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La
ricerca sul piano
legislativo circa l'attenzione rivolta al Mezzogiorno dai molti governi
succedutisi in Italia durante tutto il secolo scorso
induce a un forte scetticismo sulla effettiva volontà politica di
affrontare seriamente quella che é passata alla storia del Paese come
"questione meridionale".
Cominciando dall'analisi sulle normative emanate all'inizio del secolo
scorso, bisogna risalire alla legge 31 marzo 1904 n. 140, recante
provvedimenti a favore della Basilicata, alla quale fecero seguito quella
del 25 giugno 1906 n. 255, per la Calabria, e ancora la
legge 13 luglio 1906 n. 383 concernente provvedimenti per le province
meridionali , la Sicilia e la Sardegna, e infine la legge 9 luglio 1908 n. 445,
con nuovi provvedimenti per la Basilicata e la Calabria.
Questi dati, desunti dal dettagliato e completo studio di Massimo Annesi in
Enciclopedia del diritto, Giuffré (vol. XXVI, pp. 211-289) sono molto
significativi per dedurne che nonostante l'abbondanza dell'attività
legislativa, il Mezzogiorno non ha mai beneficiato di un vero e proprio
sviluppo economico e sociale e tanto meno ha visto ridotto il divario che
per secoli lo ha tenuto distante dal Nord e che tuttora permane quasi
inalterato, almeno sotto alcuni profili.
L'elencazione di tutti gli altri numerosi provvedimenti che direttamente o
indirettamente riguardavano il Mezzogiorno è impossibile nello spazio di
questo articolo e sarebbe comunque
superflua allo scopo di dimostrare che il Sud non ha bisogno di essere
preso in considerazione sul solo versante formale, se non vede in
qualche modo realizzate le provvidenze programmate in suo favore.
Giova soltanto ricordare quanto fu scritto nello "Schema Vanoni"
nell'anno 1957 a proposito dell'attività della Cassa per il Mezzogiorno.
In tale documento fu messo in rilievo che l'industrializzazione doveva
costituire l'obiettivo immediato e diretto dell'azione di sviluppo del
Mezzogiorno, per evitare che la sola politica delle infrastrutture
comportasse una concentrazione nel Nord degli effetti della spesa pubblica,
perpetuando così, anziché attenuare, lo squilibrio meridionale.
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Va inoltre ricordato che con la
legge n. 717 del 1965 fu istituito un apposito dicastero (Ministero per gli
interventi straordinari nel Mezzogiorno), ma neppure questa innovazione
riuscì a imprimere alla questione meridionale la svolta decisiva che era
nelle aspettative di tutti.
Gli accenni sopra riferiti sono più che sufficienti per dimostrare quante
siano sempre state e siano
tuttora inappagate le attese e le speranze del Sud nel
suo decollo economico e industriale.
Questa premessa d'ordine storico vale come spiegazione delle condizioni
della gente del Mezzogiorno che ancora una volta, nell'immediato ultimo dopoguerra, fu costretta a trovare
rimedio nel fenomeno dell'emigrazione, sia spostandosi massicciamente
all'interno della Nazione, verso il Nord, sia cercando lavoro addirittura
all'estero.
La questione del Sud é tornata
ora all'ordine del giorno del governo Berlusconi-bis tra le priorità
urgenti del Paese, ma é doveroso considerare che la parte del Paese che va
sotto il nome di Meridione non é disposta a sopportare ulteriori vane
attese.
È superfluo osservare che non basta la istituzione di un apposito
ministero per aprire prospettive concrete, se all'apparato burocratico non
seguiranno immediatamente le provvidenze e i fatti programmati.
Il Sud ovviamente non é oggi nelle stesse condizioni di un secolo addietro
perché ha saputo, con le sue sole risorse, imboccare la via dello sviluppo,
soprattutto sul versante del turismo, ma é tuttora alla ricerca di
quell'equilibrio tra Nord e Sud che
rappresenta uno dei temi di maggiore importanza per la vita democratica
della Repubblica nel segno dell'uguaglianza di tutti i cittadini, come é
scritto nella Costituzione.
Occorre pertanto che la classe dirigente guardi con speciale interesse al
Mezzogiorno, la cui valorizzazione si dimostra sempre più importante quale
coefficiente anche culturale del patrimonio nazionale. E' opportuno che le
regioni settentrionali ricordino quanto in tempi anche lontani affermò il grande
statista e meridionalista lucano Francesco Saverio Nitti, secondo il quale
molte fortune del Nord sono dovute alle energie intellettuali e manuali
della gente del Sud. * Procuratore
generale onorario
della Corte di Cassazione |