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Le voci degli Dei
di Mary Falco

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Ma prima che potessero esserci degli dèi si doveva compiere un altro passo avanti, l'invenzione di quel fenomeno sociale importantissimo che sono i nomi propri.
Con una certa sorpresa ci si rende conto che i nomi propri furono un'invenzione che dev'essersi verificata in un momento determinato dello sviluppo umano. Quando? Quali mutamenti poté introdurre questa invenzione nella cultura umana? È probabile che i nomi abbiano fatto la loro comparsa solo nel Mesolitico, fra il 10.000 e l'8000 a. C. circa. Questo fu il periodo dell'adattamento dell'uomo all'ambiente postglaciale, più caldo. La grande coltre dei ghiacci si è ritirata alla latitudine di Copenaghen e l'uomo ora si conforma a situazioni ambientali specifiche, alla caccia nelle praterie, con tutto il lavoro di gruppo che comporta.
Se il modello cerebrale della mente bicamerale è corretto, esso dovrebbe consentirci di prevedere differenze assai pronunciate nella funzione cognitiva fra i due emisferi. Specificamente, dovremmo attenderci che le funzioni necessarie al lato umano si trovino nell'emisfero sinistro o dominante, e le funzioni necessarie agli dèi siano più pronunciate nell'emisfero destro. Inoltre, non c'è ragione per non credere che almeno i residui di queste diverse funzioni siano presenti nell'organizzazione cerebrale dell'uomo contemporaneo.
La funzione degli dèi era principalmente quella di guidare e progettare l'azione in situazioni nuove. Gli dèi valutavano i problemi e organizzavano l'azione secondo un modello o scopo costante che dette origine a complesse civiltà, combinando tutte le diverse parti, i tempi della semina, i tempi del raccolto, la scelta dei prodotti, l'intera vasta composizione delle cose in un disegno grandioso, e dando istruzioni all'uomo neurologico nel suo santuario verbale analitico nell'emisfero sinistro. Potremmo così predire che una funzione sacrale dell'emisfero destro dovrebbe essere oggi di tipo organizzativo, la selezione cioè delle esperienze di una civiltà e la loro combinazione in un modello in grado di «dire» all'individuo che cosa fare. Un'attenta lettura di vari discorsi degli dèi nell'Iliade, nell'Antico Testamento o in altre letterature dell'antichità si concilia con quest'ipotesi. Vari eventi, passati e futuri, sono scelti, classificati, sintetizzati in un nuovo quadro, spesso con quella forma di sintesi ultima che è la metafora. E queste funzioni dovrebbero caratterizzare perciò l'emisfero destro.
Per selezionare l'esperienza e sintetizzarla in direttive per l'azione, gli dèi avrebbero dovuto compiere certi tipi di riconoscimento. In tutti i discorsi degli dèi, nelle letterature antiche, tali riconoscimenti sono comuni. Non riconoscimenti di individui in particolare, ma più in generale di tipi di persone, di categorie, oltre che di individui. Un giudizio importante per un essere umano di qualsiasi secolo è il riconoscimento delle espressioni del volto, particolarmente in riferimento a intenzioni amichevoli o ostili. Se un uomo bicamerale vedeva venire verso di sé un uomo che non riconosceva, era di grande importanza per la sopravvivenza che il lato divino della sua mente riuscisse a stabilire se quella persona aveva intenzioni amichevoli o ostili.
E distinguere l'amico dal nemico in situazioni nuove, era una delle funzioni di un dio.

Questo sarebbe il funzionamento della mente arcaica ed esso assicurerebbe, nelle culture primitive, il controllo e l'ordine di società fortemente gerarchizzate e strutturalmente stabili. 
Gli dèi a cui queste culture si riferivano erano peculiari della loro struttura teocratica, ma erano anche individuali, come il ka degli egiziani, e quindi lo sviluppo demografico complicò progressivamente i rapporti tra mondo degli uomini e mondo degli dèi. La fine delle civiltà antiche corrispose con l'apparente scomparsa degli dèi e delle loro voci: la mente bicamerale primitiva cessò di esistere. Molti furono i fattori che contribuirono al crollo e tra essi Jaynes indica lo sviluppo della scrittura e l'uso della divinazione come tentativo di sostituire la funzione direttiva delle voci. Il potere che il linguaggio ha di creare metafore, venne potenziato nel caso del linguaggio scritto e da tale potere scaturì una coscienza più evoluta che prese il posto della sua fede primitiva. Per l'uomo razionale Dio deve essere onnipotente e la prima forma d'adorazione consiste nell'adattare la propria coscienza finita all'infinità divina, proprio nel rispetto d'una legge morale. Gli antichi dei sono troppo legati ai fenomeni naturali per non cadere ad uno ad uno man mano che avanza la ragione, tant'è vero che in epoca classica la fede tradizionale era in crisi.
Possiamo considerare l'Iliade un testo arcaico, l'Odissea un'evoluzione più moderna e le tragedie la vera e propria esplosione della crisi. La nostra cultura moderna tende spesso invece a ricostruire le figure a tutto tondo, basta pensare all'Achille protagonista di Troy, ben lontano dalla serenità olimpica dell'eroe omerico! L'Iliade può dunque essere considerata come esempio di testo abbastanza esteso da permettere di identificare in esso le caratteristiche di narrazione ricostruttiva di tipo arcaico. Il quesito relativo a questo testo è se da esso possa emergere la concezione di un io analogico che occupa lo spazio della mente dei personaggi. In realtà non sembra che in essi vi sia spazio per l'introspezione o per l'uso dei ricordi personali. Le loro decisioni sono sempre attribuite ad allucinazioni uditive definite "voci" divine e considerate come provenienti dagli dèi.
Ma se l'Iliade diviene la Bibbia del mondo classico, il linguaggio continua a permeare tutti i campi del sapere, evolvendosi continuamente ed anche le voci degli dei si fanno sempre più complesse e raffinate da un santuario all'altro, giungendo fino agli albori del cristianesimo… ed anche oltre in qualche caso.
Una delle più rilevanti testimonianze storiche dirette di voce divina udita nel passato è la storia dell'egiziano Tamo, pilota di un mercantile, raccontata da Plutarco nel famoso dialogo delfico intitolato Il tramonto degli oracoli (un testo importante, ignorato da Jaynes, che mette in scena il tramonto del mondo pagano, scandito da una realtà nuova e sconcertante: il silenzio degli dei e degli oracoli). Il pilota, nel mare Adriatico, aveva udito una forte voce che diceva "Il grande dio Pan è morto" e la natura straordinaria dell'esperienza lo portò a riferirla all'Imperatore Tiberio. Questa voce udita all'inizio dell'era cristiana sembra candidarsi come voce che chiude l'evo antico, anche se essa non rimase certo isolata. Molte infiammate affermazioni di San Paolo, come quella relativa alla "follia della Croce" sembrano infatti dettate da voci allucinatorie simili a quelle di mistici, veggenti e santi che diventarono la guida per la nuova religione dell'occidente.

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