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Carlo Goldoni compie trecento anni

di Mary Falco

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Il popolo è visto dal Goldoni con simpatia, poiché lo ritiene capace di istintivo buon senso. Sulle scena delle sue commedie passano mercanti operosi, piccoli artigiani, studenti, servette, gondolieri, pescatori, comari pettegole, e molti sono semplici caricature-macchiette. Ma nessuno giunge mai a desiderare uno scontro netto con le contraddizioni del feudalesimo: al massimo ironizzano sull'atteggiamento e sulle concezioni di vita dei nobili, oppure criticano quei borghesi che cercano di ottenere i favori della nobiltà o che manifestano una particolare predilezione per i modi di vita patriarcali. Ciò che meglio caratterizza i personaggi goldoniani è il fatto ch'essi deridono lo sperpero, la dissolutezza e l'ozio della nobiltà; essi sanno mettere in luce l'esigenza della sana operosità, l'intraprendenza e le virtù familiari, anche se alla fine, nel loro rapporto con la nobiltà, prevale quasi sempre il sano buon senso, i toni concilianti e la cautela. Goldoni quindi, per conservando il genere tradizionale della commedia, che di per sé era comico, introduce progressivamente degli elementi nuovi, colti dalle vicende quotidiana delle classi medie in ascesa: elementi virtuosi, patetici e sentimentali. I vizi e le virtù dei suoi personaggi sono realistici non fantastici. Di qui peraltro l'uso del dialetto veneziano. Le sue commedie migliori sono certamente: La Locandiera, La casa nova, I Rusteghi e Baruffe Chiozzotte. Fra queste la più famosa è la Locandiera, che tra l’altro il 1 giugno era in distribuzione con “L’Espresso”. I personaggi: una donna avvenente e spiritosa, locandiera a Firenze; un marchese con molta boria e poco denaro; un conte che ostenta denaro e crede il mondo ai suoi piedi; un cavaliere zotico e introverso che fa il misogino; il cameriere della locanda, mite, rassegnato e fedele alla padrona che gli si è promessa. I fatti: dei tre nobili alloggiati nella locanda, il marchese e il conte sono attratti dalla locandiera (Mirandolina), il cavaliere invece la tratta sgarbatamente, deridendo gli altri due. Mirandolina progetta una vendetta sul rozzo antifemminista: si finge d'accordo con lui nel disprezzo delle donne e di chi s'innamora di loro, e comincia a guadagnarsi la sua stima. Ma così il cavaliere s'innamora di lei, la quale però, sotto gli occhi di lui, si concederà in sposa al cameriere. Mirandolina rappresenta il carattere di una donna civetta ma non corrotta, scaltra ma non perversa, giocatrice d'azzardo ma moglie fedele. Nonostante l’ambientazione fiorentina, la Locandiera presuppone per molti aspetti la mentalità della città natale del Goldoni: Venezia, dove il bel sesso, almeno da due secoli faceva ben parlare di se: basti per tutte l'aneddoto riguardante Cecilia Tron, già amante di Cagliostro, che in occasione d'uno spettacolo cedette il proprio palco al teatro di San Benedetto al duca di Curlandia per 80 zecchini. Al suo ingresso la donna fu salutata da una curiosa poesiola: "brava la Trona, la vende el palco più caro de la mona!" per nulla imbarazzata dalla presenza del marito la gentildonna sorrise e rispose: "gavè razon, perché questa, al caso, la dono!" Uno scherzo? Può darsi, ma le cronache del tempo non sono tutte così convinte. Il sesso a Venezia è un grande argomento: la gente parla di 40.000 donnine di piacere sparse per tutta la città, mentre duecento cortigiane di rango avevano fatto redigere un prestigioso catalogo, con tariffe, dati ed indirizzi. Va tuttavia raccomandata una certa cautela nell'interpretazione di questi dati: non possiamo paragonare le usanze d'un'epoca dove la prostituzione era legale, con la situazione odierna! Senza