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Tapulone
IL TAPULONE
(RICETTA DELL’ANTICA TRADIZIONE
DI BORGOMANERO IN PROVINCIA DI NOVARA)
La leggenda narra che tredici
pellegrini di ritorno da un viaggio all’isola di San Giulio, sul
lago D’Orta, rimasti senza cibo, decisero di cucinare un vecchio
asino per salvarsi da una morte infame. La carne dell’asino venne
triturata col coltello (tapulè) e cotta a lungo, tanto da farne
risultare una pietanza gustosa.
Questa ricetta fa indubbiamente parte di una cultura gastronomica di
tradizione antica e povera, tradizione contadina che vedeva gli
asini, ormai vecchi e stanchi, sfruttati fino all’ultimo, sul desco
del padrone.
Ingredienti per 4 persone:
Kg 1 di polpa di asino macinata
grossa
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
Qualche chiodo di garofano Sale Pepe
5 foglie di alloro
1 bicchiere di buon vino rosso
Preparazione:
Schiacciare la testa d’aglio e
porla a friggere in una casseruola con il cucchiaio di olio, quando
l’aglio è ben soffritto, aggiungere le foglie di alloro, i chiodi di
garofano e il vino. All’ultimo la polpa di asino, il sale e il
pepe. Cuocere a fuoco lento per un’ora.
Questa ricetta si presta ad essere accostata a una polenta leggera
conciata col burro.
Cicirittria
(pasta coi ceci)
Antica
ricetta del Salento.
Ingredienti: 500 gr di farina, sale, olio, aglio, 400 gr di ceci
secchi, pepe.
Preparazione: la sera antecedente alla preparazione, mettere a
bagno i ceci e salarli, avendo cura di lasciarli a bagno per tutta
la notte. La mattina successiva, colare e lavare i ceci e lessarli,
per tre ore. Nel frattempo, preparare un impasto con la farina,
acqua (q.b.) e sale, lavorandolo sino a che non sarà ben amalgamato.
Stendere questo impasto in sfoglia sottile e arrotolarlo su se
stesso come un sigaro. Tagliare a listarelle di circa un centimetro
il sigaro di sfoglia ed infine srotolarlo. In una casseruola colma
d'acqua, una volta giunta ad ebollizione, cuocere la pasta
riservando un quinto della pasta a parte. La parte di pasta non
lessata va soffritta in padella con tre cucchiai di olio d'oliva e
due spicchi d'aglio e un paio di minuti prima del termine della
cottura, aggiungere i ceci lessati scolati grossolanamente e la
pasta lessata. Amalgamare in cottura e servire calda e cosparsa di
qualche goccia di olio extravergine di oliva.
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BRASATO AL BAROLO (ANTICA RICETTA DELLA
TRADIZIONE PIEMONTESE)
Ingredienti: per 4 persone
gr. 800 di carne magra della coscia di manzo
gr. 50 di pancetta
gr. 50 di burro una spruzzatina di brandy
farina.
Per la marinatura:
Una bottiglia di Barolo non molto invecchiato
2 o 3 carote
2 costole di sedano una cipolla le foglie di un rametto di rosmarino
3 chiodi di garofano
un pizzico di timo
uno spicchio d'aglio
una foglia di alloro
un pezzetto di cannella
3 grani di pepe raccolti in un sacchettino di garza.
Preparazione:
Disponete alcune listarelle di pancetta sulla
carne, posizionate il tutto in una terrina insieme alle verdure
tagliate a piccoli pezzi e al sacchettino con gli aromi e le spezie.
Versate il Barolo e coprite con un piatto lasciando marinare per
circa un giorno la carne e gli altri ingredienti avendo cura di
posizionare il tutto in un luogo fresco (non in frigo) e, di tanto
in tanto, rimescolate.
Al momento della cottura, in una casseruola, soffriggete nel burro
la restante pancetta che avrete tritato e nel composto, rosolate la
carne scolata dal vino e leggermente infarinata.
A questo punto
versate tutta la marinata e portate a bollore. Dopo una decina di
minuti eliminate dalla casseruola il sacchettino degli aromi,
salate, coprite con un coperchio e portate a cottura a fuoco lento.
Dopo circa un'ora, spegnete il fornello, togliete la carne dalla
pentola e tenetela al caldo. A parte, passate il sugo nel
passaverdura e rimettetelo sul fuoco fino a che non si sarà
addensato, regolate il sale e spruzzatelo di brandy per portare
nuovamente a bollore il composto per qualche minuto.
Servire la carne a fette, con polenta o purè, irrorando con la salsa
della sua cottura ormai addensata.
QUALCHE PICCOLA NOZIONE SUL BAROLO.
Il Barolo è indubbiamente fra i vini italiani
più importanti, tanto da essere definito “il re dei vini e il vino
dei re”.
E’ tutelato dalle ferree regole del DOCG e può essere prodotto solo
ed esclusivamente in alcuni paesi della provincia di Cuneo.
Il Barolo ha origini risorgimentali, in quell’epoca i Savoia erano
usi consumare i prestigiosi vini francesi dell’epoca e non
considerare i vini italiani, in quanto dolci e poco indicati a
palati raffinati.
Fu proprio la marchesa Falletti di Barolo a
interpellare Luis Oudart, grande enologo francese di gran fama,
perché rendesse i suoi vini al pari dei più grandi vini francesi.
Oudart comprese che il difetto stava nella fermentazione che non
ultimando mai il suo processo, rendeva i vini dolci e instabili,
adatti solo a consumarsi in fretta.
I risultati ottenuti convinsero
così sia Cavour che Vittorio Emanuele a convertire i loro vigneti .
Nacque così il Barolo. |