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La sfinge d'Egitto
Questo piccolo viaggio attraverso le ipotesi e la storia nasce da una
grande passione e curiosità. L'antico Egitto e tutto ciò che ne concerne
possiede un fascino innegabile, ed io, come molti, ne sono vittima indiscussa.
Così, immersa nei meandri della ricerca e della sete di conoscenza,
fra un documento e una visita virtuale alla piramide di Cheope, inciampo
in una di quelle domande che, allettanti e stimolanti, come sempre,
mi conducono all'irrefrenabile necessità di dover riuscire necessariamente
a trovare una risposta a tutto e incomincio a chiedermi come mai i faraoni
investivano così tanto nella costruzione delle piramidi.
A quell'epoca, le maggiori risorse a disposizione venivano destinate
a due principali priorità: la difesa del proprio territorio e lo sviluppo
economico; ne abbiamo validi esempi con la Muraglia Cinese costruita
per l'appunto tremila anni prima dell'avvento di Cristo, o con il canale
che collega il fiume giallo allo Yangtze Kiang, grazie al quale sin
dall'antichità si è potuto dare inizio allo sviluppo economico delle
popolazioni locali.
La storia, quella appresa alle scuole dell'obbligo, ci ha insegnato
che l'istinto di conservazione oltre la vita, in pratica il sopravvivere
dell'anima alla morte (solo per chi aveva la fortuna di riuscire a conservare
perfettamente integro il proprio corpo dopo il trapasso) è stata la
molla che ha spinto gli antichi egizi a mummificare le spoglie dei faraoni
e a costruire le piramidi, dove in teoria dovevano essere conservate
assieme a vivande, pezzi di mobilio, ori e ogni sorta di bene materiale,
ma allora perché i faraoni facevano costruire tombe di tale portata
e, soprattutto perché, dopo aver fatto costruire tali opere si facevano
tumulare altrove? Bisogna convenire che la maggior parte delle mummie
faraoniche rinvenute sino ad oggi, sono state ritrovate solo nelle piramidi
più piccole e sono oggettivamente pochi i casi in cui i resti dei faraoni
sono stati recuperati nelle piramidi più grandi …
Così, a scuola, ci hanno insegnato che gli antichi egizi tenevano in
grande considerazione la spiritualità dell'essere e che i faraoni erano
considerati vere e proprie divinità, per questo, più di chiunque altro,
ritenuti meritevoli di estendere la propria esistenza all'eternità,
eppure, dai documenti rinvenuti, sappiamo che in realtà, questi governanti,
nel corso della loro esistenza, erano più che altro dediti al proprio
benessere e non si curavano in alcun modo del bene del proprio popolo,
risultando praticamente non meritevoli di alcun riconoscimento.
Documentandomi, il primo particolare che attira la mia attenzione è
il fatto che le piramidi sono presenti in diversi luoghi del mondo,
ve ne sono di diverse misure, ma le più grandi sono tutte site in aree
pianeggianti, zone che un tempo erano paludose, noto inoltre che le
uniche dalla cima "aguzza" sono quelle egizie.
I Maja, riferendosi alle piramidi presenti nei territori dove hanno
vissuto, dichiaravano di non esserne stati i progettisti e gli autori,
bensì di averle rinvenute integre una volta preso possesso di quei luoghi.
I testi ufficiali, per quanto concerne le piramidi egiziane, affermano
che sono state costruite a più riprese; sostengono difatti che a discrezione
e a volontà insindacabile del faraone, all'epoca dell'edificazione,
periodicamente veniva disposta la sospensione temporanea della costruzione;
durante le pause venivano progettate le migliorie necessarie a rendere
le piramidi più ricche e maestose di quelle dei precedenti faraoni.
Riflettendo, mi rendo conto che questa informazione può non corrispondere
alla realtà perchè nell'arco di tempo che costituisce la vita di un
uomo, tenendo presente il periodo vissuto da adulto, una tale opera,
quale una grossa piramide, non poteva essere edificata in più riprese,
cento anni non sarebbero bastati per ultimare tale magnificenza.
