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IL CAVALIERE DELLA LUCE E IL PRINCIPE NERO 
Romanzo favolistico mitologico
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Ma Verde Tagiro Rondello, che riusciva a percepire il pensiero degli uomini decide di anticipare la condanna di quel malefico principe: infatti, lo affida a Rota affinché lo condanni a pene più sofisticate e non alla morte.
Rota, lo fa legare, poi chiama tutte quelle persone che caddero sotto gli incantesimi di Ops e dice loro: "Voi che siete state vittime di quest'uomo oggi privo di ogni potere, avete il diritto di infliggergli una pena da scontare giornalmente per tutta la vita, ma senza violenza, solo così ogni sua vittima può infliggergli una condanna. In caso di inadempienza potrà essere messo a morte; quindi passate uno alla volta davanti al vostro servitore ed ordinate il servizio che vi dovrà rendere per l'intera durata della sua vita.
Passarono per prime le ragazze trasformate in rose, della prima ordina di estirpare le erbe dal rosaio con le nude mani, la seconda durante i lavori deve tenere il naso perfettamente otturato, la terza deve tenere gli occhi perfettamente bendate durante i lavori ed anche tutte le volte che si avvicina ad un rosaio, affinché mai più vedere una rosa potrà. Tutti impartirono i loro ordini, tanto che alla fine, la mole di lavoro e il modo in cui doveva essere eseguite faceva desiderare ad ogniuno sempre più la morte.
Ora però ritorniamo ai Signori di tutte le Valli oramai riuniti in una sola e grande famiglia che viaggia verso la residenza originaria, ma qui i secoli hanno cambiato totalmente l'aspetto e le abitudini dei suoi abitanti, gli stessi abitanti non sono più quelli dei tempi in cui Verde Tagiro Rondello Imperava, ma le gesta di benefattore erano rimaste nel cuore dei sudditi tanto che le avevano bene insegnate ai loro figli.
Quindi questi sopravvissuti ai tempi si trovavano in una nuova dimensione, come pure il volgo rimasto incredulo nell'apprendere quella miracolosa sopravvivenza.
Cominciarono perciò a ripercorrere a ritroso nel tempo il loro passato, anche Pago Tago e Rota Rondello si immergono nel loro passato recente, infatti, Rota corre dall'Imperatore a chiedere della sua Luna, Tago lo segue da bravo scudiero.
Giunti alla Reggia imperiale vengono immediatamente annunciati a Sua Altezza Imperiale.
L'Imperatore li riceve con tutti gli onori e quando Rota chiede di abbracciare la sua promessa sposa l'imperatore diventa tutto serio ed un po' irritato.
"Vedi ragazzo" dice l'Imperatore: "Che tu sia riuscito ad ottenere qualche vittoria ed hai una qualche lontana parentela col mio casato non basta e non significa che hai diritto a diventare il marito di mia figlia; poiché in qualità di Imperatore devo mantenere le parole date, non verrò meno certamente a quella data a te, ma ho il dovere di sincerarmi che ogni cosa sia ben riposta, e il maritare una figlia è ben più di una cosa".
Ora dunque devi risolvere altri problemi e procurarti un patrimonio per non fare cambiare tenore di vita a mia figlia in peggio, ma solo in meglio, quindi se non superi il mio Impero almeno lo devi uguagliare.
Rota risponde: "La mia sposa avrà certamente una reggia ricca almeno il doppio di quella in cui si trova in questo momento, quindi nel momento in cui andremo a stendere il contratto di matrimonio sono sicuro di poter raddoppiare la sua dote. Ma ora la prego di volermi indicare quali altri problemi devo risolvere.
L'Imperatore: "Non avere tanta fretta rincalza il futuro suocero, ora prendi possesso dei tuoi appartamenti, sistema il tuo scudiero, cavalli e materiali, domani parleremo d'altro, se si presenteranno dei problemi sono felice di farteli risolvere".
