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Agli altri forse si poteva fare l'abitudine...
ma quella guardava dritto dritto davanti a sé, coi suoi occhi scuri e
profondi, bordati di kajal come quelli di una ballerina ed anche il bambino
che teneva in braccio aveva lo stesso sguardo d'adulto triste. La donna poi
aveva una mammella scoperta, una piccola mezzaluna che si affacciava dal
vestito, come se stesse allattando e qualcosa o qualcuno li avessero
distratti, sia lei che il bambino.
C'era da farsi venire i brividi!" questa descrizione ricorda la Nicopeia e
la Madonna della Salute … -
- Sì certo! Queste sono le immagini della chiesa d'Oriente. La pittura
veneziana degli albori prendeva le mosse da lì.
Ma Venezia doveva lavorare per vivere e questo la spinse a ricercare, non
solo metaforicamente, nuove strade. Quando i padroni d'Astarte diventano ricchi vanno a vivere nel
palazzo di Rivo Alto, che rappresenta un'evoluzione rispetto al "ménage" di Torcello! –
La precedo, correndo a pag. 74:
"Nel terzo autunno dopo il suo arrivo i padroni comprarono un palazzo a
Rivo Alto.
I cristiani infatti abitavano tante città: nei giorni limpidi d'inverno si
vedevano all'orizzonte montagne coperte di neve e Marcello le spiegò che
c'era gente che abitava in quei luoghi, ed anche oltre, a giorni e giorni di
cammino dal mare e che tutti venivano a Rivo Alto per comprare le merci che
giungevano dall'Oriente. Questa era, di fatto, la fonte del loro
sostentamento.
Il nuovo palazzo era un edificio alto e stretto, con le finestre sormontate
da fiori intagliati nel marmo candido ed il bel portico a colonne aperto su
un canale, affollato di barche ad ogni ora del giorno. Qui non si temeva il
freddo dell'inverno: le alte finestre, infatti, erano chiuse da inferiate
speciali dove erano incastonati cerchi in vetro color del1'ambra, atti a far
passare la luce senza l'aria umida e gelata.
Così l'interno delle stanze riluceva dorato come un pomeriggio estivo.
Dalle
città lontane, avvezze al freddo ed al gelo, giungeva anche un'altra novità:
grandi camini di marmo rosso, verde e grigio, che potevano restare accesi
giorno e notte; la padrona però, li faceva spegnere prima di coricarsi.
Le
stanze erano grandi e belle, sempre frequentate da ospiti... il padrone
amava invitare a cena i suoi fornitori ed i potenziali
compratori, dicendo che non si conclude un vero affare senza innaffiarlo di
buon vino e la padrona aveva ingaggiato per questo nuove ragazze per
aiutarla in cucina." |

- Esiste davvero questo palazzo? -
- Personalmente mentre scrivevo pensavo alla Ca' d'Oro … ma scorci di questo
tipo abbondano un po' in tutta Venezia. A differenza di Torcello la zona di
Rialto è ancora abitata, anche se meno di una volta. Ci sono certe zone di
Castello o Cannaregio dove è possibile ancora sognare quella che doveva
essere la vita della famosa Serenissima! -
- Attualmente poi bisogna dire che l'opinione pubblica s'è sensibilizzata e
far rivivere le vecchie tradizioni è diventata una moda: come la "festa
delle Marie" che descrivi a pag. 75: "le feste più solenni, come quella
"delle Marie" in occasione della quale si pagava la dote a dodici fanciulle
povere della città, per ricordare il salvataggio d'altrettante spose rapite
dai pirati e prodigiosamente riportate a casa sane e salve. La preparazione
di questa festa, che cadeva il 2 febbraio, occupava gran parte dell'autunno,
perché ogni parrocchia faceva a gara per confezionare i capi più belli ed i
dolci più golosi e la sua padrona organizzava in casa propria un vero e
proprio gineceo, che lavorava ininterrottamente. Ora più nessuno si
permetteva di criticarla, perché era una delle più ricche e benefiche
matrone della città, raccoglieva sotto il suo tetto molti poveri, era grande
conoscitrice d'erbe e di farmaci, collaborava attivamente con lo speziale a
cui forniva anche miele e sciroppi confezionati con le proprie mani e per
gli ammalati più gravi univa questi rimedi terreni a speciali novene e
preghiere, per cui restava sempre in contatto col Reverendo, che era il suo confessore …" -
- Però non esiste più il palazzo-fondaco! -
- Purtroppo no … hai toccato un tasto dolente: se da una parte ferve il
ricupero delle antiche tradizioni, dall'altra manca ogni premessa per
inserirle in un contesto economicamente significativo.
Si riproducono i
colori e le forme della festa, ma non il ritmo della vita feriale, perché
non conviene più produrre nulla a Venezia, lontano dai normali sistemi di
distribuzione ed anche le botteghe artigianali d'un tempo sono pressoché
scomparse o mantengono un piccolo mercato interno di musei e palazzi
arredati "in stile". È incredibile quante attività si esercitassero a
Venezia nel Medioevo e quante non sono più praticabili oggi.
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