chiesa, pronunciavano col loro atto di obbedienza
l'affermazione del tempo, che le forti Parole non sarebbero state pronunziate
invano. Sul mite volto di Pio X rifioriva il sorriso.
dab

Pio X (6 settembre 1908) di ritorno dalla quotidiana passeggiata nei
Giardini Vaticani
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