Da quel momento cominciano a passare giorni dopo giorni senza arrivare a sbloccare l'imperatore dagli impegni imperiali e fargli prendere la desiderata decisione. L'occasione si presenta quando un giorno il figlio della principessa Jasmira, facendo il monello nelle cucine fa rovesciare una caldaia di acqua bollente scottandosi fortemente tutto il corpo, tanto da temere per la sua stessa vita.
Accorrono al capezzale dell'illustre rampollo medici e sapienti dell'impero, ma il principino peggiora ogni giorno di più, le medicazioni sono insufficienti ed inefficaci, giunge alla reggia un vecchio preceduto dalla sua fama di curatore al momento in cui i medici avevano già abbandonato il malato perché incapaci di guarirlo, il vecchio viene subito ammesso a visitare il principino.
Il sapiente prescrive un unguento particolarissimo e preparato con elementi eccezionali, come unica fonte per mitigare le scottature e forse far sparire anche i segni più profondi delle stesse. L'uomo denuncia però la carenza di questo unguento dicendo che non si trova facilmente la materia prima per realizzarlo repentinamente, ma vi occorre molto tempo e sacrificio per procurarsela.
Quando il responso del sapiente venne riferito al nonno del principino questo fa chiamare il medico e si fa spiegare in che cosa consiste questa materia prima e quante sono le singole materie. Il buon medico comincia la descrizione del prodotto dicendo: "Gli ingredienti sono la pappa reale, pasta di pulce ed estratto di malva; la prima e l'ultima sono facili da trovare ma la pasta di pulce è alquanto difficile". L'Imperatore congeda il medico e fa chiamare i suoi cavalieri dando loro l'ordine di procurarsi quei prodotti. Il compito fu difficile, molti partirono senza far ritorno, altri ci provarono senza riuscirci, rimasto solo Rota Rondello, al quale l'imperatore doveva dare ancora una risposta; lo chiama e gli fa un bel discorso: "Vedi, dice l'imperatore, non posso pensare ad organizzare il tuo matrimonio se ho un nipotino moribondo; perciò la pasta di quelle pulce la devi procurare proprio tu, per due buoni motivi, il primo perché prima guarisce il ragazzo prima possiamo organizzare il matrimonio e il secondo motivo è quello che voglio sperare che non permetterai che a causa di questo unguento raro possa morire un tuo futuro nipote".
Rota forte della saggezza di suo nonno parte immediatamente alla ricerca di pulce, batte campagne, boschi, casolari e mandrie allo stato brado disperandosi l'anima, ma non trovava quello che cercava. Un lampo di genio lo fa ritornare umile ed assoggettante. Vide in quel momento lungo la strada un mandriano di porci ed uno di pecore, si avvicina al pastore che lottava con un grosso branco di lupi che continuavano a sbranargli le pecore, Rota corre in aiuto e riesce ad allontanare quelle voraci bestie. Il pastore ringrazia il cavaliere e gli chiede cosa poteva fare per lui, Rota racconta la sua storia che lo vede alla ricerca delle pulce, che lo assorbe completamente e che comunque non riesce a trovarli, e la cosa più importante è come raccogliere una tale quantità da farne una pasta. A tutto c'è rimedio, dice il pastore; vedi, amico, continua a dire il custode delle pecore, prendi quella pelle di pecora con la lana folta e vai da mio fratello il pastore di capre, e poi da mio cugino il guardiano di porci che è quello la giù con tutti quei porci che scavano il terreno alla ricerca di radici, cipolle e semi vari. Lui è anche allevatore di cani e di volpi, gli racconterai del tuo problema e loro ti permetteranno di recarti nei loro ovile e porcili. Li avvolgerai per bene con questa pelle, cosicché le pulci nel tentativo di succhiarti il sangue si imprigioneranno da soli nella lana e tu le potrai catturare o farle catturare da amici e parenti, così ben presto farai la pasta che ti necessita.
Rota ringrazia di vero cuore il pastore, preleva le pelli offre un sacchetto di monete al pastore e corre dal fratello e dal cugino di quel bravo uomo.
