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ATENA E L'ANTICO COMMERCIO DELL'OLIO DI OLIVA
di Mary Falco

Narra la leggenda che un giorno Atena e Poseidone si disputarono il possesso dell'Attica ed il dio del mare pensò di stupire il mondo, percuotendo la terra col suo tridente e facendo sgorgare una fonte salata al centro stesso dell'Acropoli d'Atene… ma la dea lo vinse con un'opera di pace: piantò il primo olivo e da quel giorno la città a lei dedicata considerò sacro quell'albero, proibì a chiunque di danneggiarlo e diffuse talmente l'identità fra la pianta e la dea, che quando gli Spartani nel 431 a. C. entrarono da conquistatori nell'Attica, non osarono toccare gli alberi, temendone la vendetta.
Storia e religione dell'antica Grecia, che armoniosamente si fondono nelle opere di Steven Pressfield  (pubblicate in Italia dalla Rizzoli) tanto da valergli la cittadinanza spartana… ma se l'autore americano "usa" il mito alla ricerca della verità fisica di 2.500 anni fa, il mito greco ha da millenni trasceso quella realtà, fino a dare il nome dei suoi eroi alle moderne figure della psicoanalisi.
Abbandoniamo la tragica terra delle Termopili come i dubbi di Edipo ed Elettra, per tornare all'inenuità del mito iniziale… che oltre ad essere sempre a lieto fine ha pure un seguito. Più tardi infatti Ercole portò un oleastro, che altro non era che l'olivo selvatico, dalle sorgenti del Danubio ad Olimpia, dove istituì i famosi giochi in onore di Zeus! Anche l'eroe aveva il pollice verde: la collina, fino allora spoglia, si ricoprì d'un fitto bosco! Una variante dice che Ercole s'era fatto una clava col legno d'oleastro, ma passando da Trezene la poggiò accanto ad una statua di Ermes… e subito il legno secco produsse gemme e radici. Plinio racconta d'aver potuto vedere di persona il capostipite della famiglia vegetale: l'albero con cui fu incoronato il primo vincitore dei giochi olimpici, oggetto ai suoi tempi d'una vera e propria venerazione religiosa.
La realtà, inutile dirlo, è rovescia: l'oleastro è originario della Siria ed i Fenici ne ricavarono l'olivo con un'attenta selezione e poi lo diffusero in tutto il Mediterraneo… ma è bello che gli ateniesi abbiano voluto dare il primato alla loro dea; è molto probabile che l'olivo fosse considerato sacro per la produzione del famoso olio e che perciò le corone fossero ricavate invece dagli oleastri, che crescono anche spontanei in tutto il mondo mediterraneo.
In ogni caso la pianta doveva ambientarsi bene in Grecia, perché non necessita d'un terreno ricco o particolarmente umido, ma solo d'una buona esposizione al sole. Come d'altronde la vite, che attecchisce tranquillamente persino sulla sabbia.
Ma perché queste realtà botaniche furono ammantate di tanta storia?
Chi erano gli dei?
A prima vista la risposta è semplice, quasi banale: elementi naturali i più importanti, come Poseidone, per esempio, indiscusso re del mare, eroi gli altri, come Ercole, il campione d'Argo, solo successivamente salito agli onori dell'Olimpo.
Quando però si guarda ad Atena nessuna spiegazione naturale o storica riesce a convincere fino in fondo! La storia è complessa. (
http://www.lafenice-mt.it/rivista-2-05/pagina6.html)
Un moderno studioso Roberto Calasso ha fatto notare che la dea inizia la serie degli "dei d'astrazione"  non più collegati ad un singolo elemento naturale, quanto ad una complessa gamma di sentimenti umani, che vengono così moralizzati. Dalla sua nascita Atena, figlia prediletta di Zeus, adopera gran parte delle sue
energie per risanare e razionalizzare il suo rapporto con Era, a cui si affianca con devozione filiale.

L'unico interesse personale di Atena, d'altronde esercitato sempre in armonia con la regina degli dei, è rappresentato dal destino di Atene, che inutile dirlo, si considera la sua città.
Tutte le attività liberali di cui va fiera la città, il suo stesso ordinamento giuridico, poggia sulla razionalità della dea e da essa trae illuminazione e conforto. A lei era dedicato il primo mese dell'anno, Ecatombione, che cadeva tra fine luglio ed agosto. Salta subito agli occhi che si tratta del periodo più arido, quello in cui tutte le risorse naturali sembrano seccarsi sotto la vampa implacabile del sole. Che c'è di più naturale quindi che puntare tutto sulla ragione e rendere omaggio a questa dea potente, una delle pochissime in grado di sottrarsi addirittura al grande potere d'Afrodite?
In suo onore si celebravano dei giochi ginnici.
Ogni quattro anni questi giochi diventavano il pretesto per la riunione di tutto il popolo ellenico e si trasformavano nelle vere e proprie Olimpiadi, allora il culto della dea impallidiva un poco di fronte alle celebrazioni de Ercole… ma si trattava solo d'apparenza.
Il grande Eroe infatti era uno dei suoi protetti, quello che la dea dagli occhi di ghiaccio ama con una costanza che ricorda da vicino, a noi umani limitati e confusi, la passione erotica propriamente detta. Con Ercole, il suo eroe, quello che aveva portato dalle sue origini oscure di bastardo divino all'ingresso trionfale nell'Olimpo, Atena condivideva, come s'è visto, il culto dell'ulivo.


Ulivo monumantale

Tuttavia anche questa dea saggia e quieta aveva un lato oscuro… umano diremmo noi.
La morte dell'amichetta Pallade immortalata per sempre nel legno del Palladio, che garantiva la salvezza alla città che la custodisse. C'era davvero una Pallade, figlia di Tritone (il genio dell'omonimo lago), che giocava con Atene bambina? Dal racconto della nascita pare al contrario che la dea nasca adulta, saggia e ben armata dalla testa del divino genitore, di cui appunto rappresenta la ragione!
Ad un esame filologico l'unità del personaggio appare ancora più evidente: pallade è un predicativo = forza che vibra la lancia o più genericamente forza vergine, mentre atena vuol dire letteralmente priva di latte. Pallade Atena è dunque la forza stessa della castità, quella che deriva dall'assenza di qualsiasi legame o condizionamento materiale. Se mai è esistita un'Atena bambina legata d'amicizia ad un'altra è più che evidente che la crescita non può avvenire se non recidendo nettamente il legame stesso.
E c'è di più.
L'idolo di legno, il Palladium appunto, cui son legate tante virtù magiche, era un elemento del tutto sconosciuto alla religione olimpica, aristocratica, ariana da cui derivano gli dei celesti, come a quella micenea, da cui derivano le divinità agresti.

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