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COLOBRARO - Stiamo ormai per ricevere i turisti estivi per
la seconda estate con l'immagine delle "torri eoliche", già avversate e fortemente criticate dai visitatori della scorsa stagione, e per qualche ragione nella totale indifferenza degli organi
preposti alla salvaguardia del territorio: non si vedono reazioni se non un sadico compiacimento
nel diffondere il brutto in nome dell'utile. Forse ancora con altre torri, si distruggerà, dunque, anche da noi quel lembo di bello che il Padre
Eterno ci ha elargito.
L'Italia non si differenzia neppure nei suoi piccolissimi centri
come Colobraro che pure sono carichi di storia come e più di altri posti
del globo, e non solo dell'Italia. Si rovinano luoghi che furono bellissimi, senza alcun
vantaggio, neppure per quelli che penserebbero di derivarlo dalla loro
azione scellerata.
Detti organi dovrebbero semplicemente vigilare affinché non si inquinino le fonti del più sicuro
benessere, perché la bellezza è
certamente il nostro patrimonio più prezioso, quello che nessuno potrà
sottrarci, se non saremo noi stessi a disperderlo, partendo con la
concorrenza di tecnici progettisti che, a non volerli maltrattare, dovremmo
almeno dire impreparati a capire il bello e quindi a difenderlo con opere
valide per posti di rara bellezza come il Monte Calvario di Colobraro, che
non solo era un belvedere naturale a 360 gradi sulla splendida Valle del
Sinni, ma era anche un Sito Archeologico di grande importanza come afferma
il Prof. Lorenzo Quilici nella sua Carta Archeologica della Valle del Sinni,
Fascicolo 3; Sito 219 Monte Calvario.
Si diceva che la produzione elettrica di queste tre grande Torri eoliche
non dessero alcun incentivo, neppure sul lato economico ai colobraresi,
eppure questi le ignorano e le accettano con tutti i loro difetti, se si
escludono i primissimi mugugni al momento dell'installazione.
Sono state scritte tantissime pagine sul modo di preservare l'ambiente e
soprattutto il paesaggio da far fruire al turismo...
Colobraro è ricchezza turistica e forse solo quest'ultimo aspetto nessuno
può negare, proprio perché non è stata prodotto dalla mano dell'uomo per
l'uomo. Di questi uomini preveggenti e apportatori di bello per il proprio |
territorio non ve ne sono stati in tutta la storia di
questo antico centro collinare, anche se la stessa storia ci ricorda che molti, qui,
si sono rifugiati per scampare alle persecuzioni o per ritemprarsi dai
lunghi assilli che le cariche rivestite gli comportavano durante l'anno
lavorativo.
Come abbiamo visto nelle 52 schede da noi prodotte e pubblicate, riferite ad uomini nella storia di
Colobraro, uomini illustri e donne davvero colte ve ne sono state tante
basta ricordare quel gran principe poeta d'Arcadia Francesco Carafa e sua moglie, la
nobildonna principessa Faustina Pignatelli, considerata una delle donne più
colte
d'Italia di quel tempo, tanto da assumere la cattedra delle Scienze presso
l'Università di Bologna nel 1724, proprio quando ricevette in dote il feudo di
Colobraro, divenendone la principessa.
Dunque, Colobraro luogo di villeggiatura già all'inizio del lontano 1700,
quando i principi Pignatelli e Carafa, principi di Colobraro, governavano
questo feudo con lungimiranza e qualità di vedute virtù questa propria di chi possiede una vasta
cultura.
Oggi queste persone certamente aborrirebbero di fronte a siffatti mostri
moderni, cioè le mega-torri eoliche, situate sul Monte Calvario accanto a
quella Santa Croce posta a ricordo del "Miracolo delle
Cavallette" avvenuto intorno al 1470 circa, ad opera del taumaturgo
Francesco da Paola.
Noi già altre volte abbiamo commentato questo manufatto che imbruttisce il
colle più bello e panoramico del nostro piccolo centro, sulla Valle del
Sinni, anche perché in quell'area ci sono tracce archeologiche come abbiamo menzionato in precedenza,
portate
alla ribalta dal chiarissimo Professore (Lorenzo Quilici).
Quest'ultimo fatto dovrebbe esaltare l'animo dei colobraresi affinché si
adoperano facendosi carico di valorizzare tale area per ritrovare le proprie
radici di popolo e preservarlo alle generazioni future, e far rivivere nel
tempo quello che i nostri predecessori hanno conservato per noi.
Solo così la memoria storica si può propagare nella mente dei giovani che
verranno e a loro volta affidarla ai loro successori, affinché il luogo
natio non tramonta mai nella mente di chi vi trova i natali. |