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Quindi affidandotela ti ritengo responsabile del suo avvenire, dandovi la
mia benedizione, vi auguro la pace, la gioia, l'amore, e la prosperità; che
sia sempre con voi la benedizione di colui che rappresenta la forza
suprema del bene.
Una volta radunatosi i due cortei della sposa e dello sposo per portarsi
sotto la capanna di brillanti suonano le trombe e questi si addentrano, una
volta unitosi il patriarca da il via alla cerimonia nuziale, seguono
le preghiere le promesse e le benedizioni e la dichiarazione di avvenuto
matrimonio.
Questo, l'ordine dello svolgimento della funzione, ma i giorni passarono e
la funzione finale arrivò in un giorno di favola, il sole splendeva in
mezzo al cielo, i suoi raggi erano gradevoli, non abbagliavano, non
scottavano, non c'era un filo di vento, ma solo prati coperti di fiori e
lussureggianti di verde foglie, uccelli che cantavano melodie stupende. Ma
veniamo alla cerimonia vera e propria, come abbiamo su menzionato la
cerimonia fu preparata sotto una cascata di acqua purissima cristallina e
freschissima allo stesso tempo, gli arredi a cominciare dalla stessa Ara
erano realizzati in oggetti preziosi come cristalli purissimi, adornati di
rosoni di rarissime pietre preziosi e disegni favolistici.
Al centro dell'Altare troneggiava la spada della LUCE che con la sua
luminosissima Elsa già annunciava il segno della croce che millenni più
tardi comparirà tra gli uomini per indicare la potenza Divina e la
cancellazione del male sulla terra.
Il patriarca più anziano dell'Impero attende i giovani con pazienza ed
affetto e quando vi sono giunti si avvicina ed impone loro le mani sul
capo poi dice: " Io che ho visto più cerimonie di tutti gli anziani
dell'impero mi congratulo con voi perché avete scelto la via del bene, ed
insieme a voi invoco lo spirito supremo del bene che si compiaccia di unirvi
per la vita in una cosa sola.
Poi si rivolge al cielo ed invoca la benedizione suprema per la coppia,
proprio a quel richiamo la spada della luce si illumina d'immenso, da essa
parte una specialissima luce che con un fascio circolare corona le teste
degli sposi.
Il prodigio diviene subito argomento di interpretazioni a tutti i livelli,
il giudizio preminente è quello di riconoscere alla coppia imperiale poteri
soprannaturali, e tutti si inginocchiarono quasi a voler venerare quei due
giovani.
Subito dopo seguì la dichiarazione: "Io Rota Rondello prendo te Luna
Sidereo Rondello come mia legittima sposa". E giù una dichiarazione
interminabile di promesse da mantenere per tutta la vita. Anche Luna
dichiara di prendere in sposo Rota Rondello con la medesima frase: " Io
Luna Sidereo prendo te Rota Rondello come mio legittimo sposo". E giù
ancora una nuova dichiarazione di eterno amore ed assoluta ubbidienza e
fedeltà al suo signore.
Si ripete la benedizione dell'anziano signore dell'impero estensibile ai
genitori di entrambi gli sposi e agli amici e parenti.
La funzione dunque fu un trionfo del bene, ogni persona o cosa fu un dono di
Dio: le tavolate imbandite con ogni bene a disposizione di tutti, ove ognuno poteva servirsi liberamente, e sicuro di trovare ciò che meglio si
addiceva alla cerimonia e ai propri gusti, quelle tavole erano davvero
complete e sconfinavano all'orizzonte senza vederne la fine.
A questo punto si ritorna sotto i raggi del sole: Rota e Luna procedano al
centro della passerella ai due lati seguono i componenti del Consiglio
Imperiale, per permettere agli sposi di ricevere i dignitari che porgono
loro ossequi di sottomissione dei vari regnanti dell'impero.
Percorsa tutta la passerella e giunti nella spianata del lago ove era in
attesa la Carrozza, si trovava il gazebo col trono ove presero posto le loro
Altezze Imperiali prima di partire, per ricevere dai vari ambasciatori la
conferma del proprio grado e il benestare a continuare; allo stesso modo
fanno i principi, i comandanti dei vari eserciti e subalterni.
Chiude la sfilata il principe dei Gliceni Papilonace Aloe con il sottomesso
Ops che portava i doni che Aloe offriva agli sposi, giacché era il momento
di riscattare il male fatto alla famiglia Aloe, giunto al cospetto di Rota
e Luna, Ops si rivolge ai due nuovi sovrani e dice: " So che le loro
sono state elevate ad Altezze Imperiali, or dunque perché non onorare il
loro nuovo stato con una grazia ai vari principi caduti in disgrazia?"
