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IL CAVALIERE DELLA LUCE E IL PRINCIPE NERO
(Romanzo favolistico mitologico)
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Quindi affidandotela ti ritengo responsabile del suo avvenire, dandovi la mia benedizione, vi auguro la pace, la gioia, l'amore, e la prosperità; che sia sempre con voi la benedizione di colui che rappresenta la forza  suprema del bene.
Una volta radunatosi i due cortei della sposa e dello sposo per portarsi sotto la capanna di brillanti suonano le trombe e questi si addentrano, una volta unitosi il patriarca da il via alla cerimonia nuziale,  seguono le preghiere le promesse e le benedizioni e la dichiarazione di avvenuto matrimonio.
Questo, l'ordine dello svolgimento della funzione, ma i giorni passarono e la funzione finale arrivò in un giorno di favola, il sole splendeva in mezzo al cielo, i suoi raggi erano gradevoli, non abbagliavano, non scottavano, non c'era un filo di vento, ma solo prati coperti di fiori e lussureggianti di verde foglie, uccelli che cantavano melodie stupende. Ma veniamo alla cerimonia vera e propria, come abbiamo su menzionato la cerimonia fu preparata sotto una cascata di acqua purissima cristallina e freschissima allo stesso tempo, gli arredi a cominciare dalla stessa Ara erano realizzati in oggetti preziosi come cristalli purissimi, adornati di rosoni di rarissime pietre preziosi e disegni favolistici.
Al centro dell'Altare troneggiava la spada della LUCE che con la sua luminosissima Elsa già annunciava il segno della croce che millenni più tardi comparirà tra gli uomini per indicare la potenza Divina e la cancellazione del male sulla terra.
Il patriarca più anziano dell'Impero attende i giovani con pazienza ed affetto e quando vi sono giunti  si avvicina ed impone loro le mani sul capo poi dice: " Io che ho visto più cerimonie di tutti gli anziani dell'impero mi congratulo con voi perché avete scelto la via del bene, ed insieme a voi invoco lo spirito supremo del bene che si compiaccia di unirvi per la vita in una cosa sola.
Poi si rivolge al cielo ed invoca la benedizione suprema per la coppia, proprio a quel richiamo la spada della luce si illumina d'immenso, da essa parte una specialissima luce che con un fascio circolare corona le teste degli sposi.
Il prodigio diviene subito argomento di interpretazioni a tutti i livelli, il giudizio preminente è quello di riconoscere alla coppia imperiale poteri soprannaturali, e tutti si inginocchiarono quasi a voler venerare quei due giovani.
Subito dopo seguì la dichiarazione: "Io Rota Rondello prendo te Luna Sidereo Rondello come mia legittima sposa". E giù una dichiarazione interminabile di promesse da mantenere per tutta la vita. Anche Luna dichiara di prendere in sposo Rota Rondello con la medesima frase: " Io Luna Sidereo prendo te Rota Rondello come mio legittimo sposo". E giù ancora una nuova dichiarazione di eterno amore ed assoluta ubbidienza e fedeltà al suo signore.
Si ripete la benedizione dell'anziano signore dell'impero estensibile ai genitori di entrambi gli sposi e agli amici e parenti.
La funzione dunque fu un trionfo del bene, ogni persona o cosa fu un dono di Dio: le tavolate imbandite con ogni bene a disposizione di tutti, ove ognuno poteva servirsi liberamente, e sicuro di trovare ciò che meglio si addiceva alla cerimonia e ai propri gusti, quelle tavole erano davvero complete e sconfinavano all'orizzonte senza vederne la fine.
A questo punto si ritorna sotto i raggi del sole: Rota e Luna procedano al centro della passerella ai due lati seguono i componenti del Consiglio Imperiale, per permettere agli sposi di ricevere i dignitari che porgono loro ossequi di sottomissione dei vari regnanti dell'impero.
Percorsa tutta la passerella e giunti nella spianata del lago ove era in attesa la Carrozza, si trovava il gazebo col trono ove presero posto le loro Altezze Imperiali prima di partire, per ricevere dai vari ambasciatori la conferma del proprio grado e il benestare a continuare; allo stesso modo fanno i principi, i comandanti dei vari eserciti e subalterni.
Chiude la sfilata il principe dei Gliceni Papilonace Aloe con il sottomesso Ops che portava i doni che Aloe offriva agli sposi, giacché era il momento di riscattare il male fatto alla famiglia Aloe, giunto al cospetto di Rota e Luna, Ops si rivolge ai due nuovi sovrani e dice: " So che le loro sono state elevate ad Altezze Imperiali, or dunque perché non onorare il loro nuovo stato con una grazia ai vari principi caduti in disgrazia?"
Rota risponde, vedi Ops tu non stai attento quando io parlo, altrimenti ti ricorderesti che io ho già annullato tutto il tuo debito nei miei confronti e poiché ho rimesso il diritto di giudicarti ad ogni singolo essere per quello che hai loro fatto, io non ho più nulla da perdonarti, perciò rivolgiti a coloro a cui hai fatto del male e non a me.
Interviene Aloe e apostrofa Ops, ti sarebbe piaciuto approfittare di questa occasione per annullare le tue malefatte; pensi ancora che se avessi avuto dei diritti, io ti avrei portato qui a constatare la gioia di coloro che erano da te oppressi? Bene, sappi che mai avrai questo piacere di riacquistare i diritti di un soggetto vivo, perché il tempo ha di nuovo potere su di te e quindi devi invecchiare e morire, certamente prima che avrai scontato tutte le pene e risarcire il danno che hai provocato ad ognuno dei ricorrenti nei tuoi confronti.