nessun pregiudizio contro la legge Merlin è chiaro che i giri legati alla mafia ed all'importazione clandestina di minorenni non potevano esistere in una città di porto, certo, ma piccolina, dove, per quanto oggi possa sembrare assurdo, si poteva ancora pensare alla "cortigiana onesta" che esercitava il suo mestiere con dignità. Non dimentichiamo poi che accanto agli atteggiamenti liberi delle patrizie, da secoli ormai avvezze a mandare avanti da sole gli affari di famiglia, perché i mariti erano in mare, c'era anche un "ménage" borghese molto più tranquillo documentato a dovere proprio dalle commedie di Goldoni. Ricche e povere comunque le veneziane vestivano con gusto. La moda s’avvaleva dell'esposizione nelle Mercerie della famosissima "piavola de Franza": una bambola in grandezza naturale, che veniva agghindata ogni anno in occasione dell'Ascensione con abiti nuovissimi per suggerirne l'acquisto. Quelle che non potevano comprare direttamente i prodotti francesi s’ingegnavano a copiarli in casa: i maligni dicono addirittura che le veneziane si facevano fabbricare apposta dei busti troppo stretti dietro ed aperti sul davanti, in modo che al minimo movimento il seno balzasse fuori. Bisogna ricordare però ai moralisti che all'epoca le donne allattavano i bambini fino ai due anni e che le popolane lo facevano tranquillamente sedute sulla pubblica via, per cui il seno non era quell'oscuro oggetto di desiderio che è diventato poi per la tradizione romantica! Le signore "più desiderose di baci che di calde parole" commentavano i contemporanei, uscivano continuamente e frequentavano con gioia teatri e feste, ben nascoste dietro alla "bauta", cioè alla maschera e con un gran tabarro nero che copriva i delicati vestiti e le vertiginose scollature da esibire soltanto al momento giusto, maschera e mantello che i Francesi della Rivoluzione arriveranno addirittura a proibire perché li identificavano col potere dell'"ancien régime"! Se oggi questo mondo ci è noto proprio grazie alle commedie di Goldoni, non tutti i contemporanei apprezzavano il fatto d’essere trasformati in personaggi di teatro. E se consegue numerosi successi, gli si oppongono strenuamente l'abate Chiari, che lo accusa di aver distrutto la commedia a soggetto in maschera e soprattutto Carlo Gozzi, che gli rimprovera uno scarso rispetto della tradizione linguistica e lo accusa di diffondere un senso di sovversione sociale, sulla scia delle idee illuministiche francesi, mettendo alla berlina la classe dirigente aristocratica; inoltre lo accusava d'impoverire i soggetti producendo "antieroi". Oltre a ciò il governo veneziano rifiuta di concedergli una pensione in riconoscimento dei suoi meriti. Così, nel 62, accogliendo un invito della "Commedia italiana" di Parigi, parte per la Francia, scrivendo soggetti per quel teatro. Vitale fu l'ultima stagione per il Teatro San Luca, prima della partenza, ove produsse la cosiddetta Trilogia della villeggiatura: Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnevale. I francesi invece preferiscono le commedie improvvisate. Goldoni aderì subito alla politesse francese, dovendo anche affrontare varie difficoltà a causa dello scarso spazio concesso alla Comédie Italienne e per le richieste del suo nuovo pubblico, che identificava il teatro italiano con quella commedia dell'arte da cui Goldoni si era tanto allontanato. Riprese dunque una battaglia di riforma: la sua produzione presentava testi destinati alle scene parigine e a quelle veneziane; si possono ricordare le due commedie in francese che vogliono confrontarsi con Molière e con la tradizione comica francese, Le bourru bienfaisant e L'avare fastueux. Nel '65 si trasferisce alla corte di Versailles come maestro di lingua italiana delle figlie del re Luigi XV. Nel '75 