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UOMINI NELLA STORIA DI COLOBRARO: Giovanni, (Monaco Basiliano)
di Pietro Giovanni Lucarelli


Fontana Giovanni
elaborazione grafica dell'arch. Roberto Simeone

Giovanni, monaco basiliano. Lo scisma della chiesa d'Oriente con la chiesa di Roma. In seguito alla diffusione del cristianesimo in Occidente, i territori del Cilento fino alle coste joniche subirono l'influenza di gruppi religiosi che si riconoscevano in differenti interpretazioni del Vangelo. In una prima fase, coincidente con quella che comunemente è nota come epoca paleocristiana, i principali centri furono travolti dalla nuova confessione che peraltro, sviluppandosi in loco, venne contaminandosi con diversi elementi variamente derivati dalla tradizione pagana. Già nel IV secolo, i protocristiani erano ormai trasformati e frequentavano la chiesa cristiana. A partire dal V secolo furono poi edificati, templi, e basiliche paleocristiane dedicate a Maria, destinata ad assumere l'appellativo "dell'Annunciazione", da qui le chiese denominate dell'Annunziata come appunto quella di Colubrano. Un grande contributo all'evangelizzazione della nostra area venne sostanzialmente dagli insediamenti dei monaci italo-greci, a partire dal VII secolo d.C. Questi furono essenziali anche per il successivo sviluppo di centri abitati di maggiore estensione, determinando profondi mutamenti non solo nell'ambito religioso, ma anche e soprattutto in quello economico e sociale. È tuttavia da sottolineare la gradualità con cui questa metamorfosi ebbe luogo. Il monachesimo basiliano ebbe in effetti fasi evolutive diverse, che variamente si relazionano con lo sviluppo dei centri rurali. La prima fase insediativa è quella dell'ascetismo: la fase cosiddetta eremitica. Di questa, come delle altre, resta traccia evidente nella toponomastica: Monte dei Monaci, Eremiti, etc. I monaci basiliani si rifugiarono nelle coste joniche e poi nel Cilento e nei territori calabro-lucani in seguito allo scoppio della lotta iconoclasta voluta, nel 726 d.C., dall'imperatore Leone III Isaurico che sconvolse l'intero Oriente costringendo i monaci

basiliani alla fuga. Si sviluppò così un nuovo modello: quello cenobitico o conventuale che consisteva essenzialmente in un più stretto rapporto tra il monaco e il fedele. Molti aggregati monastici sorgono dunque in questa fase nei centri abitati, o al contrario veri villaggi sorgono per incellulamento accanto a primitivi monasteri. Presupposto essenziale per questa ulteriore evoluzione del monachesimo basiliano è certamente, in questo stadio, un sensibile aumento del flusso migratorio nella direzione delle nostre coste. Ciò fu in buona parte dovuto all'oculata gestione politica dei principi longobardi di Salerno, e Colobraro faceva parte del principato di Salerno. Il principe resosi conto dell'opportunità che veniva offerta dalla presenza dei monaci in quell'angolo sperduto del loro principato per lo sviluppo economico-sociale di quei territori, gli aprirono le porte del principato. Furono dunque i principi di Salerno ad estendere la loro tuititio, la loro protezione, ai monaci italogreci che sempre più numerosi giungevano en tois meresi ton prinkipion, nella regione dei principi, come si legge in un antico sinassario di Grottaferrata. Qui non si può tacere che il fondatore del monastero di Grottaferreta era il priore della nostra Chiesa di San Nicola di Peratico. Cambiava, a questo punto, profondamente la figura del monaco che da asceta diveniva elemento attivo nel tessuto sociale delle campagne. Queste venivano ridotte a coltura; grazie alla loro opera, zone selvose e sterpose diventano produttive, altre erano dissodate, altre ancora adibite a piantagioni e, cosa più importante, autentici villaggi agricoli erano da essi costruiti nel circuito agrario del cenobio. Lo scisma del 1054, avvenuto proprio l'anno prima della morte di San Bartolomeo non comportò la scomparsa del rito greco in queste terre, che dovette però affrontare la temibile ingerenza della Badia di Cava de' Tirreni, fondata da Sant'Alferio Pappacarbone e destinata, grazie alle numerose concessioni dei principi, a diventare sotto il dominio normanno il principale referente religioso. Da queste regole Giovanni, monaco basiliano qualche secolo dopo si muove per aiutare a far evolvere il popolo colobrarese verso una cultura ed apertura mentale diversa da quella esistente in loco come dimostra il più antico monumento ancora esistente, la Fontana Giovanni qui rappresentata.

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