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Lettera aperta ad un detenuto Carbone 28 maggio 2008
di Aldo Viviano

Gentilissimo Signor Angelo Falcone c/0 Superinteendant Sub - Jail  / Jailroad 175001 - MANDI (India)

Carissimo Angelo, ho avuto dal tuo Papà l'indirizzo che gentilmente m'ha comunicato a seguito di mia richiesta.
Sono il parroco di un paesino della provincia potentina, vicino al tuo. Sono a conoscenza della vicenda esistenziale in questo momento di prova.
Vorrei assicurarti la mia solidarietà umana ed esortarti ad affrontare con animo fiducioso le ore della sofferenza.
Come si fa a non essere vicino al fratello che ha bisogno d'una parola di conforto, anche per imparare come si compie la purificazione dell'anima? Il primo fondamentale atteggiamento è sentirsi con te una cosa sola.
Accanto a te soffro come soffri tu.
Non è facile, però so che tu non sei un numero ed il mio rapporto con te non può essere impersonale.
Voglio far passare la mia fede attraverso la condivisione, affinché la parola inadeguata che pur ti rivolgo possa arrivare al tuo cuore.
I contrattempi della vita, prima o dopo bussano alla porta di tutti, e tutti prima o dopo ne facciamo esperienza, chi in un modo chi in altra condizione.
Le realtà umane più profonde, in senso positivo e negativo si capiscono solo nella propria carne.

Ciò che tu vivi non è un'ora qualunque, ma è la tua ora.
C'è differenza tra la tua e la mia ora, lo capisco.
La differenza si può colmare attraverso la compensazione di un supplemento d'amore che copre le distanze di luogo, di tempo, di orizzonti.
Le sofferenze del presente non reggono il confronto con la gloria futura che viene a noi dalla Parola di Dio.
Il grande Gandhi ci ha dato la risposta più significativa per aver  saputo rispondere alla missione della vita non con la fuga all'indietro, bensì trasformandola in valore di salvezza e redenzione.
Egli attraverso la sofferenza, a somiglianza di Cristo, ha saputo dare la risposta più decisiva al dolore, che viene così rovesciato.
Tutta la sofferenza non è il dolore dell'agonia, quanto soprattutto il dolore del parto.
S. Paolo mostra di essere lieto di soffrire, perché completa nella carne ciò che manca ai patimenti di Gesù.
Infine ti esorto ad aver fiducia nella giustizia di Codesto grande Paese che ti ospita: sono certo che la ben nota umanità dell'Induismo saprà venire incontro alla Tua purificazione.
Intanto noi tutti qui preghiamo per Te. Tu fa lo stesso, ed in tale cordata di forte elevazione sapremo rivederci.
Presto! Ti abbraccio, Aldo Viviano

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