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pagina 35
- Mi ha molto colpito il fatto che, nell’altra storia, San Marco
decida d’incarnarsi per salvare la città … e non riesca! E rileggo il
prologo dell’altro libro:
"Il 25 aprile 1797 S. Marco decise che era ora di intervenire nella
storia della sua protetta, la Serenissima Repubblica di Venezia.
Contrariamente all'opinione di molti anche tra i suoi amici, ch'egli
d'altronde non aveva mai apertamente contestata, Marco non era
particolarmente affezionato alla città. Quell'infantile pretesa
d'essere sorta sull'isola da lui sognata, idea assurda, che nessuna
persona dotata non necessariamente di fede, ma di buon senso,
avrebbe sostenuto per più d'un giorno e che Venezia invece andava
ammantando d'una sua storicità, completamente inventata, lo
indisponeva. Quell'isola era un'immagine materializzata della gloria
futura, un'anticipazione del regno promesso apparsogli nell'estasi
dopo una vita di rigorosa, ascetica dedizione alla parola... e
parola non è abbastanza "Logos sceso a dimorare fra noi" diceva, con
felice intuizione, Giovanni! Ed ora quel popolo di pastori o
naviganti che fossero, s'arrogava il privilegio di essere quella
dimora!
Non era proprio il caso di sentirsi onorato, niente affatto. Come se
non bastasse gli erano stati fatti altri torti. Intanto il suo nome
era Giovanni, anzi, Johanan; non che gli dispiacesse, in vita,
essere chiamato col gentilizio romano, che era stato motivo
d'infantile, ma legittimo orgoglio per la sua famiglia, anzi, dato
che il maestro aveva cambiato il nome di Simone in Pietro e quello
di Saulo in Paolo gli era parso naturale, iniziando a professare la
nuova fede, rispondere ad un nome nuovo, astratto, romano, che
tagliasse i ponti con un'infanzia troppo felice a cui il pensiero
poteva tornare spesso, distraendolo dalla preghiera.
Per i contemporanei dunque era Marco e basta.
Ma questa città che si pretendeva sua patria, con Dogi che
affermavano d'avergli parlato, avrebbe potuto informarsi un po'
meglio ed invocarlo, almeno una volta, col suo nome: "Johanan prega
per noi ..." sentiva che un'evocazione così lo avrebbe davvero
commosso.
Nessuno ci aveva mai pensato.
Preferivano inventarsi storie esorbitanti e strane, passi per le
pretese vittorie a lui attribuite, ma quell'idea che fosse stato lui
a colorar le rose di rosso... curioso intervento davvero, da parte
d'un santo, modificare il colore dei fiori, che già Dio ha creato
appunto variopinti! E comunque, se davvero lo avesse fatto, le
avrebbe colorate d'azzurro o d'oro... le rose rosse sono le più
comuni del mondo!
In ogni caso la Serenissima, pur affermando d'essere la sua
repubblica, se la cavava benissimo senza di lui, non soltanto
perché, come tutti i paesi del mondo, godeva dell'inalienabile
sostegno di Dio, ma perché qualcuno che avesse un debole per la
città in Paradiso c'era eccome... ed era la Vergine Maria!
Nessuno avrebbe potuto spiegare il motivo di tale preferenza e,
naturalmente, nessuno aveva mai avuto l'ardire di chiederglielo! Il
7 ottobre 1571, addirittura, la Vergine aveva fatto cadere il vento
all'improvviso per favorire la flotta cristiana contro i Turchi,
ottenendo una vittoria che aveva sorpreso persino il Maestro.
- Donna - aveva chiesto allora con la sua voce dolcissima, ma non
per questo meno autoritaria, - perché intervieni in una realtà che
non ci riguarda? La caduta di Bisanzio è la giusta punizione per i
peccati d'orgoglio ... - Non aveva potuto terminare la frase, perché
la Vergine, con un gesto arditissimo che solo una madre |
poteva
permettersi, gli aveva chiuso la bocca con una mano, sorridendo
tristemente. - Povera piccola Venezia - aveva osservato - nata dal
fango di una palude e sola in lotta contro un nemico tanto
spietato... gli altri stati cristiani, forse, peccano d'orgoglio.
