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A termine della nostra storia di
Colobraro, formata da 52 schede su "Uomini nella storia di
Colobraro" pubblichiamo una visione della stessa storia in prosa,
scritta dal Dottore Vladimiro Petrigliano.
Qual sol al primo albor appare,
i suoi raggi luminosi inonda sull'universo,
e mai al suo calor e folgor si spegne e scompar,
se non all'imbrunir violaceo e squallido chiude il verso! Qual
seme sparso dall'agricoltor nella terra affonda e negli abbissi si sperde,
e compagno al tempo percorre la sua giovinezza,
e al germogliare ammira le creature cose e al crescere il bel ver
e finché al tempo adatto colui che lo innestò, or lo smozza con asprezza! Qual
la via data dal sublime Creator,
in letizia e dispiaceri percorre il suo cammino,
e raro infiamma di tristezza il cuor,
se non all'ora fatale trova speme nel divin; Tal
degli innumerevoli disegni che l'Altissimo pensò,
di mostrar agli uomini la sua grandezza,
in terren pietroso un rango disperso e disperato immortalò,
che sol negli affanni secolari provò contentezza. D'allor
dallo spuntar del sole al suo tramontar
giammai si posa, si consuma col logorio,
pensieri cupi e disperati privon perfin l'amare,
dando inizio al lungo e dur martirio. Allor
che Francesco convertì si,
lasciando gli albor mortali,
e innanzi all'Altissimo del mal fatto pentì si,
fondando l'ordo indugiante in chiostri fatali; Allor
che il brando dominava,
cagion di guerre, odi, delitti,
e castello su castello su aspri colli s'alzava
dal difendersi del crudel nemico e dalle vendette dei relitti; Tal
un minuto rango pensò e costruì,
e del mio paese l'un sun piano ivi sta tutt'or,
l'altro sulla vetta edificò, che poca gloria giunge fin qui ma s'affaccian
le mura diroccate ancor. Tu, Iddio,
che assistesti le dure fatiche umane,
e fosti consapevole delle alte opere
volgi a questo popolo lo sguardo benigno e le tue mani,
e sii per esse un segno celeste delle tue memorie. Nel
silenzio profondo e meditato,
de' secoli aspri e oscuri che s'affacciavan,
il rango al combattere avezzato e per questo tutto ohimé, travagliato
per schifosa guerra e sfida al guadagno, sol la natura si salvava. "I
campi verdeggianti, gli alberi fioriti,
i fiori coloriti e odorosi,
gli augelli cantanti piacevol riti,
cicale e grilli ripetenti versi amorosi; il
gregge al pascolo su la montagna,
i boati de' pastor uscir dalle valli,
il rumor e il frugar tra le siepi: che cuccagna!
Tali meraviglie sol fur e saranno immortali. Ancor
sentir lo scorrer de' torrenti,
che da monti a valli scendon,
la gente ammucchiata lor presso come armenti,
ad assaggiar i suoi fluir che lenti vengon; sentir
frusciar fra le siepi il vento,
uscir da esse gli animali,
risvegliarsi il demone dal letargo assonnato e lento,
oh, della natura questi
pregi immortali! Il lieto richiamo
del contadino da Levante a Ponente,
far eco nella valle dà colli circondata,
una voce cauta e dolente,
rispondere serena e malannata. Il
sudor versato pel caldo al mietere,
il lungo dì che cerca invano posa,
infin porta frescura la sera,
e ognuno torna tardi alla casa amorosa. È
il tempo de' grappoli dorati,
e dopo tanti mesi maturati uno verrà
ed ecco dà tralci storti esser tagliati
dall'uomo riscuotatore che del bel vino vi farà. All'odor
del moscato dovunque sparso,
come foglie fedeli al vento,
lasciano il lor sostenitor e si sperdon a lento." Un
manto candido e vecchio,
coprir la terra e tutto,
e tutto uno sopettacolo,
e per risplendere la luce dappertutto. Ma
tali beltà molto non duraron,
che dagli appennini scender i Francesi
e tutte le magnificenze laceraron
delle popolazioni che restaron offesi;
per tre lunghi, disperati e lenti,
qual crude fiere esser domati e soggetti,
sotto tirannie atroci e tormenti
sempre dagli inospitali esser sospetti. Il
rango nobile e tenace voleva,
ma non poté trovare libere uscite,
e mentre l'odio contro l'oppressor cresceva,
si tessevan ingannie violenze miti.
Pertugi oscuri e inesperti,
cespugli folti, grandi, cupi
detter rifugio agli odiati inerti,
qual il vespro ai lupi. Agli
estranei il vitto non bastò,
sudar e fonte del contadino,
e il suol anche di sangue bagnò,
che fù versato spontaneo qual vino; ma
il Vendicator Supremo sol mosse giustizia,
che ancor ingnoto e misterioso era,
e l'usurpator punì non con malizia,
ma con volontà divina e mera. Ahi,
rango illuso e sconsolato,
d'ogni bene, aiuto umano,
forza divina e natural privato,
pien dell'altrui doti hai la mano. Ahi,
tali ai tuoi non son parenti,
scudo, gloria, esemplar onor,
ma rapiti crude ai poveri sofferenti
con disprezzo, sfiducia e mal rancor. Ma,
o mio rango diletto,
da Lui e dalla schiatta umana,
perché tu sopportasti con speme ogni dispetto,
avrai sempre lode divina e immana. Fantastico
apre due secoli la tua gloria,
il silenzio dolce, ma aspro alla vita,
il tuo duro viver tuo, la speranza illusoria,
quando nel secolo innanzi pulite avesti le dita;
ahi, la tua patria da regno a regno travagliata,
divisa e da tutti, ohimé tradita
certo, da te, non fu mai calunniata,
perché tu fosti estranea e dipartita. Ma, a tal
vincitrice la lodasti,
da viltà, ingiustizia, affaticata
e pur sempre, vinta la comportasti,
per ricchezze e bramosie rinnegata. Roma '74 |