è insegnante d'italiano delle sorelle di Luigi XVI e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l'87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, morì in miseria il 6 o il 7 febbraio 1793, pochi giorni prima che la Convenzione decreti la restituzione di questo riconoscimento! Le sue ossa sono andate disperse. Insomma, i Veneziani non erano tutti santi, nonostante da più di mille anni affermassero di vivere e governare nel nome di San Marco, ma neppure quegli effemminati gaudenti di tanta tradizione successiva e se "le veneziane son tutte puttane" come recita una canzoncina satirica, bisogna accordarsi per modificare un po' l'etimologia del termine, decisamente inadeguato per gran parte della popolazione femminile della città. 39. Festival Internazionale del Teatro Goldoni e il teatro nuovo Venezia, 24 maggio 2007 All’incontro tra classico e contemporaneo è dedicato il 39. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia - presieduta da Davide Croff - che si svolgerà a Venezia dal 18 al 29 luglio 2007. Goldoni e il teatro nuovo è infatti il titolo del Festival che Maurizio Scaparro, ideatore e direttore della manifestazione, ha inteso come libera riscrittura drammaturgica o registica di testi goldoniani. Nello stesso spirito di un confronto con l’oggi si è voluto attivare un rapporto vitale di scambio tra teatro e giovani con la creazione di un Campus internazionale dedicato agli studenti universitari, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, di cui si annuncerà il programma specifico quotidiano - integrato agli spettacoli del Festival – nei prossimi giorni. Fra gli spettacoli serali del Festival occupa un posto particolare il progetto - promosso dalla Biennale di Venezia congiuntamente alla Regione del Veneto e inserito nell’ambito delle manifestazioni per il terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni - che ha coinvolto autori, scrittori, attori, registi e compagnie dell’area veneta, valorizzando quelle risorse artistiche e culturali della città e del territorio a cui per primo Goldoni attinse.

Dal panorama vitalissimo, di graffiante attualità, della narrativa contemporanea provengono così due scrittori di successo, entrambi di area veneta, ugualmente impegnati nella rilettura del commediografo veneziano: Tiziano Scarpa, l’autore di Occhi sulla graticola, e Giancarlo Marinelli, finalista all’ultima edizione del Premio Campiello con Ti lascio il meglio di me. Dalla goldoniana Casa nova nasce l’ultima casa di Tiziano Scarpa messo in scena da Michele Modesto Casarin con la compagnia Pantakin da Venezia, che da tempo frequenta con creatività e originalità le opere della commedia dell’arte, ma qui per la prima volta impegnata con uno testo di nuova drammaturgia. Mentre La sposa persiana, protagonista una effervescente Debora Caprioglio, sarà messa in scena dallo stesso Marinelli, complici gli attori della Piccionaia – I Carrara di Vicenza, Teatro Stabile di Innovazione. Alle novità drammaturgiche di Scarpa e Marinelli si aggiungono poi La famiglia dell’antiquario nella lettura di uno dei maggiori registi europei, Lluís Pasqual, e con un cast di attori guidato da Eros Pagni, grazie all’alleanza di due Stabili, quello del Veneto e quello di Genova, che all’opera di Goldoni e alla sua riscoperta dedicano da anni le loro energie. Infine, un’altra grande figura del teatro italiano, Giulio Bosetti, interprete di tante commedie goldoniane, che affronta alla Biennale, per la prima volta, un capolavoro come Sior Todero Brontolon, diretto da Giuseppe Emiliani dell’attivissima associazione veneziana Vortice – Teatro Fondamenta Nuove. Sempre nello spirito di suscitare nuove energie e nuova creatività si inscrive il resto del ricchissimo programma serale del Festival: con Letizia