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Carlo Goldoni compie trecento anni

di Mary Falco

Carlo Goldoni compie trecento anni. Carlo Goldoni è uno dei personaggi più significativi del suo secolo, che vive intensamente, da protagonista: infatti nasce il 25 febbraio 1707 a Venezia da una famiglia borghese e muore a Parigi nel 1793, in piena Rivoluzione.
Percorriamo più attentamente le tappe della vicenda, nasce a Venezia nei primi anni del secolo e ci sorge subito una curiosità: com'era allora questa città?
Dal punto di vista monumentale più o meno quella di oggi. Sì, certo, quest'affermazione attirerà le ire degli esperti di storia dell’arte... ma per i turisti di tutti i giorni, quelli alla buona, che fanno un giro a San Marco e se c'è bel tempo arrivano fino alle isole, Venezia è data dal Canal Grande, piazza, Basilica, Campanile (non autentico, questo si sa, ma pur sempre ricostruito "com'era e dov'era" dopo il crollo del 1902) Salute e San Giorgio. Tutte cose appunto già perfettamente godibili anche nel settecento. La grossa differenza è rappresentata dalla rete di ponti e fondamenta, quasi tutte di costruzione austriaca, se non addirittura più tarda: il Veneziano del settecento si muoveva in barca; non solo la famosissima gondola con felze, esclusivo privilegio patrizio, ma sandali, copani, margarote, rascone s'affollavano sulla laguna fin dalle prime luci dell'alba e non si fermavano completamente neppure di notte. Casanova racconta l'abitudine di passeggiare all'alba al mercato di Rialto, coi segni dei bagordi notturni ancora sul viso.
Per una città che viveva esclusivamente d'importazione il mercato aveva per forza un fascino speciale, si comprava, non dimentichiamolo, persino l'acqua, perché quella dei pozzi da tempo non bastava più e poi non era mai stata completamente potabile: le barche adibite a questo trasporto si chiamavano "burchi" e venivano dal Brenta, per questo ancoraa

oggi si chiama Burchiello il mezzo che lo risale. Ma c'erano anche donne, dette "bigolanti" che trasportavano i secchi per la città, di casa in casa, con acqua calda e fredda. Chi non voleva andare in barca se ne stava a casa, o meglio, davanti a casa, perché i primi piani erano umidi e bui, tanto che nella bella stagione campi e calli erano affollate di bambini che giocavano ed artigiani, uomini e donne, al lavoro: prime fra tutte le merlettaie e le "impiraperle" e poi via via: calzolai, fabbri e tutti i rivenditori di commestibili, con botteghe stabili all'aperto o organizzati addirittura per una distribuzione a domicilio. Data la secolare tradizione d'andar per mare ed il grande traffico di gente che veniva ogni mattina dalla campagna a vendere i propri prodotti, le botteghe adiacenti al mercato di Rialto furono le prime ad attrezzarsi per la preparazione d'alimenti a lunga conservazione e la distribuzione di cibi caldi pronti, che anticipa un po' i fast food di oggi.
Il fatto di spostarsi prevalentemente in acqua selezionava fortemente la popolazione, tanto che fino a cinquant'anni fa nelle zone più popolari era facile trovare, accanto ai marinai professionisti che avevano girato il mondo, donne che non erano mai arrivate neppure fino in piazza San Marco! L'acqua, certo, era più pulita, ma faceva molto più freddo, poiché dal seicento alla fine del secolo scorso era in atto quella che poi fu chiamata "piccola glaciazione", tanto che la laguna più d'un inverno fu completamente chiusa dalla morsa del gelo e poiché ci si scaldava soltanto a carbone ed a legna, la città viveva in costante pericolo d'incendio; anche l'acqua alta, che pure certamente s'è fatta più frequente dopo l'insediamento delle fabbriche a Marghera, non era un fenomeno sconosciuto a partire dal 1600, quando ci fu la prima inondazione, seguita da quelle del 1625 - 1746 - 1750 - 1792,

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