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La Giornata della Legalità. La Fidapa a Roma l’ha onorata così di Antonella Pagano |
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continua da pagina 27 - intenzionalità, ovvero c’è qualcuno che decide, qualcuno che vuole dunque porre in essere un gesto classificabile quale gesto di bullismo. Un gesto è tale allorché: - c’è asimmetria di forze; ovvero chi decide di porre in essere un gesto di bullismo lo fa verso un soggetto fisicamente più fragile e con scarsa autostima; - c’è violenza ripetuta nel tempo. E’ dato oramai confortato da una casistica storica pressoché inconfutabile che chi ha adottato precocemente comportamenti violenti - ovvero in 3^ o 4^ elementare – intorno ai 23 - 24 anni farà già la prima esperienza in carcere. Il rapporto: “lo sono stati”: è pari a 4/1. La Petrocelli è determinatamente dell’avviso che tocchi all’Educazione occuparsi in solido del problema gravissimo; solo l’educazione ha potere di annientare questo fenomeno comportamentale distorto e pericoloso per molti versi; a lei persona, fra l’altro, non piacciono quasi per niente i discorsi improntati alla disponibilità di mezzi e strumenti. Il presentarsi quale comunità educante può essere invece risolutivo; è in tal modo che possiamo presentarci quale modello e favorire il bambino; e il bambino, come asseriva Piaget, procede per piccoli passi e passi di accomodamento; piccoli passi fra l’altro non reversibili. Es.: se i genitori di un bambino litigano, quest’ultimo non sa pensare che tra un po’ quei genitori potranno far pace. Dunque oggi, più che in ogni altra epoca, il bambino cresce disorientato; la causa forse risiede proprio nell’incapacità degli adulti di riconoscere, di sapere bene che ruoli rivestire; allora si possono pure capire tutti questo moltiplicarsi di discussioni sulla famiglia, dibattiti e dibattiti che coinvolgono anche la scuola; con urgenza bisogna ripensare a contenuti disciplinari che si traducano in sapere che valga per la vita. La scuola non può né deve essere una monade che pensa solo a se così come è richiesta un’alleanza tra adulti verso il bambino. Sicché, prima di chiedere strumenti, occorre che noi adulti si diventi adulti più credibili. Si debbono riscoprire i ruoli tradizionali insieme all’amore paterno e all’amore materno per essere educatori credibili. E per essere tali occorre saper dire: ti accolgo, conta sempre su di me e mentre si proferiscono queste sagge parole riuscire a mantenere al contempo l’atteggiamento paterno, ovvero: sappi che sono disponibile a darti tutto però sappi |
anche che bisogna meritarselo; fra l’altro so che puoi farcela, che saprai essere protagonista, nel senso che mai bisogna sostituirsi a loro dargli le chiavi per l’interpretazione quello sì poi dargli la certezza che il mondo è suo come sue sono le cose del mondo.
Non occorrono molte teorie, non molti sì, invece molti no. Pochissimi sì per disponibilità illimitata, insomma i si debbono essere incondizionati e mantenuti nel tempo. Anche i no vanno mantenuti nel tempo.
Per la coordinatrice Di Chio il cammino verso una nuova cultura, quella della legalità, è difficile.
Non basta solo denunciare ufficialmente la violazione dei diritti umani che è proibita dai Codici penali
e dalle Costituzioni di molti paesi africani e mediorientali, è necessario soprattutto sradicare certe culture plurisecolari.
Bisogna educare per evitare ogni situazione che possa sfociare nella violenza e nel sopruso.
Notevole è lo sforzo che la famiglia, la scuola, le istituzioni, la società tutta debbono compiere per essere
più incisivi e attenti alla prevenzione contro le violenze e le discriminazioni di qualunque genere esse siano.
Occorre intervenire più efficacemente a tutti i livelli nelle politiche educative e nelle relazioni fra uomo e donna,
sull’educazione all’eguaglianza e sul rispetto delle differenze.
Viva è la speranza che attraverso queste “testimonianze” fatte da donne e sulle donne e sui soggetti deboli
si giunga attraverso il supporto di valide strutture e di leggi, al risultato che le vittime denuncino le violenze
in modo tale da divenire, a loro volta, “testimoni” di abusi che vorrei augurarmi cessino del tutto.
E’ solo attraverso la denuncia e il supporto che tanti crimini violenti possono essere prevenuti e, ove perpetrati, puniti giustamente.
Paola Paloscia Lombardo, Presidente della Sezione Fidapa Roma Centro, dichiara d’essere orgogliosa del pomeriggio
organizzato all’insegna di così tanti bellissimi e soprattutto utili contributi sebbene nella consapevolezza che
“noi donne abbiamo ancora tanto tanto da lavorare”. Chiude i lavori con una constatazione emblematica: … "i paesi poveri in guerra grazie
all’istruzione possono tentare di risorgere e di costruirsi un futuro, noi che invece possediamo l’istruzione,
noi che abbiamo la fortuna dell’istruzione quale diritto stiamo distruggendo e distruggendoci". |