Rota risponde, vedi Ops tu non stai attento quando io parlo, altrimenti ti
ricorderesti che io ho già annullato tutto il tuo debito nei miei confronti
e poiché ho rimesso il diritto di giudicarti ad ogni singolo essere per
quello che hai loro fatto, io non ho più nulla da perdonarti, perciò
rivolgiti a coloro a cui hai fatto del male e non a me.
Interviene Aloe e apostrofa Ops, ti sarebbe piaciuto approfittare di questa
occasione per annullare le tue malefatte; pensi ancora che se avessi avuto
dei diritti, io ti avrei portato qui a constatare la gioia di coloro che
erano da te oppressi? Bene, sappi che mai avrai questo piacere di
riacquistare i diritti di un soggetto vivo, perché il tempo ha di nuovo
potere su di te e quindi devi invecchiare e morire, certamente prima che
avrai scontato tutte le pene e risarcire il danno che hai provocato ad
ognuno dei ricorrenti nei tuoi confronti.
Dunque ritirati e non sperare altro.
Detto questo Aloe inchina il capo, pone la spada ai piedi di Luna e poi a
quelli di Rota e dice: "Possa la mia spada servire in eterno le loro
persone senza mai perdere vigore".
Ecco come si conclude l'interminabile fila di re, principi e cavalieri
nell'atto di sottomissione e di fedeltà sempre crescente.
Rota, chiama Aloe e dice: "Principe Aloe dal momento che hai
organizzato il nostro impero così bene e in poco tempo, io e Luna vogliamo
nominarti re dell'Impero ed Alfiero dell'Imperatrice, ti preghiamo dunque di
accettare e predisporre il tu animo alla cerimonia di nomina, così si possa
passare ai festeggiamenti che tu dovrai soprintendere".
Altezze Imperiale la mia umile persona elevata a tanto onore, forse non è
la più adatta, la mia devozione non basta, vi occorre capacità e valore,
come posso gestire tanta responsabilità al meglio di ogni altra persona
dell'Impero? Questo lascialo giudicare a noi risponde Rota, tu sei il
migliore, dunque accetti? Sì risponde inginocchiandosi Aloe chinando il capo.
Rota lo invita ad alzarsi e precedere la coppia Imperiale fin sotto la
capanna di cristallo di fronte all'altare ove la spada della Luce troneggia
ancora.
La giovane coppia richiama l'attenzione degli invitati affinché questi li
seguono nuovamente sotto quella favolosa cascata di limpide e fresche acque
per assistere alla nomina della prima carica del rinato impero.
Questa volta la coppia si sostituisce all'anziano ufficiante delle loro
nozze, Rota impugna la spada che troneggia sull'altare e con l'aiuto di
Verde Tagiro Rondello procede alla nomina.
Verde invita Aloe a scoprirsi il capo e a mettere a nudo la sua anima per
accettare il nuovo grado, poi passa a pronunciare le parole di rito, mentre
Rota pone la spada prima sul capo poi sulle spalle del primo dignitario
dell'impero mentre Verde pronuncia le parole di rito: "Io Imperatore
D'Oriente, nomino te principe dei Glicini Papilonace Aloe ad Alfiero
dell'Imperatrice e primo dignitario e re dell'Impero".
Terminata anche quest'ultima cerimonia, Aloe precede la coppia Imperiale ed
annuncia l'inizio delle danze e dei festeggiamenti.
Avanzano i dominicelle per iniziare la danza di apertura e fare poi da
corona agli sposi che letteralmente percorrono la passerella sul lago
opportunamente coperta di nuovo di fresche petali di rose e di diversi
fiori.
Una volta raggiunta la pista da ballo Rota e Luna si producono in un ballo
di grande spettacolosità; apparvero come il sole e le stelle tutte
danzassero insieme.
Tutti i parenti applaudirono fino ad indolenzirsi le mani, poi le musiche
ottenute dalle voci delle dominicelle e cantori di grande valore allietano
lo svolgersi dei festeggiamenti che si prolungheranno per molti giorni, in
un convivio inesauribile, dove la vita scorre felice e continuata per tutti,
sudditi, principi regnanti o Imperatori che siano.
Il momento più alto della cerimonia fu proprio quando tutti, senza
distinzione di classe si trovarono a tavola senza posti e senza numeri loro
assegnati, come pure senza sapere il numero degli invitati o conoscersi tra
loro, ma che realmente partecipavano al matrimonio, tutti erano uniti da
vincolo d'amore, giacché tutte le diatribe erano state appianate dai
regnanti ai sudditi, era proprio la prima "PAX" sociale della
storia.