Russo impegnata dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli nell’adattamento del Feudatario di Goldoni; Enzo Moscato che compone la sua originalissima partitura linguistica e teatrale, Le doglianze degli attori a maschera, con il Teatro Stabile di Napoli - Teatro Mercadante; Edoardo Erba dall’Italia, Rui Zink dal Portogallo, Tena Štivičič dalla Croazia che con Goldoni Terminus declinano in tre modi diversi lo stesso canovaccio goldoniano per nove attori e un regista, Toni Cafiero; la giovane compagnia Band à Part, che riscrive La bottega del caffè ispirandosi non solo all’originale goldoniano ma anche al celebre rifacimento, nero e violento, di Fassbinder; la studiosa e traduttrice Ginette Herry, che adatta per il palcoscenico il “romanzo teatrale” Zelinda et Lindoro con la regia di Jean-Claude Berutti e la compagnia della Comédie de Saint-Étienne. 39. Festival Internazionale del Teatro E ancora Pietro Favari - accompagnato dall’intelligenza di un artista eclettico come Ugo Gregoretti nel ruolo di protagonista - che rievoca in Monsieur Goldoni gli incontri del commediografo con Diderot, Voltaire, Jean Jacques Rousseau e altri celebri personaggi negli anni del suo esilio francese; Alessandro Fullin, “famosa archeologa” della trasmissione televisiva Zelig Circus, che sfoga la sua verve moltiplicando per tre la figura della servetta di tante commedie goldoniane nell’esilarante Le serve di Goldoni, complice la regia di Andrea Adriatico; Marcello Scuderi, attore e regista italiano attivo in Francia, che in 2037 Atelier Goldoni immagina la scomparsa di tante celebri commedie goldoniane in virtù dell’auditel in biblioteca; Andrea Paciotto, già regista presso La MaMa ETC di New York, Jovan Cirilov, fondatore e direttore artistico del Bitef di Belgrado, e Susanne Winnaker, dramaturg attiva al Theater am Turm e Schauspiel Frankfurt, che insieme adattano nello spirito contemporaneo un “cult” del teatro goldoniano, Arlecchino servitore di due padroni. La scrittura registica è protagonista poi di alcuni degli spettacoli di maggiore importanza di questo festival: Il Teatro comico, splendido esempio di teatro nel teatro, riproposto dal regista Marco Bernardi con il suo collaudato gruppo di attori dello Stabile di Bolzano, fra cui Patrizia Milani, Carlo Simoni, Alvise Battain; La vedova scaltra, celeberrimo e frequentatissimo testo goldoniano, passa attraverso il filtro irriverente di Lina Wertmüller, interprete Raffaella Azim; Giuseppe Argirò rilegge La pupilla con una formazione di notevole importanza, capeggiata da Pamela Villoresi ed Elisabetta Valgoi; Mémoires, ispirato tanto a Goldoni come a Strehler, con cui Giorgio Ferrara, regista e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, interpreti Jean-Claude Penchenat e 12 attori francesi, vuole rendere anche omaggio ai 60 anni di vita del Piccolo Teatro di Milano e ricordare uno dei traguardi sognati dal grande artista Giorgio Strehler. Infine, dallo storico Teatro Katona, il regista Gábor Zsámbéki porta in scena un insolito testo goldoniano, La guerra. Nato come prova d’esame degli attori dell’Accademia di Teatro di Budapest, La guerra è stato un tale successo da entrare nel repertorio dell’Università del Teatro ed è stato scelto per aprire il 39. Festival Internazionale del Teatro nel significativo rapporto tra teatro e giovani. A chiudere il Festival, invece, un altro importante atelier internazionale di teatro, l’Ecole des Maîtres, diretto da Franco Quadri, che quest’anno affida a uno dei migliori registi della scena italiana, Antonio Latella, l’originale lettura di Pericle, ovvero “Shakespeare sotto gli occhi di Goldoni”. Un’altra novità del Festival è data dalla presenza della Rai che, attraverso le sue diverse reti radiofoniche e televisive, le sue strutture