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Uomini
nella Storia di Colobraro: Nicodemo Egumeno |
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| Nicodemo Egumeno Priore della chiesa di San Nicola di Peratico nel 1100 d.C. La prima fase insediativa è quella dell'ascetismo: la fase cosiddetta eremitica. Di questa, come delle altre, resta traccia evidente nella toponomastica: Monte dei Monaci, Eremiti, etc. I monaci basiliani si rifugiarono in un primo momento nel Cilento e nei territori calabro-lucani in seguito allo scoppio della lotta iconoclasta voluta, nel 726 d.C., dall'imperatore Leone III Isaurico che sconvolse l'intero Oriente costringendo i monaci basiliani alla fuga. Secondo l'insegnamento di San Basilio, infatti, l'immagine, al di là dell'iconolatria, rappresenta uno strumento di evangelizzazione che poteva facilmente comunicare alle masse dei fedeli la Parola di Dio. In realtà già tempo prima, nel corso del VI secolo, durante la campagna militare contro i Goti guidata da Narsete, molti religiosi erano venuti in Italia con le armate di Bisanzio, altre migrazioni seguirono alla conquista araba dei Balcani e all'ascesa al trono imperiale d'Oriente dell'imperatore Eraclio, fautore dell'eresia monotelita durante il VII secolo. Tuttavia fu solo durante la lotta contro le immagini che il flusso migratorio nell'area lucana divenne considerevolmente rilevante, allorché i monaci preferirono stanziarsi in territori esterni a quelli politicamente controllati dal basileus e quindi soggetti alle leggi iconoclaste. Sbarcati perlopiù a Velia, della quale conoscevano presumibilmente il nome per la venerazione delle reliquie dell'apostolo Matteo, i primi monaci basiliani procedevano verso l'interno in cerca di un luogo sicuro lontano dall'imperatore e dalle scorrerie saracene. Erano vestiti di rozzi sai di pelle ornati con croci, camminavano scalzi e a capo scoperto con barba e capelli lunghi. Osservavano scrupolosamente le regole della xiro e la monofagia che imponevano loro un solo pasto quotidiano fatto di erbe da consumarsi al tramonto e vietavano il consumo di carni, latticini, uova, pesce, vino, olio. Trascorrevano il giorno alternando la preghiera al lavoro e buona parte della notte in penitenza, pregando. La seconda fase, quella lauriotica, portò i monaci a riunirsi dapprima in cellae e quindi in laurae. Si veniva così a sviluppare un nuovo modello: quello cenobitico o conventuale che consisteva essenzialmente in un più stretto rapporto tra il monaco e il fedele. Molti aggregati monastici sorgono dunque in questa fase nei centri abitati, o al contrario veri villaggi sorgono per incellulamento accanto a primitivi monasteri. Presupposto essenziale per questa ulteriore evoluzione del monachesimo basiliano è certamente, in questo stadio, un sensibile aumento del flusso migratorio nella direzione della nostra area jonica, fu in buona parte dovuto all'oculata gestione politica dei principi |
longobardi di Salerno, i quali si resero conto dell'opportunità che veniva offerta dalla presenza dei monaci in quell'angolo sperduto del loro principato per lo sviluppo economico-sociale di questi territori. Furono dunque i principi di Salerno ad estendere la loro tuititio, la loro protezione, ai monaci italogreci che sempre più numerosi giungevano en tois meresi ton prinkipion, nella regione dei principi, come si legge in un antico sinassario di Grottaferrata. Fu questo il periodo della nascita del nostro centro proprio per incellulamento intorno al alla Laurea Basiliana di Santa Maria di Cir Onofrio o come la chiana il nostro Storico Prof. Michele Crispino " una Laurea a mezza Costa". Cambiava, a questo punto, profondamente la figura del monaco che da asceta diveniva elemento attivo nel tessuto sociale delle campagne lucane. Nicodemo Egumeno priore della chiesa di San Nicola di Peratico doveva già esistere per vedere il passaggio di questo Santo. Ritornando al periodo del monachesimo brasiliano, come abbiamo già visto questo movimento trasformò in coltura, molti campi da sempre incolti, ma grazie alla loro tenace opera, queste zone selvose e sterpose, una volta dissodate, divenivano una gran risorsa economica per la gente di quel lontano tempo, mentre altre terre furono adibite a piantagioni e, cosa più importante, autentici villaggi agricoli erano da essi costruiti nel circuito agrario del cenobio. Nacquero quindi nell'area calabro-lucana soprattutto vicino a corsi d'acqua navigabile, tali insediamenti basiliani, furono tre quelli più importanti: il Mercurion, il Latinianon e il Monte Bulgheria. Il Mercurion comprendeva, con tutta probabilità, le zone limitrofe al fiume Mercure, vale a dire un'estesa area tra la Calabria e Basilicata. Nel 952, in seguito alla sanguinosa avanzata in Calabria delle orde saracene guidate dall'emiro El-Hassan, i territori del Mercurion lentamente si spopolarono e i monaci si divisero nei due stanziamenti maggiori del Latinianon e del Monte Bulgheria. Il Latinianon doveva comprendere all'incirca tutta la zona che va dalla valle dell'Agri a quella del Tanagro, quindi comprese la nostra zona d'influenza basiliana furono: S. Saba, S. Nicodemo, S. Fantino, S. Demetrio, S. Nicola di Mira, S. Elia (Roccanova). Lo scisma del 1054, avvenuto proprio l'anno prima della morte di San Bartolomeo non comportò la scomparsa del rito greco in queste terre, che dovette però affrontare la temibile ingerenza della Badia di Cava de' Tirreni, fondata da Sant'Alferio Pappacarbone e destinata, grazie alle numerose concessioni dei principi, a diventare sotto il dominio normanno il principale referente religioso dell'intera regione, portando tra l'altro ad una progressiva esautorazione delle diocesi locali. |