A termine dei festeggiamenti il trisavolo, elencando i passi generazionali e
tutte le tribolazioni sopportate per far trionfare il bene sul male,
annuncia che gli sposi, cominceranno il loro viaggio verso la loro regia
e per tanto sono pronti a ringraziare gli invitati e dare la propria
benedizione a tutti i presenti .
Ma prima che gli sposi salgono sulla loro carrozza per intraprendere il loro
primo viaggio insieme tutti vogliono assicurare gli sposi di aver fatto
propri le loro raccomandazione e che il trionfo del "matrimonio"
appena celebrato ha confermato i loro insegnamenti.
Tale consapevolezza di far trionfare sempre e comunque il bene sul male, fa
anche da chiusura nei discorsi che appunto ogni oratore e capo famiglia,
nell'avvicendarsi al podio per porre i propri auguri agli sposi e alla pace
ritrovata da tutti, e raccomandata dagli stessi sposi.
Dopo che furono dette tutte queste cose il corteo parte per raggiungere la
carrozza degli sposi tutta ovattata di piume bianche sia all'interno sia
all'esterno, che è ferma alla fine della passerelle del lago, neppure a
dirlo in torno alla carrozza c'era un tappeto bianco di candidi petali di
rose, ad inebriare l'aria dal soave profumo e fare da morbido cammino
ai piedini reali di Luna.
Suonano i corni, gli arcieri sguainano ancora una volta le spade, con le
quali formano il fiore dell'ubbidienza e tutti si producono in un applauso
lungo e scrosciante, in segno di una vita felice e contenta.
A capo di nove mesi, la coppia ha il suo bel bambino, che portato davanti al
nonno materno, ottiene il regno promesso al padre, che governa fino alla sua
maggiore età.
Ovviamente anche qui si festeggiò a lungo per suggellare la ritrovata
felicità di tutti i componenti della casata Imperiale d'Oriente, e tutti
vissero felice e contenti.
NOTA BIOGRAFICA

Pietro
Giovanni Lucarelli
Pietro Giovanni Lucarelli, nato a Colobraro il 23
giugno 1939, da genitori coltivatori diretti, ha lavorato nella propria
Azienda familiare fino all'età di 20 anni. Nel 1960 è stato arruolato
nell'Arma dei Carabinieri, ove ha svolto numerosi compiti, come quello di
espletare il servizio di Polizia Militare Internazionale presso lo SHAPE,
ossia "SUPREME HEADQUARTERS ALLIED POWERS EUROPE" (Belgio) dal 27
novembre 1975 al 27 novembre 1979, meritando il "certificato di
apprezzamento" dal Comandante delle Forze Alleate in Europa.
Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, nel
1969, per i tipi di Carlo Pisacane di Sapri (SA) e la prima raccolta di
favole "La Montagna Verde" nell'aprile del 1994 edita dall'Ellade
Editrice, stampa BMG Matera e Quando Tramonta il sole (liriche nel febbraio
del 1998 Editrice la stessa BMG di Matera. Ha frequentato la scuola per
militari "Opera Massaruti di Roma" ed ha conseguito la Maturità Tecnica
Commerciale presso l'Istituto Tecnico Commerciale "Maffei Pantaleone"
di Roma nel 1974.
Si è congedato dall'Arma nel 1981. Da allora vive a Colobraro.
Ha ricoperto la carica di Assessore comunale alla
Cultura – Sport – Turismo e Pubbliche Relazioni. Durante tale carica ha
istituito il "Parco Musicale, intestato a Michele Enrico Carafa, Principe
di Colobraro e valente musicista del primo ottocento.
Ha meritato il conferimento della menzione d'Onore al premio
Internazionale di narrativa della città di Pomigliano d'Arco nel 1995 e
il Diploma d'Onore nel 1997 dalla stessa Fondazione.
È stato nominato Accademico Corrispondente Sezione Poesia e
Letteratura dell'Accademia Internazionale "GRECI - MARINO"
Accademia del Verbano di Lettere, Arte, scienze Vinzaglio lì 5 dicembre
2005.
Ha collaborato per 7
anni al Quotidiano "Lucania" e collabora al Quotidiano della Basilicata.
È iscritto all'Albo dei giornalisti pubblicisti. È fondatore e direttore
responsabile della rivista "La fenice" (Bimestrale di Informazione –
Arte e Cultura).
Ha pubblicato sulla propria rivista: Il Dizionario
Mitologico dei tempi antichi e moderni meditato nei nuovi principi dell'
umanità ;
Uomini nella storia di Colobraro; Le creature del Lago Verde (favole seconda
raccolta); e "IL CAVALIERE DELLA LUCE E IL PRINCIPE NERO"
(Romanzo favolistico mitologico).
È in corso di pubblicazione sulla rivista La fenice, la seconda
raccolta di poesie
"ASPETTANDO
L'AURORA".
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