|

Edgar Degas
"Dipingere è facile quando non sai come si fa, ma molto
difficile
quando lo sai."
"La
pittura è innanzitutto un prodotto dell'immaginazione, non deve mai
essere una copia.
L'aria che si vede nei quadri non è respirabile."
Edgar Degas si
chiamerebbe in realtà Hilaire Germain Edgar de Gas, famiglia nobile
che fugge in Italia, a Napoli, durante la Rivoluzione.
Quando nasce a Parigi, il 19 luglio
1834, i suoi genitori sono tornati in Francia ed il papà è
felicemente lanciato nell'attività di banchiere, ma molti parenti e
soprattutto l'amato nonno Hilaire sono rimasti in Italia, che
resterà per il pittore una specie di seconda patria. La mamma
Célestine Musson è invece d'origine creola e conserva contatti con
la famiglia di New Orleans.
Le condizioni agiate e la passione del
padre per l'arte gli consentono di coltivare le sue inclinazioni
artistiche; si diploma al liceo Louis le Grand nel 1853 ed entra
come copista al Louvre, dove riceve presto l'autorizzazione a
copiare le stampe della Biblioteca Nazionale.
Il suo
insegnante privato Louis Lamothe gli trasmette l'amore per Ingres
(1780-1867) e per l'Italia. Entra anche alla "Ecole des Beaux Arts"
che lascerà dopo solo dopo solo sei mesi, per cominciare invece i
suoi viaggi in Italia e lo studio dei classici: Carpaccio, Tiziano,
Veronese, Raffaello, Michelangelo, sotto la guida di Gustave Moreau,
che gli fa conoscere anche van Dick e Rubens.

Nel 1859 rientra a Parigi ed apre un
proprio studio in via Laval, dove si dedica a tele di grande
formato, come la "Famiglia Bellelli", che è forse il
quadro più rappresentativo di questo periodo. Iniziato già durante
il suo soggiorno napoletano, quelli ritratti sono suoi lontani
parenti, il dipinto presenta caratteri anticonformisti, come la
scelta dell'ambiente domestico quotidiano e la disposizione delle
figure: il padre invece d'essere al centro, è ritratto sulla destra,
di spalle, la madre è chiusa nel proprio lutto, con un'espressione
distaccata ed assente; le figlie invece sono più disinvolte e la
minore siede addirittura scomposta sulla sedia, nascondendo una
gamba sotto l'ampia gonna.
Nel 1862 mentre è intento ad incidere
sul rame un quadro di Velazquez, copiandolo direttamente al Louvre,
incontra Monet ed è da lui introdotto nella cerchia dei futuri
impressionisti, che inizieranno dal 1866 a riunirsi regolarmente al
caffè Guerbois. Più che ai pittori Degas si legherà agli esponenti
letterari del realismo e del naturalismo, in particolare a Zola.
L'appartenenza a una classe sociale
più elevata portò Degas e Manet a sviluppare interessi e abitudini
diverse da quelle degli altri impressionisti: i due artisti,
infatti, amavano le corse dei cavalli e condividevano la passione
per la musica. Proprio in quegli anni Degas affrontò spesso soggetti
teatrali e musicali, si cimentò anche con il paesaggio, che però non
fu mai tra i suoi temi prediletti, e dipinse le prime figure di
lavandaie. Nei ritratti non si limitò a dipingere se stesso e i
familiari, ma raffigurò anche gli amici e altre persone che
suscitavano il suo interesse. Espose in alcune occasioni al Salon di
Parigi ma, essendo molto geloso delle sue opere, solo raramente ne
mise qualcuna in vendita.
In questi anni nascono i quadri che lo
hanno reso famoso: le corse di cavalli ed il mondo dello spettacolo;
tuttavia non è esatto vedere in questa produzione un risultato
completamente nuovo, in antitesi col precedente, infatti già nei
ritratti e nelle pitture di storia del primo periodo Degas amava
inserire elementi contemporanei, mentre i quadri più famosi di corse
e di balletti non sono prodotti, come potremmo credere, sul posto,
ma come frutto di un attento studio domestico.
Il disegno è alla base dell'arte di
Degas. Cresciuto nella tradizione di Ingres, che del disegno è stato
uno dei più grandi maestri, padroneggiò fin dagli inizi uno stile
naturalistico di invidiabile precisione, spesso usando la matita.
Negli anni Settanta lo stile si fece più arioso e fluido e Degas
abbandonò gradualmente la matita per il carboncino o il gesso nero.
L'effetto scenografico di questa tecnica, ripresa da altri artisti
dell'epoca come Boldini (Ritratto di Degas,) è bene illustrato nello
Schizzo di due cavalieri. Ma l'artista impiegò altre tecniche spesso
utilizzando più di un mezzo pittorico nello stesso quadro. Molti
disegni di Degas sono studi della figura umana, come in Dopo il
bagno (1885 circa), eseguito a pastello e non a matita. Era tipico
dell'artista approntare numerosi studi preparatori e utilizzare
talvolta lo stesso disegno per quadri diversi.
È possibile che queste scelte fossero
in parte dettate dai problemi di vista che gli rendevano
difficoltosa la pittura a olio, ma senza dubbio riflettevano anche
un gusto autentico per la sperimentazione (a proposito della mostra
del 1879, un critico sottolineò l'"incessante ricerca di nuove
tecniche" da parte dell'artista).
|
E del resto anche nelle stampe e
nella scultura dimostrò uno spirito altrettanto innovativo.
Si può definire il profilo artistico
di Degas come il prodotto di varie influenze. Venerava Ingres, per
esempio, e si considerava parte della grande tradizione del disegno
rappresentata dal maestro, come risulta evidente dalle forme
nettamente delineate delle prime opere. Al pari di altri pittori
dell'epoca rimase influenzato dalle stampe giapponesi, come
dimostrano le insolite visuali che si ritrovano nelle sue opere e
che sono tipiche dell'arte nipponica. Anche il grande interesse per
la fotografia regalò freschezza e originalità alle sue composizioni,
che talvolta sembrano avere l'impatto di un'istantanea, anche se
curata in ogni dettaglio.

