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L'ANGOLO DELLA POESIA

 dalla raccolta  
"Poesie inedita"
di Alberto Virgilio

IL SOLE

Nella coltre di silenzio
che avvolge la mia solitudine
il transito del sole
orologio del cosmo
scandisce il tempo
da sempre per sempre
dannato all’eternità,
mentre sbarra il mistero
al mio residuo smarrimento
scagliato nell’inconscio pietoso
sull’onda tempestosa
della scelta tra la vita e la morte.

da RIME VARIE
di Francesco Carafa
poeta d'Arcadia 1719

Ravvedimento di se stesso
119

Qual in cupo letargo egro giacendo
Dietro ne corre di fallace idea,
E la mente acciecata in quel si bea,
Che lì presenta il sogno suo dormendo.
Mà desto poi quel gran sopor scuotendo,
Egli vede ciòche pria non vedea,
Dal lungo vaneggiare, a che solea
Oprar con senno l’Anima riedendo.
Tal’io riscosso da miei lunghi errori
Mi avvedo al fin del vaneggiante oprare,
E in mè stesso mirar provo i rossori
Però ch’altro non fù, che delirare
Verso l’ingrata Nice i folli amori;
Ed imparo ora solo il retto amare.
                                         Per

Per il suo matrimonio con Faustina Pignatelli Duchessa di Tolve.
120

Alma, che già fuggita al Nume Arciero
Bramasti sol nell’Armi, e pregio, e onore,
E frà straggi, e perigli il fiero ardore
Crescè nel tuo pensier libero, altero.
Come fia ch’or ti veda al dolce impero.
Mansueta piegare il duro cuore?
Ed a raggi d’un volto il tuo vigore
Perder la lena, ed il desio guerriero?
E sì cambiata dall’antico stato
Rifiutar quelche pria tanto cercasti,
Ed a cenni obbedir d’un’occhio amato?
Vanto però ve sia, ch’aciò piegasti
Dell’eccelsa Faustina, ed il tuo fato
Felice è ben, se a tanta gloria osasti.
                                
Seguita.
121.

O Tè felice, a tanta gloria eletta
Della luce goder di sì gran Sole!
E in faccia all’emol tuo, che s’ange, e duole
Mirarti unita alla Beltà perfetta.
Beltà, che d’ogni ben, che in se ricetta
A tè sola donar tutt’ella vuole,
E di tante virtù sublimi, e sole
Il composto gentile a tè ne spetta.
China dunque la fronte a terra omai,
E conosci del Cielo il divin dono,
Ch’a tuo prì quanto fece il vedi, il fai.
E se pria t’atterrì l’orribil tuono;
Oprò quel, per alzarti appò gli guai;
Di fortuna al più alto, e nobil Trono.
                                          Nell’

dalla raccolta
"ASPETTANDO L'AURORA"
di Pietro Giovanni Lucarelli

NEVICA SULL’ANTICO BORGO

Cade la neve
e serra l’antico borgo.
Cade la neve sui tetti.
Cade la neve sugli stretti vicoli.
Cade la neve sui tanti gradini
dell’antico borgo.
Cade la neve sui canuti capelli:
vanno lenti lenti per i vicoli
uomini e donne dai capelli eburnei
a rimembrare il vigore di gioventù
vissuto su quel candido mantello;
mentre oggi col tuo gelido abbraccio
togli gli ultimi giorni di vita
a chi già poca ne ha.

 DALLA RACCOLTA
"Non solo un grido"
di Giovanni Di Lena

MIRAGGIO

Guardavo gli angoli
più lontani del cielo
la luce intensa del sole
per andare oltre
e avvicinarmi ad un vespro
sfavillante.

Nella ritrosia dei giorni
il mio sguardo si abbassò
verso un orizzonte indefinito,
senza identità.
vano.

Il freddo brivido
dei giorni consumati
aveva chiuso i miei occhi
lacerandoli.

 

Dalla Raccoltra "l’incipit lessicale"
di Antonella Pagano

Brigantessa dalle lunghe trecce

Brigantessa dalle lunghe trecce sono.
Ho vagato per arbusti
sin da quand’ero in fasce
allattato alle spine del cielo lucano antico
e sognato tra i rovi
l’ardimento che m’è schizzato dal cuore
mezzo pietra e metà lingua ardente di fuoco.
 Son brigantessa dalle lunghe trecce
e vago per sottoboschi aggrovigliati
dormo nelle ferite della terra
vomito lapidi di giustizia e
corro
corro sulle cime dei monti arrabbiati
e i piedi lacerati
vomitano bestemmie e sangue velenoso.
Aspide son più d’un crotalo
e notte senza mattina
io
brigantessa dalle lunghe trecce.
Cuore di iena
anima di caimano
ardo le stelle
e rodo pur la luna
al pari d’un topo la pezza di formaggio.
Vuoi parlarmi di coraggio ?
Meglio fuggire al mio passaggio
mille miglia e mille
sino acchè il mondo cambi la stagione
poiché son brigantessa e
non sento ragione.
Brigantessa fino alla cellula più fonda
usar so pur la fionda
e al cuore so colpire
con sasso con la freccia
e con torbido amore
son brigantessa dalle lunghe trecce
io
che non conosco la carezza.
Aooo ! Ao!
Per tutto il mondo adesso me ne vo’
se poi tutta la storia vuoi sapere
infilati nel bosco e vienimi a vedere !


Da "Oltre il Tempo"
di mons. Antonio Cervino

LA PREGHIERA DEL FANCIULLO

O Signore ti ringrazio del bene
che hai Tu dato quest'oggi a me.
Tu sei grande per tutto il creato
e ti sento al di dentro di me.

Ti rivedo in chi bussa alla porta
ed è in cerca di pane e di lavor,
in chi giace nel letto del duolo,
in chi spera in un mondo miglior.

Fa' Signor che io sia da grande
portatore di gioia e di amor,
non più guerre, miserie ed affanni,
ma fratelli tra noi ed in Te.

O Signor la mia mamma proteggi,
guida sempre il mio caro papà,
i parenti, gli amici e i lontani,
pace eterna a chi fu come me.

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