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 L'ETERNA "QUESTIONE  MERIDIONALE"
di Alberto Virgilio*

La  ricerca  sul piano legislativo circa l'attenzione rivolta al Mezzogiorno dai molti governi succedutisi in Italia durante tutto il secolo scorso  induce a un forte scetticismo sulla effettiva volontà politica di affrontare seriamente quella che é passata alla storia del Paese come  "questione meridionale".
Cominciando dall'analisi sulle normative emanate all'inizio del secolo scorso, bisogna risalire alla legge 31 marzo 1904 n. 140, recante provvedimenti a favore della Basilicata, alla quale fecero seguito quella del 25 giugno 1906 n. 255, per la Calabria, e ancora la  legge 13 luglio 1906 n. 383 concernente provvedimenti per le province meridionali , la Sicilia e la Sardegna, e infine la legge 9 luglio 1908 n. 445, con nuovi provvedimenti per la Basilicata e la Calabria.
Questi dati, desunti dal dettagliato e completo studio di Massimo Annesi in Enciclopedia del diritto, Giuffré (vol. XXVI, pp. 211-289) sono molto significativi per dedurne che nonostante l'abbondanza dell'attività legislativa, il Mezzogiorno non ha mai beneficiato di un vero e proprio sviluppo economico e sociale e tanto meno ha visto ridotto il divario che per secoli lo ha tenuto distante dal Nord e che tuttora permane quasi inalterato, almeno sotto alcuni profili.
L'elencazione di tutti gli altri numerosi provvedimenti che direttamente o indirettamente riguardavano il Mezzogiorno è impossibile nello spazio di questo articolo e sarebbe  comunque superflua allo scopo di dimostrare che il Sud non ha bisogno di essere  preso in considerazione sul solo versante formale, se non vede in qualche modo realizzate le provvidenze programmate in suo favore.
Giova soltanto ricordare quanto fu scritto nello "Schema Vanoni" nell'anno 1957 a proposito dell'attività della Cassa per il Mezzogiorno. In tale documento fu messo in rilievo che l'industrializzazione doveva costituire l'obiettivo immediato e diretto dell'azione di sviluppo del Mezzogiorno, per evitare che la sola politica delle infrastrutture comportasse una concentrazione nel Nord degli effetti della spesa pubblica, perpetuando così, anziché attenuare, lo squilibrio meridionale.

Va  inoltre ricordato che con la legge n. 717 del 1965 fu istituito un apposito dicastero (Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno), ma neppure questa innovazione riuscì a imprimere alla questione meridionale la svolta decisiva che era nelle aspettative di tutti.
Gli accenni sopra riferiti sono più che sufficienti per dimostrare quante siano  sempre state e siano tuttora inappagate le attese e le speranze del Sud nel  suo decollo economico e industriale.
Questa premessa d'ordine storico vale come spiegazione delle condizioni della gente del Mezzogiorno che ancora una volta,  nell'immediato ultimo dopoguerra, fu costretta a trovare rimedio nel fenomeno dell'emigrazione, sia spostandosi massicciamente all'interno della Nazione, verso il Nord, sia cercando lavoro addirittura all'estero.
La  questione del Sud é tornata ora all'ordine del giorno del governo Berlusconi-bis tra le priorità urgenti del Paese, ma é doveroso considerare che la parte del Paese che va sotto il nome di Meridione non é disposta a sopportare ulteriori vane attese.
È superfluo osservare che non basta la istituzione di un apposito ministero per aprire prospettive concrete, se all'apparato burocratico non seguiranno immediatamente le provvidenze e i fatti programmati.
Il Sud ovviamente non é oggi nelle stesse condizioni di un secolo addietro perché ha saputo, con le sue sole risorse, imboccare la via dello sviluppo, soprattutto sul versante del turismo, ma é tuttora alla ricerca  di quell'equilibrio tra Nord e Sud  che rappresenta uno dei temi di maggiore importanza per la vita democratica della Repubblica nel segno dell'uguaglianza di tutti i cittadini, come é scritto nella Costituzione.
Occorre pertanto che la classe dirigente guardi con speciale interesse al Mezzogiorno, la cui valorizzazione si dimostra sempre più importante quale coefficiente anche culturale del patrimonio nazionale. E' opportuno che le regioni settentrionali ricordino quanto in tempi anche lontani affermò il  grande statista e meridionalista lucano Francesco Saverio Nitti, secondo il quale molte fortune del Nord sono dovute alle energie intellettuali e manuali della gente del Sud.

* Procuratore  generale onorario
della Corte di Cassazione  

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