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Le prime navi erano piuttosto
tozze, costruite preferibilmente in pino rosso, legato con stoppa cera o
pece; avevano un'unica vela quadrata, multicolore, sempre molto vistosa,
talvolta guarnita anche di festoni o pennacchi di pelle, mentre i remi si
usavano solo per manovre d'emergenza. La stazza media d'una nave era di 60
tonnellate e si viaggiava alla velocità di 3 o 4 nodi orari. Si navigava
senza mappe o strumenti, con una profonda conoscenza del mezzo e degli
elementi naturali; buon capitano è chi "conosce la descrizione delle
coste, il moto degli astri e la scienza dei venti" ripetono senza
stancarsi gli antichi.
Già dal XVI sec. a. C. questo fenomeno interessava il Tirreno e l'Italia
meridionale, dove appunto gli archeologi hanno rinvenuto una gran quantità
di vasi ed anfore con cui si trasportavano i prodotti. Per il Mediterraneo
occidentale i Greci non fecero che applicare ai nuovi lidi le conoscenze
accumulate nella navigazione del Mediterraneo orientale praticata fino ad
allora, cercando di ripercorrere le rotte già tentate dai Fenici e dai
Micenei. Erodoto afferma che i più coraggiosi in questo senso furono i
Focesi, che effettivamente abitavano una delle regioni più povere della
Grecia e più di altri dovettero puntare tutto sul commercio.
Dal XVI al VI sec. a. C. i marinai greci operano una vera e propria
colonizzazione del Mediterraneo, spostando sempre più a nord-ovest la
propria influenza commerciale: in ogni porto raggiunto cercano di fondare
una città, in cui imporre la propria religione ed i propri ordinamenti
civici. Man mano che ci si spinge ad Occidente i viaggi si fanno più
difficili, ma anche più redditizi, perché i prodotti dei climi caldi sono
più richiesti. Gran parte di quest'epopea è nascosta nell'Odissea e ne
costituisce un po' l'anima.
Certo l'ulivo si coltiva in tutto il Mediterraneo: è probabile che le
famiglie delle coste africane ed asiatiche si cibassero dell'olio prodotto
in casa propria, ricorrendo invece al commercio per alimentare le lampade.
Man mano che si diffonde un certo benessere tuttavia accanto all'uso
dell'olio come combustibile si diffonde quello cosmetico: l'olio veniva
infatti impiegato nei massaggi, o come base per la confezione d'unguenti
profumati, tra cui il più famoso in assoluto è l'olio di rose, sacro ad Afrodite.
Questa seconda utilizzazione è comunque strettamente subordinata alla prima
e nell'Antico Testamento si consacrano i re con olio, mentre si chiama
Cristo l'unto intendendo appunto l'illuminato.
Quando tuttavia si passa al mondo Occidentale le cose cambiano, perché il
clima ostacolò a lungo la coltivazione diretta e l'olio dev'essere
tutto importato; è probabile che si procedesse anche all'esportazione
d'unguenti già pronti, perché le sostanze profumate venivano tutte da
oriente e le ricette erano in gran parte segrete.
Anche le terre attualmente caratterizzate dalla produzione d'olive, come il
Tirreno, la Liguria e la Costa Azzurra, dovettero lottare a lungo perché
gli olivi attecchissero, sia per la differente esposizione, che per la
tenace concorrenza di altre piante autoctone, come lecci e querce, che in
Grecia non potevano sopravvivere a causa del caldo eccessivo.
Ecco dunque il valore sacrale dell'olio accresciuto ed enfatizzato.
L'ulivo diventa simbolo non solo della luce, ma anche di pace ed abbondanza,
dato che si mantiene sempre verde nonostante i rigori del clima. I Romani
utilizzavano i rami d'ulivo in una cerimonia tipica all'alba delle
calende di gennaio, quando due fanciulli andavano di casa in casa con
ramoscelli guarniti di fiocchi di lana e coppette di sale, augurando gaudio,
letizia, abbondanza di figli, porcellini ed agnelli. I padroni di casa aprivano
la porta con un favo di miele o qualche piccolo dolce, che veniva consumato
in compagnia, prima dell'alba, perché il nuovo anno fosse favorevole.
