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“Hanno sequestrato il Papa”
Un titolo sensazionale per una commedia senza tempo

di Antonella Pagano

Due tempi di Joao Bethencourt tradotti da Raffaello LAVAGNA di Radio Vaticana, drammaturgo fertile, le cui opere han viaggiato per i teatri di tante capitali: da “Mio Fratello Negro” - recentemente riscoperto dal Comune di Roma per la pregnante attualità del tema insieme alla precisa volontà dell’Assessore Jean Leonard Touadì di riproporlo in alcuni teatri della Capitale a “Il miracolo del Corporale “ con il quale ha inondato di sapiente deliziosa spiritualità tanti altri teatri e nazioni europee ed extraeuropee e, del resto, l’amore del Lavagna per il teatro è a tutto tondo.
Era a Madrid allorché un Cartellone annunciava la Commedia :”Il giorno che sequestrarono il Papa”, volle vederla e poi non seppe resistere al desiderio di tradurla perché anche l’Italia potesse beneficiarne.
A Parigi, fra l’altro, l’opera era stata tradotta da uno dei massimi commediografi francesi l’Accademico di Francia Andrè Roussin. Centinaia di repliche dovunque per un sequestro impensabile e fantastico posto in essere a New York da un ebreo a cui la guerra aveva strappato per sempre un figlio.
A questo padre colpito nel più grande dei dolori, accade che mentre stava pensando di rapire un alto funzionario dell’ONU, la fortuna gli consente di ospitare nel proprio taxi il Papa. Provvidenziale colpo di fortuna per il suo piano; ne approfitterà immediatamente; sequestrerà il Papa e lo porterà nella propria umile casa ove, oltre a sua moglie vi sono gli altri due figli. Lo scopo? Poter ottenere che l’ONU istituisca la giornata della pace. Straordinario? Di più, se solo si pensa ad una giornata di pace assoluta, ovvero ventiquattro ore durante le quali non un solo uomo possa perdere la vita a causa di una delle tante guerre che infestano il pianeta. Ben conosceva il Bethencourt le uscite alla chetichella di Papa Giovanni XXIII, e bene era a conoscenza di Paolo VI che all’ONU perorò alacremente la causa: "mai più guerre sulla terra";

non poteva invece immaginare quel che sarebbe poi accaduto con Papa Giovanni Paolo II che ha realmente indetto la Giornata della Pace, celebrata annualmente in Assisi. Commedia profetica allora quella di Joao Bethencourt, oltre che frizzante nei ritmi, coinvolgente nell’umorismo, colma di divertite emozioni, dalla verve ancor più che divertente, “questa simpatica accattivante follia che ha ottenuto certo un significativo successo in Ispagna, ma che ha saputo conquistarsene uno molto significativo anche in Germania, a Saarbruken, città in una nazione di tutt’altro temperamento e temperie religiosa che la Spagna” - come riferisce ancora il Lavagna. “Commedia che solo a Parigi ha colto un successo senza pari; e Parigi ha sempre contato moltissimo in fatto di Teatro”, a tale proposito rammenta il famoso Teatro delle Nazioni e il più recente Teatro d’Europa diretto, fra gli altri, anche da Strehler. Il Papa di Bethencourt chiederà all’ONU l’ istituzione della giornata della pace, il papà del soldato americano ucciso in guerra, compirà mille pazzie pur di riuscire a fermare almeno per 24 ore l’orrore dell’uomo contro l’uomo. Ne farà di tutti i colori in nome della Pace che, come asserisce con convincimento il Lavagna” è l’aspirazione, il desiderio che sta in fondo al cuore di tutti”. Felice, dunque, l’intuizione di Raffaello Lavagna; più che essere un ripercorrerne i fasti è certificarne la cogente validità storica; lui che del Teatro abbraccia il senso più pedagogico e comunicativo e ne promuove ogni manifestazione, vieppiù lo dimostra con la commedia del brasiliano di Rio de Janeiro, scomparso solo due mesi fa, che in questa opera ha saputo magistralmente dosare nostalgia per un mondo utopistico e cruda realtà dei nostri giorni. Plauso dunque all’ Associazione teatrale onlus: “La Scintilla” che ha proposto la commedia nelle due serate del 5 e 6 maggio scorsi al Teatro in Portico al 195 della Circonvallazione Ostiense, che ha registrato l’entusiastico consenso di un folto pubblico.

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