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CHI STABILISCE QUANDO UN POPOLO È MATURO PER LA DEMOCRAZIA?
Riflessioni di Michele Crispino

Il quesito è di quelli che non possono avere una giusta ed esauriente risposta.
L'unica risposta valida è quella che riafferma il principio di una conquista diretta da parte del popolo.
Qui però subentrano alcune difficoltà, e tra le prime quella che la conquista di essa è lenta, fatta di tappe progressive, ognuna delle quali legata all'altra.
La via più agevole è procedere per gradi, il che avviene attraverso un processo di cultura lenta, graduale, progressiva. Gli scossoni, come si sa sono distruttivi e quel che rimane non sempre si ricompone.
La forza dell'esperienza, ad esempio, di una dittatura subita e poi fatta crollare attraverso la diretta partecipazione del popolo, è la via per costruire, nel miglior modo possibile. Ci vuole del tempo, occorrono uomini capaci e consapevoli che un ordine nuovo non s'impone ma si costruisce con la partecipazione di tutti, sempre che questi siano dominati dal bene comune e vogliano tendere sempre ad esso.
Le dittature non hanno mai costruito alcunché di valido e di duraturo nel tempo.
Caduto un capo, c'è il rischio che ne nasca un altro e questo fa ritornare le cose allo stato di prima. La dittatura non produce sempre la democrazia, il che è scontato.
A questa si perviene con un lungo processo di maturazione e di conquista di quello che è ritenuto un bene comune. Alla domanda chi dà la vita ad uno stato sono gli ordinamenti democratici e prima di tutto i cittadini, non tutti ma la maggioranza, a condizione che questa non si trasformi poi in una larvata dittatura.
Tale rischio nella storia si è verificato parecchie volte.
Una buona costituzione e il rispetto di essa da parte dei cittadini, in presenza di organi collegiali e di regole di un procedere inteso nel rispetto dei singoli e delle leggi che governano la vita comune, sono la garanzia di un vivere ordinato, civile e democratico.
Facendo valere tali principi e soprattutto il rispetto della maggioranza, che non significa la totalità dei cittadini ma di una buona percentuale degli stessi, assicura la condizione e gli effetti di un vivere ordinato e civile.

Un popolo che si governa nel rispetto delle leggi e dei diritti altrui, anche quelli della minoranza, presenta lo status di una buona democrazia.
La libertà è un cardine della vita dei popoli e dei singoli cittadini i quali vivono, si muovono, agiscono e creano le premesse di un buon ed ordinato progresso civile.
Atene visse secondo i principi della democrazia e fu florida, coltivò le arti e fu madre di civiltà per altri popoli; Sparta, la sua eterna rivale, divenne sempre meno potente fino a ridursi ad una piccola città che oggi a malapena si ricorda.
Sono gli esempi lontani ma sempre efficaci a cui la memoria ci richiama.
Purtroppo il quadro oggi non è sempre bello così come delinea la serie delle riflessioni fatte. Le guerre, i contrasti, le morti e le uccisioni senza rispetto alcuno, dominano la scena tormentato di questo vivere attuale.
C'è molto cammino da fare e pochi sono gli stati e quelle popolazioni che godono il privilegio della pace, condizione prima della prosperità e di un vivere civile.
Il quadro non è molto roseo, specialmente se allarghiamo il cerchio della nostra osservazione e ci portiamo in altri continenti dove non sempre si vive nel rispetto dei diritti altrui e dove spesso si dà la caccia all'uomo stesso per farlo strumento della propria oppressione e violenza.
I rischi per una democrazia sono tanti e prima di tutti quelli di un "abuso" della stessa.
Si aprono allora i contrasti, le divisioni e quei mali che portano inevitabilmente alla perdita del bene comune, quello assicurato dalla pace, da un vivere ordinato e promotore sempre di un bene comune.
Si cade allora nel disordine e il bene di tutti si perde; subentrano inesorabilmente la precarietà delle cose, un vivere insicuro, foriero di tutte le avventure possibili, la negazione dell'ordine, principio del caos generale con perdita inevitabile del bene della libertà, che è fondamento e progresso dei popoli.

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