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Napolitano al Quirinale - SEGNI DI DISGELO TRA I POLI ?
di Alberto Virgilio

Con l'elezione a Capo dello Stato del senatore a vita Giorgio Napolitano sembra profilarsi un auspicabile clima di timido disgelo tra la maggioranza dell'Ulivo e l'opposizione della Casa delle libertà.
L'elezione di Napolitano è avvenuta al quarto scrutinio, quando l'art. 83 della Costituzione richiede la maggioranza assoluta dell'assemblea dei deputati, dei senatori e dei rappresentanti regionali, e non più il quorum di maggioranza qualificata dei 2/3 dell'assemblea, come nei primi tre scrutini.
I voti a favore di Napolitano sono stati 543, in numero anche maggiore di quelli richiesti al quarto scrutinio ( 5O5 ).
In sostanza sono falliti tutti i tentativi per ottenere anche i voti della opposizione o di una parte dei parlamentari della Cdl, allo scopo di conferire alla elezione del Capo dello Stato il più vasto consenso possibile. Significativa resta tuttavia la posizione assunta dalla componente Udc, la quale avrebbe preferito votare per Napolitano.
La Cdl ha comunque votato scheda bianca più per mantenere l'unità tra le sue frazioni che per avversione preconcetta alla candidatura di Napolitano, verso la quale soltanto la Lega ha dimostrato una netta ostilità.
Con la decisione adottata dalla Cdl non è stato espresso alcun consenso ma neppure un aperto dissenso, politicamente significativo, nei confronti dell'eletto.
Un tale atteggiamento apre uno spiraglio di avvìo per un nuovo corso tra i poli e dimostra che la elezione di Napolitano è stata accettata dalla opposizione come la soluzione per essa meno sgradita.
L'importante appuntamento istituzionale si è dunque concluso in modo ragionevole, anche se non pienamente conforme alle aspettative della maggioranza e anche di alcune componenti della stessa Cdl. In ogni caso è in definitiva prevalso l'interesse del paese, nel senso che è stata scongiurata

perfino in questa occasione una spaccatura netta tra le varie forze politiche.
Va pertanto apprezzato il gesto responsabile dell'on. Massimo D'Alema nel rinunciare alla propria candidatura di fronte alla contrarietà della Cdl , come va egualmente apprezzata la decisione del centrodestra di non ostacolare ulteriormente la elezione di Napolitano alla suprema magistratura dello Stato mediante la reiterata contrapposizione di un suo candidato.
Nel merito va sottolineato che il senatore Napolitano ha al proprio attivo una lunga esperienza istituzionale e un forte senso dello Stato, per cui è in possesso di tutte le doti necessarie per assumere al vertice del sistema il ruolo di garante della Costituzione e del corretto svolgimento del gioco democratico.
Dal canto suo la collettività sicuramente può ravvisare nell'episodio un motivo di soddisfazione, nella speranza che dopo un lungo periodo di lotta politica particolarmente aspra abbia finalmente inizio una gestione della cosa pubblica che si occupi e preoccupi soltanto dell'interesse generale, secondo le finalità proprie e imprescindibili della classe dirigente , e non soltanto delle battaglie volte alla conquista del potere.
La maggioranza e l'opposizione mantengono ovviamente le rispettive posizioni, ma l'ascesa al Colle di una personalità di prestigio come Giorgio Napolitano potrà assolvere una funzione di equilibrio e di mediazione, nel rispetto delle prerogative che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica e che sono state finora egregiamente esercitate da Carlo Azeglio Ciampi.
E' questo il primo auspicio che può essere formulato dopo l'elezione appena avvenuta del nuovo Capo dello Stato, nella fiduciosa speranza che ne derivi una svolta costruttiva nella politica del nostro paese.

ALBERTO VIRGILIO
Procuratore generale onorario della
Corte Suprema di Cassazione (Italia).

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