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Atena, venerata col nome di
Minerva, è soprattutto la dea della riconciliazione, viene rappresentata
generalmente con morbidi abiti femminili, anche se continua a proteggersi il
capo col caratteristico elmo. Sull'Esquilino nasce un santuario dedicato a
Minerva medica, a cui si ricorre soprattutto per ottenere la guarigione, che
doveva essere frequente a giudicare dall'abbondanza degli ex voto.
Per questo forse gli Etruschi
introdussero il suo culto nel mondo latino proprio nella forma della triade:
Giove, Giunone e Minerva,
venerati insieme, nello stesso tempio. La leggenda dice per volontà di
Numa, il secondo re di Roma. Gli scettici dicono che fu una manovra per
neutralizzare il culto a Marte ed a Quirino e potenziare quello di Giove,
affiancandogli due donne e quindi due divinità meno importanti per la
maggior parte dei latini.
Di fatto Minerva, protettrice di tutte le arti liberali maschili e
femminili, particolarmente abile nella filatura, tessitura e ricamo, pur
entrando addirittura nel mondo cristiano come figura allegorica e
depositaria di queste virtù, non gode nel mondo latino di quel culto
appassionato che le dedicò la Grecia. Pare che la grande fortuna d'Atena
fosse legata al commercio dell'olio… ed anche a quella grande rivalità
tra Zeus ed Era che la dea sola sapeva appianare.
Minerva è più saggia, tranquilla… ma anche più noiosa.
Con la pace d'Augusto, pur continuando a difendere il diritto al commercio,
si fa strada anche l'idea che più si riesce a produrre in casa e più il
benessere è garantito.
Idea che nel medioevo diventerà necessaria.
Il mondo cristiano sostituisce presto i rami d'ulivo alle palme,
indubbiamente più difficili da reperire, all'inizio della settimana santa
e se nelle chiese la luce delle candele contesta vivamente il primato delle
lampade, le cerimonie di consacrazione conservano l'uso dell'olio,
confermandone aldilà d'ogni dubbio il valore sacrale.

Il sacro Ulivo
Ma se il valore dell'olio d'oliva non sarà mai discusso, anzi assisteremo
ad un progressivo rilancio nel mondo cosmetico, farmaceutico ed alimentare,
il commercio cede progressivamente il posto alla coltivazione diretta. I
Benedettini soprattutto col loro "ora et lobora" trasformeranno le
rive scoscese del Tirreno, Liguria e la Costa Azzurra, in ubertosi uliveti
ed estenderanno la coltivazione a tutta la Provenza ed all'Italia
peninsulare. Se la Regola proibisce il disboscamento violento per
l'introduzione di coltivazioni nuove, la bonifica delle zone incolte è un
preciso dovere. Ecco dunque nuovi ordini, come i Camaldolesi, pronti a
restaurare i danni provocati dai laici quando il disboscamento provocato
dall'eccessivo uso del legno cominciò a produrre i primi danni ambientali.
La zona dei laghi soprattutto il Garda, attualmente soprannominato
"riviera degli ulivi" è in realtà frutto di una coltivazione del
tutto artificiale iniziata nel XVII sec.
E Minerva?
Non contestata come Afrodite e Diana, che diventano veri e propri demoni,
non viene neanche "recuperata" dagli umanisti, come Venere.
Diventa una virtù e come tale è essenzialmente dimenticata.
Quando la lunga parentesi commerciale dell'alto medioevo viene interrotta
dall'attività delle repubbliche marinare, l'Italia è ormai ricoperta
d'ulivi ed il commercio dell'olio è quasi del tutto dimenticato, anche
perché i numerosi alveari producono eccezionali candele di cera, più
funzionali delle antiche lampade ad olio. Ora in cambio del grano si vendono
legno, ferro… e schiavi.
La dea della ragione non interessa più.
Mary
Falco |