Dunque ritirati e non sperare altro.
Detto questo Aloe inchina il capo, pone la spada ai piedi di Luna e poi a quelli di Rota e dice: "Possa la mia spada servire in eterno le loro persone senza mai perdere vigore".
Ecco come si conclude l'interminabile fila di re, principi e cavalieri nell'atto di sottomissione e di fedeltà sempre crescente.
Rota, chiama Aloe e dice: "Principe Aloe dal momento che hai organizzato il nostro impero così bene e in poco tempo, io e Luna vogliamo nominarti re dell'Impero ed Alfiero dell'Imperatrice, ti preghiamo dunque di accettare e predisporre il tu animo alla cerimonia di nomina, così si possa passare ai festeggiamenti che tu dovrai soprintendere".
Altezze Imperiale la mia umile persona elevata a tanto onore, forse non è la più adatta, la mia devozione non basta, vi occorre capacità e valore, come posso gestire tanta responsabilità al meglio di ogni altra persona dell'Impero? Questo lascialo giudicare a noi risponde Rota, tu sei il migliore, dunque accetti? Sì risponde inginocchiandosi Aloe chinando il capo.
Rota lo invita ad alzarsi e precedere la coppia Imperiale fin sotto la capanna di cristallo di fronte all'altare ove la spada della Luce troneggia ancora.
La giovane coppia richiama l'attenzione degli invitati affinché questi li seguono nuovamente sotto quella favolosa cascata di limpide e fresche acque per assistere alla nomina della prima carica del rinato impero.
Questa volta la coppia si sostituisce all'anziano ufficiante delle loro nozze, Rota impugna la spada che troneggia sull'altare e con l'aiuto di Verde Tagiro Rondello procede alla nomina.
Verde invita Aloe a scoprirsi il capo e a mettere a nudo la sua anima per accettare il nuovo grado, poi passa a pronunciare le parole di rito, mentre Rota pone la spada prima sul capo poi sulle spalle del primo dignitario dell'impero mentre Verde pronuncia le parole di rito: "Io Imperatore D'Oriente, nomino te principe dei Glicini Papilonace Aloe ad Alfiero dell'Imperatrice e primo dignitario e re dell'Impero".
Terminata anche quest'ultima cerimonia, Aloe precede la coppia Imperiale ed annuncia l'inizio delle danze e dei festeggiamenti.
Avanzano i dominicelle per iniziare la danza di apertura e fare poi da corona agli sposi che letteralmente percorrono la passerella sul lago opportunamente coperta di nuovo di fresche petali di rose e di diversi fiori.
Una volta raggiunta la pista da ballo Rota e Luna si producono in un ballo di grande spettacolosità; apparvero come il sole e le stelle tutte danzassero insieme.
Tutti i parenti applaudirono fino ad indolenzirsi le mani, poi le musiche ottenute dalle voci delle dominicelle e cantori di grande valore allietano lo svolgersi dei festeggiamenti che si prolungheranno per molti giorni, in un convivio inesauribile, dove la vita scorre felice e continuata per tutti, sudditi, principi regnanti o Imperatori che siano. 
Il momento più alto della cerimonia fu proprio quando tutti, senza distinzione di classe si trovarono a tavola senza posti e senza numeri loro assegnati, come pure senza sapere il numero degli invitati o conoscersi tra loro, ma che realmente partecipavano al matrimonio, tutti erano uniti da vincolo d'amore, giacché tutte le diatribe erano state appianate dai regnanti ai sudditi, era proprio la prima "PAX" sociale della storia.
A termine dei festeggiamenti il trisavolo, elencando i passi generazionali e tutte le tribolazioni sopportate per far trionfare il bene sul male, annuncia che gli sposi, cominceranno il loro viaggio verso la loro regia  e per tanto sono pronti a ringraziare gli invitati e dare la propria benedizione a tutti i presenti .
Ma prima che gli sposi salgono sulla loro carrozza per intraprendere il loro primo viaggio insieme tutti vogliono assicurare gli sposi di aver fatto propri le loro raccomandazione e che il trionfo del "matrimonio" appena celebrato ha confermato i loro insegnamenti.
Tale consapevolezza di far trionfare sempre e comunque il bene sul male, fa anche da chiusura nei discorsi che appunto ogni oratore e capo famiglia, nell'avvicendarsi al podio per porre i propri auguri agli sposi e alla pace ritrovata da tutti, e raccomandata dagli stessi sposi.
Dopo che furono dette tutte queste cose il corteo parte per raggiungere la carrozza degli sposi tutta ovattata di piume bianche sia all'interno sia all'esterno, che è ferma alla fine della passerelle del lago, neppure a dirlo in torno alla carrozza c'era un tappeto bianco di candidi petali di rose, ad inebriare l'aria dal soave profumo  e fare da morbido cammino ai piedini reali di Luna.
Suonano i corni, gli arcieri sguainano ancora una volta le spade, con le quali formano il fiore dell'ubbidienza e tutti si producono in un applauso lungo e scrosciante, in segno di una vita felice e contenta.
A capo di nove mesi, la coppia ha il suo bel bambino, che portato davanti al nonno materno, ottiene il regno promesso al padre, che governa fino alla sua maggiore età.
Ovviamente anche qui si festeggiò a lungo per suggellare la ritrovata felicità di tutti i componenti della casata Imperiale d'Oriente, e tutti vissero felice e contenti.