Noue il capraio lo ascolta e visto che Jep il fratello maggiore gli aveva dato le pelli, lui gli da' oltre al permesso di raccogliere le pulci anche l'aiuto dei numerosi figlioli per catturare quelle bestiole tante odiate, in poco tempo le pelli diventarono neri di pulci, Rota, Pago e i ragazzi si misero di buona lena a prelevare le pulce imprigionate dalla lana, ma il tempo passava veloce e la pasta non aumentava malgrado l'aiuto dato dai suoi figlioli, Jep si accorge ben presto che il tempo non gli sarebbe bastato per ottenere il risultato sperato, andò subito dal fratello portandosi un grosso fascio di pelli di pecore, pregò il fratello e lo stesso cugino di venire in aiuto a quel cavaliere che oltre ad avergli salvato il gregge e certamente anche la sua vita vista l'efferatezza e la quantità dei lupi che lo avevano attaccato e pure il grosso compenso in danari offerto. Noue e Jep si coprono di pelli, fanno rientrare il gregge negli ovili, vi entrano e fanno impregnare le pelli di pulci; chiamano tutti i servitori, figlioli ed amici e li impegnano a spulciare. Ma non si fermano qui, entrambi vanno da Ming il porcaio e ripetono la stessa operazione, in modo che in un ragionevole tempo riescono a raccogliere una gran quantità di pulci, che da schiacciati rappresentano una notevole quantità di pulci per formare la pasta.
Dopo lo spulciamento delle pelle e raggiunto la quantità voluta invitano il cavaliere e lo scudiero a banchettare con loro prima di ripartire per la Reggia.
Rota accetta e banchettano tutti insieme, elargisce loro tutto il danaro che aveva con se e subito dopo partono per la reggia ove aspettavano il loro ritorno, prima di partire Rota ringrazia e invita tutti quegli amici al suo matrimonio, sempre che questo avverrà.
Fatto ciò si congedò e partì per il capezzale del futuro nipote.
L'Imperatore lo accolse con affetto e lo pregò di spiegargli come aveva fatto a raccogliere tante pulci in così poco tempo. Il giovane rispose: "Vedi, caro suocero, chi ha tanti amici riesce sempre anche nelle cose più insolite e difficili, bene, bene, ora pensiamo al ragazzo.
Diedero la pasta al medico che unendola alla pappa reale e all'estratto di malva formò l'amalgamo necessario per curare le ferite del ragazzo.
Ma torniamo per un attimo alla raccolta delle pulci, Rota trovò molto singolare quel prodotto ottenuto con la pelle e il sangue delle pulci uscito dal loro schiacciamento e a tal proposito chiese ai suoi soccorritori come mai loro erano così bravi in quella raccolta. Jep l'anziano pastore di pecore rispose tosto al giovane cavaliere: " Come si vede che della vita ben poco conosci mio caro amico!" È risaputo da tutti che una poltiglia di questo genere è un toccasana per le scottature anche senza la pappa reale e l'estratto di malva, infatti, questi prodotti sono usati anche singolarmente da chi non può permettersi di averli tutte insieme per ottenere un risultato davvero eccellente.
Quindi amico da noi vengono tutti quelli che ne hanno bisogno, pertanto noi ci siamo attrezzati per la cattura delle pulci nel modo più veloce possibile.
Il principino guarì completamente in poco tempo e nella reggia si ritornò a parlare di matrimonio. L'Imperatore chiama Rota e gli dice: "Vedi, io ho fatto quello che tu volevi, ho fissato le nozze, ed invitato tutti i re e le regine, principesse e principessine miei amici, ma ho un nuovo problema; infatti, hanno aderito al mio invito sette dignitari con le loro relative consorti più del previsto, a loro non posso far mancare le comodità di rango, perciò devo fornire un letto di soffici piume su cui farli riposare ed ho solo due giorni di tempo dal loro arrivo, perciò tu hai il compito di procurare le piume per tutte e sette i materassi; credo che un piccolo aiuto da parte tua mi è quasi dovuto, visto che sei lo sposo e che questi vengono anche per te; badi bene che non avendo la disponibilità devo rinviare il matrimonio ed essendo l'ultima prova rinviandolo si ricomincia tutto da capo.

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