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Carlo Goldoni compie trecento anni di Mary Falco |
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continua da pagina 19 Nella commedia tradizionale in voga fino a quel momento gli attori sul palcoscenico si nascondevano dietro le maschere, le quali rappresentavano dei personaggi standardizzati, fissi. La personalità dell'attore era del tutto irrilevante e la trama veniva costruita di volta in volta, nel rispetto di alcune regole fondamentali. Questo genere teatrale era entrato in grave decadenza. Per ottenere gli applausi del pubblico spesso si usavano forme di comicità grossolana e si costruiva la vicenda su trame piuttosto superficiali, che comunque rientravano in schemi facilmente prevedibili, in quanto più o meno collaudati. Non erano più le vicende della vita reale che venivano rappresentate, ma pure e semplici allegorie, anche se a volte impreziosite da intrecci abbastanza complicati. Il dialogo in ogni caso aderiva al linguaggio quotidiano ed il Goldoni ereditò questo aspetto, perfezionandolo.
È noto che la sua innovazione più famosa è quella di sostituire la maschera con l'attore, che rappresenta una persona concreta e soprattutto una situazione concreta. L'intreccio è basato sul carattere del protagonista, che ha una sua storia da comunicare, semplice ma genuina e quindi interessante. L'attore non deve adeguarsi alle trame, ma recitare se stesso sulla base di una trama scelta dal commediografo. Non era cosa facile, sia perché al pubblico piaceva l'improvvisazione, sia perché all'attore non piaceva recitare parole altrui. In questa necessità di fondare la commedia sulla descrizione del carattere, Goldoni si rifà completamente a Molière.
La commedia dell'arte, non avendo più un legame diretto con la realtà, cercava
di colpire lo spettatore con le sorprese e le improvvisazioni, ma queste forme
restavano piuttosto forzate, astratte e intellettualistiche: quando non erano
prevedibili diventavano assurde o ridicole. |
piccolo-borghese. È la realtà stessa che gli offre la ricchezza degli argomenti da trattare. Di qui la valorizzazione del semplice, del naturale, del vero... Oggi siamo tutti d’accordo su questi valori, ma al momento fu una lotta: dopo le prime sue rappresentazioni Goldoni fu costretto a fuggire a causa dei debiti. Sperimentò una breve e poco felice esperienza diplomatica come console della repubblica di Genova a Venezia, si allontana di nuovo da Venezia nel '43, dirigendosi a Modena. Continuò a lavorare nel teatro durante la guerra di successione austriaca curando gli spettacoli di Rimini occupata dagli Austriaci; poi, per evitare gli eserciti in armi, ripara a Pisa, dove riprende la professione di avvocato. Goldoni però non aveva abbandonato i contatti con il mondo teatrale, tanto che fu convinto dal capocomico Girolamo Medebac a sottoscrivere un contratto come scrittore per la propria compagnia, che recitava a Venezia al teatro Sant'Angelo; così nel 1748 tornò a Venezia. Tra il 1748 e il 1753 Goldoni scrive per la compagnia Medebac una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell'arte, realizza i principi di una "riforma" del teatro. A questo periodo appartengono L'uomo prudente, La vedova scaltra, La putta onorata, Il cavaliere e la dama, La buona moglie, La famiglia dell'antiquario: qui emergono le polemiche sulla novità del teatro goldoniano e la rivalità con l'abate Pietro Chiari, che lavora per il teatro San Samuele. In quest’atmosfera d’accesa rivalità realizza altre sedici commedie, tra cui Il teatro comico, La bottega del caffè, Il bugiardo, La Pamela, tratta dal romanzo di Samuel Richardson, Il giocatore, La dama prudente, L'avventuriero onorato, I pettegolezzi delle donne. Con la bottega del caffè e la famiglia dell’antiquario l’attenzione del pubblico è attirata nel vivo della realtà veneziana, più a fondo forse di quanto non appaia oggi. tante mode apparentemente gaudenti, come quella del caffè e dei ridotti da giuoco, (i famosi 130 casini del 700!) mascherano infatti il disagio di un patriziato impoverito, che non può più ricevere in casa col decoro d'un tempo e vuol continuare egualmente a conservare un ruolo sociale. continua a pagina 21 |