Per dimostrare questa incongruenza basta prendere in considerazione
quanto citano i testi in merito alle tecniche di costruzione adoperate
dagli antichi egizi, erano talmente retrograde da renderne impossibile
la costruzione in un tempo limitato all'arco della vita di una persona,
mentre invece è lecito dedurre che la tecnologia e l'ingegno di chi
ha edificato le piramidi fosse la componente essenziale di un popolo
ben più evoluto, che un funzione di necessità vitali si è adoperato
per la propria salvezza.
Vediamo perché …
Alcuni anni fa, René Schwallwer de Lubicz, noto egittologo, mostrò un'immagine
ai colleghi e a diversi geologi partecipanti ad un convegno, tale immagine
raffigurava soltanto la base della Sfinge. Tutti i presenti convennero
che le erosioni presenti su quella struttura erano inequivocabilmente
dovute all'immersione costante e perdurante nell'acqua.
Stabilito e, in maniera inconfutabile, quanto di cui sopra, Shwaller
de Lubicz, palesò la fotografia nella sua integrità svelando per l'appunto
che la struttura in questione era il basamento della Sfinge della valle
del Nilo.
A quel punto, per smentire l'affermazione antecedente, che nel caso
fosse stata resa nota avrebbe indubbiamente messo in ridicolo il lavoro
di anni di studiosi di grande fama, i colleghi egittologi dichiararono
che l'erosione era dovuta al movimento quasi perpetuo della sabbia mossa
dal vento, ma i geologi, opponendosi, specificarono che la sabbia trasportata
dal vento avrebbe causato una sorta di erosione a "scaglie", mentre
quella presente sul basamento era "levigata", tipica del lavoro dell'acqua.
Alla luce di queste nuove informazioni, per molti, ed oggi anche per
me, era ovvio che la base della Sfinge fosse stata immersa nell'acqua
per secoli e, di conseguenza, che la datazione ufficiale della sua creazione
fosse errata. Possibile e del tutto probabile che diecimila anni fa,
quella zona, fosse un'area paludosa, rimasta tale per migliaia di anni,
almeno fino al 4000 a.C.
Esistono, in molti luoghi del mondo, delle costruzioni edificate con
l'ausilio di mattoni crudi (le prime) e successivamente in pietra calcarea,
definite "mastabe".
Nella maggior parte dei casi, le mastabe hanno un base rettangolare
e una forma a tronco di piramide, sono dotate di spesse mura inclinate
verso l'esterno e il tetto che le ricopre è piano. Le mastabe egiziane,
ce lo insegnano i libri di scuola, furono utilizzate come luoghi di
sepoltura dei dignitari di corte, quali i nobili, gli scribi, i sacerdoti
e i visir (primi ministri che avevano il compito di gestire, per conto
del faraone, tutti gli affari ordinari del regno).
Sappiamo che tutte le mastabe vicine alle tre piramidi più grandi e
alla Sfinge presentano lo stesso tipo di erosione, considerando il fatto
che sono rimaste seppellite sotto alla sabbia calda del deserto per
almeno duemila anni, come è possibile che siano state erose dall'acqua?
Allora, chi le ha costruite e, soprattutto, quando?
Proviamo, anche solo per un istante, a dare per scontato che queste
opere siano state realmente costruite in un periodo antecedente a quello
dichiarato dalle fonti ufficiali e proviamo ad analizzare una teoria
alternativa ..
Supponiamo che oltre diecimila anni prima della nascita di Cristo la
valle del Nilo fosse una grande palude resa tale da incessanti piogge
e dal conseguente e costante straripamento del fiume e supponiamo che
diecimila anni prima della nascita di Cristo queste piogge siano terminate;
immaginiamo che questo cambiamento climatico abbia invogliato la popolazione
ritiratasi secoli prima sulle montagne a scendere verso la valle e cercare
di bonificarla; ipotizziamo che questo popolo, con una cultura di base
agricola possedesse una capacità tecnologica e un ingegno alquanto elevato,
tali da consentirgli la lavorazione della pietra, della ceramica, in
grado di dedicarsi alla tessitura e di costruire imbarcazioni necessarie
allo sviluppo del commercio e immaginiamo che questo popolo, proprio
perché contadino, fosse appassionato di opere idriche, indispensabili
per l'irrigazione dei campi …
In questo caso, fra le loro priorità, oltre ovviamente alla bonifica
della valle, ci sarebbe stata l'esigenza di purificare l'acqua necessaria
come apporto idrico all'essere umano, costruire quindi dei filtri composti
da sabbia e carbone, sostanze inerti, in grado di depurare.