"Orchestra dell'Opera"
Parigi, Louvre dipinto 1868-69.
Nato originariamente come ritratto del
basso , diventa poi invece un momento di vita dell'orchestra,
che rende riconoscibili tutti i suonatori ed i loro strumenti; il
ricciolo del contrabbasso che si staglia sullo sfondo sarà ripreso
anche da Lautrec. Questa volta sono le ballerine di sfondo e non
protagoniste come negli altri quadri, offrendo uno scorcio inusuale,
perché di solito la gente va a teatro per vedere lo spettacolo e non
l'orchestra.
Fedele alla realtà Degas illumina la
scena anche se non è in primo piano, lasciando l'orchestra in ombra,
si ottiene così una visione leggermente più cupa, mentre la striscia
di palcoscenico rimane staccata dalla realtà, trasformando le
ballerine in fantasmi.
La sua dedizione pressoché assoluta all'arte venne interrotta nel 1870
dalla guerra franco-prussiana, durante la quale la Francia subì
l'invasione dell'esercito tedesco. Arruolato in un reggimento di
fanteria, gli venne riscontrato un difetto di vista all'occhio
destro il primo segnale dei gravi problemi che lo avrebbero
portato alla cecità quasi completa e fu trasferito in artiglieria.
Nel 1871, a guerra finita, si recò per una breve visita a Londra, e
nell'inverno del 1872-73 trascorse lunghi periodi a New Orleans,
ospite dei parenti. Pare che, forse perché già consapevole del
rapido peggioramento della propria vista, abbia nutrito una
particolare simpatia per la cugina Estelle Musson, che era cieca.
Tornato a Parigi nell'aprile del 1873, riprese le proprie abitudini,
ma l'anno seguente la sua carriera subì una nuova battuta d'arresto.
Nel 1874 infatti muore il padre di
Degas, lasciando la banca sull'orlo del fallimento ed il pittore è
quindi costretto ad assumersi nuove e gravose responsabilità, mentre
in famiglia nascono problemi e contrasti coi fratelli.
L'unica distrazione è la gestione
della "Società Anonima Cooperativa degli Artisti", che si occupa
d'organizzare esposizioni, vendere le opere e pubblicare un giornale
d'arte. È in questi anni che nasce l'appellativo di "impressionisti"
usato per la prima volta dal critico d'arte Louis Leroy come un
insulto. Degas è considerato il più rappresentativo del gruppo e
questo gli crea un po' di problemi, perché non si sente affatto
impressionista. Nel 1881 riuscirà finalmente a configurarlo come
gruppo realista, ma perdendo artisti preziosi come Renoir, (che
proprio in quell'anno espone il rivoluzionario "Colazione dei
Canottieri") Sisly e Monet. Degas persegue l'effetto realismo
interessandosi alla scienza ed alla fisiognomica.
L'opera più famosa di questo periodo è la "Ballerina di
quattordici anni" 1879-80 realizzata in cera rossa, con
abiti di tessuto e treccia di crine di cavallo. La ballerina è
ritratta con il volto di una ragazza della famosa banda "Abadie", sottolineando addirittura la pelle rovinata
dall'acne, suscitando non poco scalpore nel mondo accademico.
La scultura non era una novità nella
sua vita. Cominciò a lavorare a piccole sculture in cera verso la
fine degli anni Sessanta e l'importanza di queste opere aumentò con
il progressivo deteriorarsi della vista. I temi erano quelli più
ricorrenti nei suoi dipinti: circa la metà ritraggono ballerine,
come Equilibrismo sulla gamba destra (sotto), e gli altri donne al
bagno o cavalli (Cavallo al galoppo montato da un fantino, sotto a
destra). Sono opere private, quasi tutte solo abbozzate, anche se
alcune appaiono più elaborate, come la Piccola ballerina di 14 anni,
l'unica che Degas accettò di esporre. Queste sculture di cera erano
molto fragili, ma dopo la morte di Degas, nel 1917, furono ritrovati
nel suo studio una settantina di pezzi e gli eredi decisero di
fonderli in bronzo (cosa che Degas non aveva mai fatto). Per anni si
credette che gli originali in cera fossero andati perduti nel
processo di fusione (come avviene normalmente con questa tecnica,
chiamata appunto "a cera persa") finché nel 1954 gli originali
stessi vennero ritrovati nella cantina della fonderia e si scoprì
che per la fusione in bronzo erano stati usati dei duplicati.
L'anno seguente le cere furono acquistate in blocco dal
collezionista americano Paul Mellon, che ne possiede ancora la
maggior parte, con l'eccezione di quelle che donò al Museo del
Louvre. In tutto vennero ricavati 20-25 bronzi da ciascun modello in
cera, per un totale di circa 1500 pezzi: alcuni sono nei più grandi
musei del mondo e ci sono collezioni come la Ny Carlsberg Glyptothek
di Copenaghen che possiedono la serie completa.
continua a
pagina 33 |