La
piccola Venezia cerca solo di chiudere gli occhi davanti alla nera
voragine che minaccia d'inghiottirla, non hai forse insegnato tu
stesso, caro, che è peccato cedere alle tentazioni? Non è prova di
grande virtù, da parte sua, mantenersi "Serenissima" nonostante i
ripetuti assalti del maligno? In ogni caso non sono stata io sola a
mutare il corso degli eventi... sai bene che non sono così
potente... Sua Santità Pio V ha sognato che una corona di rosario
stringeva in un nodo di fuoco la flotta turca ed il sogno è piaciuto
al Nostro Padre Celeste, senza l'intervento del quale io non potrei
fare nulla! -
Non c'era possibile risposta di fronte a tanta luminosa umiltà.
Comunque permaneva il fatto che la Vergine guardasse alla città con
un'indulgenza, certo non si può dire eccessiva... tutto è misura ed
armonia nel cuore d'una donna amata da Dio... ma insomma, questa
passione nessuno avrebbe potuto spiegarla.
Non poteva essere dovuta al fatto che Venezia festeggiasse insieme
la propria fondazione e l'annuncio fatto alla Vergine. Lo sapevano
tutti, in Paradiso, che le date che fiorivano il calendario
religioso cristiano non avevano niente a che vedere con la realtà.
Anzi, a rigore, la Vergine avrebbe dovuto offendersi a quel
parallelo assurdo, ne' più ne' meno come Marco s'offendeva
giustamente all'idea che Venezia pretendesse d'essere la sua patria.
Forse però le donne, anche quando sono sante, conservano un modo
d'agire e d'amare diverso da quello degli uomini e la Vergine
continuava a prediligere la città ed a intercedere per lei anche
quando Marco pareva dimenticarsene.
I Patti di Leoben, comunque, gli fecero mettere da parte i vecchi
dissensi.
Il fatto che Napoleone disponesse della città prima ancora d'averla
vinta e si preparasse, non già ad esercitare un potere su di essa,
ma a cederla addirittura ad una potenza nemica, come se fosse una
moneta di scambio, gli fece d'un tratto cambiare parere sulla
Serenissima.
La vide all'improvviso fragile e precaria in mezzo a
mostri demoniaci, come da secoli predicava la Vergine. L'idea che
l'ufficiale corso, invece di ringraziare umilmente Dio della fortuna
grande che gli era toccata, osasse posare gli occhi sulla "sua"
Repubblica gli divenne intollerabile.
Allora divenne sensibile alle invocazioni di quel popolo che
continuava a chiamarlo Marco, tanto che il suo spirito si
materializzò durante la "Messa grande" che la mattina del 25 aprile
la città gli dedicò per festeggiarlo, ancora completamente ignara
dei disegni tramati alle sue spalle e dei terribili editti di
maggio, che avrebbero posto fine, di fatto, alla sua vita politica,
nonostante qualcuno si illudesse ancora del contrario; solo un po'
turbata dalla rivoluzione, questo sì.
La Rivoluzione aveva spaventato tutti, in Europa, anche più delle
guerre precedenti."
- Non è sbagliato in fondo che neppure San Marco riesca a salvare la
città? -
- Un momento: San Marco non riesce ad impedire i patti di Leoben e
la caduta politica della città, proprio perché quando si incarna in
un essere umano sente che tutto sommato la questione è irrilevante
rispetto alla Vera Salvezza. Sì, la caduta di Venezia mette in crisi
un certo pensiero, anche cristiano … ma che Venezia avesse un destino
superiore era una cosa che avevano deciso i suoi governanti … per
quanto riguarda la "nostra" Nezia sarà addirittura una
sovrastruttura in più di cui sarà felicissima di liberarsi! -
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