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Pier Paolo Pisolini si può definire una personalità totalizzante perché le sue scelte poetiche e narrative, le sue
innovazioni cinematografiche ma, soprattutto la sua caratura umanistica, sono illuminate da profonda onestà intellettuale
e culturale grazie alle quali è riuscito ad evitare le pesantezze ideologiche ed a rappresentare, originariamente, la vita
come complesso modo oggettivo e soggettivo stemperato negli alti e bassi delle quotidiane contraddizioni.
Di qui il legame non formale con la vita aspra dei contadini friulani e la ricerca di una filologia legata alla
difesa delle lingue regionali (Casarsa) come tessere indeclinabili per capire la coscienza storica nazionale.
E ancora la vicinanza al vitalismo del sottoproletariato dentro l’obsoleto universo cinematografico e pathos poetico che
trova espressione nei versi de "le ceneri di Gramsci” (premio Viareggio 1957) in cui il conflitto fra ragione e passione
trova momenti di grande rilevanza stilistica e dialettica.
Quindi, possiamo affermare che Pisolini rappresenta l’uomo nella sua interezza, proteso a mettersi contro paludate
teorie del sistema politico, a leggere nel cuore il dolore degli uomini, gli eterni viandanti dentro il tunnel del cammino storico.
Ad oltre trenta anni dalla sua morte la sua figura ed il suo insegnamento si stagliano come esemplare anticonformismo,
come cantico suadente della inquietudine e della fragilità umana.
Per tutte queste ragioni è da far conoscere e studiare come punto di riferimento soprattutto ai giovani di oggi
storditi dal chiasso mediatico soppiantando la cultura come fucina di saperi e l’ha sostituita con la spocchia televisiva del filosofo
Karl Popper “La cattiva maestra”.
I tempi moderni non hanno partorito l’uomo nuovo e la responsabilità della televisione in tutto questo è enorme, non
come mezzo tecnico ma come strumento di potere.
La morte di Pisolini non ha totalmente cancellato la sua figura ed il suo apporto alla cultura, ma sarà invece continuamente
ricordato doverosamente e studiato. |
Questo libro descrive le fasi più importanti che hanno portato all’accordo Ribbentropp – Molotov
in cui si stabilì, oltre alla suddivisione dei Sudeti, anche un patto di non aggressione reciproca, ed il periodo in cui si
ruppe quest’alleanza e la Germania divenne l’acerrimo nemico dell’URSS tanto che Stalin che prima di allora aveva cercato
ardentemente quest’accordo, arrivando a sostituire persino il predecessore di Molotov che era più filoccidentale.
Ma subito dopo, a seguito dell’invasione da parte della Germania, come viene riportato nel volume, la strategia di Stalin improvvisamente
cambiò a causa dell’invasione da parte della Germania della Polonia ed il tentativo di invadere successivamente l’Unione Sovietica
malgrado nel patto Ribbentropp
- Molotov del 1939 fosse stata pattuita la non aggressione da parte della Germania.
Le ragioni dell’invasione della Polonia da parte delle potenze di Hitler erano ascrivibili sia a fattori ideologici, sia economici.
Sul piano ideologico in Polonia vi erano diversi ebrei e secondo la logica Hitleriana, dovevano essere epurati, mentre Stalin,
tutto sommato non era contro la razza ebraica ma soltanto fautore di una bolscevizzazione di questo paese.
Hitler forte del suo esercito si era illuso di poter vincere la guerra e di dominare l’Europa, si propose di sconfiggere la Francia,
l’Inghilterra e soprattutto l’Unione Sovietica contro la quale preparò un piano denominato “Operazione Barbarossa”.
Il piano era ad alto rischio in quanto si giocava il suo futuro e la sua credibilità in quanto in caso di sconfitta, avrebbe
segnato la fine della Germania e di Hitler che, come si evince dal suo libro “Mein Kumf” aveva una sorta di mania di grandezza
tant’è che malgrado la guerra fosse incruenta, si era illuso, forte dell’imponente esercito, di vincerla e di dominare il mondo intero.
Stalin che entrò in guerra intorno al 42’ dimostrò nelle fasi iniziali un’inferiorità da un punta di vista militare che pagò con la
perdita di vite umane e l’aggravamento della situazione economica del suo paese.
Mentre per la Germania le prime fasi delle guerra erano state favorevoli anche se a livello economico, la situazione non era rosea
ed Hitler mosso dalla sete di potere e dalla mania di grandezza, aveva omesso di affrontare questo problema.
Nel libro viene riportato anche il Patto d’Acciaio tra Italia e Germania, in base al quale si stabiliva che in caso di aggressione
da parte di una delle due parti in causa, l’altra sarebbe intervenuta al suo fianco.
L’Italia nonostante quest’accordo, non sarebbe voluta intervenire a causa dell’arretratezza del suo esercito riservandosi un
successivo intervento in un secondo momento per dare a Mussolini la possibilità di costruire un esercito potente: non fu così e
l’Italia pagò la sua decisione di entrare in guerra al fianco della Germania con enormi perdite sia da un punto di vista economico, sia di vite umane.
Il libro arricchito da un corredo fotografico si conclude con la descrizione delle ultime fasi della guerra che segnarono
la sconfitta della Germania e la ripresa dell’unione Sovietica.
Inoltre si caratterizza in quanto riporta le testimonianze di alcuni protagonisti che hanno fatto la storia di quei terribili
anni della guerra e l’autore, malgrado non sia uno storico di professione ha dimostrato una straordinaria capacità nel descrivere
con dovizia di particolari gli episodi più salienti che hanno caratterizzato il periodo bellico. |