NOTA BIOGRAFICA


Pietro Giovanni Lucarelli

Pietro Giovanni Lucarelli, nato a Colobraro il 23 giugno 1939, da genitori coltivatori diretti, ha lavorato nella propria Azienda familiare fino all'età di 20 anni. Nel 1960 è stato arruolato nell'Arma dei Carabinieri, ove ha svolto numerosi compiti, come quello di espletare il servizio di Polizia Militare Internazionale presso lo SHAPE, ossia "SUPREME HEADQUARTERS ALLIED POWERS EUROPE" (Belgio) dal 27 novembre 1975 al 27 novembre 1979, meritando il "certificato di apprezzamento" dal Comandante delle Forze Alleate in Europa.
Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, nel 1969, per i tipi di Carlo Pisacane di Sapri (SA) e la prima raccolta di favole "La Montagna Verde" nell'aprile del 1994 edita dall'Ellade Editrice, stampa BMG Matera e Quando Tramonta il sole (liriche nel febbraio del 1998 Editrice la stessa BMG di Matera. Ha frequentato la scuola per militari "Opera Massaruti di Roma" ed ha conseguito la Maturità Tecnica Commerciale presso l'Istituto Tecnico Commerciale "Maffei Pantaleone" di Roma nel 1974.
Si è congedato dall'Arma nel 1981. Da allora vive a Colobraro.
Ha ricoperto la carica di Assessore comunale alla Cultura – Sport – Turismo e Pubbliche Relazioni. Durante tale carica ha istituito il "Parco Musicale, intestato a Michele Enrico Carafa, Principe di Colobraro e valente musicista del primo ottocento.
Ha meritato il conferimento della menzione d'Onore al premio Internazionale di narrativa della città di Pomigliano d'Arco nel 1995 e il Diploma d'Onore nel 1997 dalla stessa Fondazione. 
È stato nominato Accademico Corrispondente Sezione Poesia e Letteratura dell'Accademia Internazionale "GRECI - MARINO"  Accademia del Verbano di Lettere, Arte, scienze Vinzaglio lì 5 dicembre 2005.
Ha collaborato per 7 anni al Quotidiano "Lucania" e collabora al Quotidiano della Basilicata. È iscritto all'Albo dei giornalisti pubblicisti. È fondatore e direttore responsabile della rivista "La fenice" (Bimestrale di Informazione – Arte e Cultura).
Ha pubblicato sulla propria rivista: Il Dizionario Mitologico dei tempi antichi e moderni meditato nei nuovi principi dell' umanità ; Uomini nella storia di Colobraro; Le creature del Lago Verde (favole seconda raccolta); e "IL CAVALIERE DELLA LUCE E IL PRINCIPE NERO" (Romanzo favolistico mitologico).

È in corso di pubblicazione sulla rivista La fenice, la seconda raccolta di poesie  "ASPETTANDO L'AURORA".

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