e i suoi preziosi archivi ha attivato un fertile incrocio tra teatro cinema televisione radio, fornendo materiali, progetti, registrazioni, e facendosi partner del Festival per cui ha promosso anche un premio. Un premio speciale - nato da un’iniziativa della rubrica di informazione culturale RAI TG3 Chièdiscena in collaborazione con la Biennale di Venezia - verrà infatti attribuito al miglior adattamento contemporaneo di Goldoni, scelto tra i lavori presentati al 39. Festival Internazionale del Teatro da una giuria di esperti tra teatro e giornalismo: Ugo Gregoretti, Italo Moscati, Laura Barbiani, Roberto Ellero, Moreno Cerquetelli. 39. Festival Internazionale del Teatro Rai Cinema, con la collaborazione di Rai Innovazione Prodotto, partecipa al Festival con l’anteprima de La maschera d'acqua, un progetto curato da Franco Scaglia e costituito da sette cortometraggi raccolti in un film a episodi, nati dalla sfida ad alcuni registi di teatro e di cinema - Maurizio Panici, Leonardo Ferrantini, Giancarlo Marinelli, Lucrezia Le Moli, Salvatore Giulla, Barbara Cupisti - di riproporre oggi, in chiave contemporanea, temi e personaggi delle commedie più note di Carlo Goldoni, da La locandiera a Gl'innamorati. In collaborazione con Radio Rai, attraverso la struttura Radioscrigno, verrà inoltre realizzata una installazione radiofonica dedicata ai tanti e ricchissimi materiali sonori sul grande autore veneziano: un vero percorso tra ricordi e curiosità di ieri, testimonianze di oggi, progetti di domani. Dalle registrazioni storiche di commedie goldoniane realizzate esclusivamente per la radio - con le voci di Cesco Baseggio, Gastone Moschin, Rina Morelli, Giulia Lazzarini, Tino Carraro, Lilla Brignone, Valentina Cortese, Valeria Moriconi, Glauco Mauri, Franca Valeri, Aroldo Tieri ... - alle testimonianze più recenti, realizzate da “Teatri alla radio” per Radiotre Suite, alle opere musicali di cui Goldoni scrisse i libretti. Da Rai2 “Palcoscenico”, proviene infine la registrazione televisiva di un trittico di grandi registi con i loro ultimi tributi al genio goldoniano: Il ventaglio di Luca Ronconi, Una delle ultime sere di Carnevale di Pier Luigi Pizzi, Mémoires di Maurizio Scaparro. I tre lavori verranno proiettati all’interno della rassegna ideata da Italo Moscati, Goldoni Ciak, soggettista e (quasi) sceneggiatore, una rassegna di testi goldoniani che hanno ispirato cinema e televisione, oltre che, naturalmente il teatro e che rivelerà “insospettati” registi e interpreti goldoniani: da Luisa Ferida e Osvaldo Valenti a Franco Branciaroli, Adriano Celentano, Sergio Castellitto e Isabella Rossellini, da Luigi Chiarini a Tinto Brass e Jacques Rivette. Momento significativo e irrinunciabile del 39. Festival Internazionale del Teatro – Goldoni e il teatro nuovo, sarà la consegna dei Leoni d’oro per il Teatro, dopo la prima edizione dello scorso anno che ha istituito i premi anche per questo settore dello spettacolo: un omaggio al teatro, dunque, alla sua memoria e al suo futuro. I Leoni d’oro per il teatro saranno infatti tre: alla più illustre tradizione del Leone d’oro alla carriera si aggiungono un secondo Leone d’oro, che verrà attribuito a un giovane interprete, e un terzo, ancora, a una scuola di teatro, vera fucina dei prossimi talenti. Altrettanto significativamente, anche questa edizione del festival attribuirà il Leoncino d’Oro per il Teatro al miglior spettacolo nel nome dei suoi più giovani partecipanti. Istituito per la prima volta dalla Biennale di Venezia e dall’Agiscuola lo scorso anno, sull’esempio collaudato della Mostra del Cinema, il premio è infatti stabilito da una giovanissima giuria, selezionata con la collaborazione della F.I.T.A.


La casa di Carlo Goldoni

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