Il sistema più semplice sarebbe stato quello di realizzare una larga
falda di pietre e terra asciutta ove scavare un buco molto profondo
dal quale attingere l'acqua pulita, impedendo all'acqua paludosa presente
d'attorno di mescolarsi a quella del sottosuolo.
In effetti, analizzando le mastabe, possiamo renderci conto che la loro
struttura è per l'appunto quella di un filtro. Difatti sono costruzioni
in pietra che presentano una sorta di scavo all'interno, uno scavo profondo
che conduce a una specie di stanza sotterranea, utile, probabilmente,
all'accumulo dell'acqua pulita.
Desueto è il fatto che le mastabe rinvenute in altre parti del mondo
(sono diverse), vengano tutte definite e identificate quali pozzi, mentre
le uniche mastabe denominate tombe, sono quelle presenti in Egitto.
In fondo, se le erosioni presenti sulle piramidi, sulle mastabe e sulla
Sfinge hanno dimostrato che la valle del Nilo è stata paludosa per secoli,
significa che quando i faraoni sono arrivati a governare quelle terre,
qualcuno, in precedenza, aveva provveduto a bonificarle, realizzando
una delle più grandi opere che gli esseri umani abbiamo compiuto nel
corso della storia: una valle costruita su dighe, campi rialzati, canali
atti a far defluire le acque …
E' molto interessante il fatto che tutte le piramidi rinvenute nel mondo,
sono circondate da un dislivello del terreno e quindi posizionate in
una sorta di conca, come se il loro scopo fosse il filtraggio idrico.
Inoltre, le piramidi egiziane, sono state edificate lungo le coste del
fiume Nilo, come se i loro condotti sotterranei attingessero dal fiume
quell'acqua necessaria al sostentamento del popolo.
Mi rendo conto che l'ultimo concetto espresso possa sembrare un'assurdità.
Immaginare che le piramidi siano state una sorta di montagna artificiale
dalla quale sgorgava l'acqua, in effetti parrebbe fantascienza, eppure
tutto ciò non è così lontano dalla realtà perché anche i beduini, nel
deserto, attingono l'acqua dalla cima di alcune collinette di sabbia.
Ciò è possibile grazie al calcare presente nella sabbia che fa da pompa
e risucchia l'acqua dal sottosuolo e la spinge verso la superficie.
Oltre a questo, tutte le piramidi possiedono al loro interno una sorta
di condotto che scende nel sottosuolo e conduce ad alcune stanze che
potrebbero essere state utilizzate come camere stagne. Le pareti di
queste stanze presentano i medesimi segni di erosione dovuti all'acqua
che ritroviamo anche alla base della Sfinge e sul materiale che compone
le mastabe.…
Ma se le piramidi, all'origine, erano una sorta di serbatoi per l'acqua,
perché presentano una cima appuntita?
Forse, in principio non erano così alte e forse erano tronche, forse
nel corso dei secoli sono state innalzate e modificate!
Continuiamo ad ipotizzare e proviamo a supporre delle spiegazioni plausibili...
La domanda che sorge ora spontanea è la seguente: come è possibile che
un popolo primitivo sia stato in grado di progettare ed eseguire la
bonifica della valle del Nilo e delle cisterne così imponenti quali
le piramidi? Beh, la risposta a questa domanda non è poi così fantasiosa
visto che sono stati proprio quei popoli a creare le foggare che sono
un esempio di ingegneria altamente avanzata rispetto all'età evolutiva
dell'essere umano di quel periodo.
Le foggare sono chilometrici tunnel artificiali, che in corrispondenza,
in superficie, presentano ogni otto, dieci metri, dei rilievi, una sorta
di montagnette collegate ai tunnel stessi. L'aria molto calda del deserto,
penetra nel sottosuolo da
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questi rudimentali condotti e, trovandosi a contatto
con una temperatura decisamente più fresca, scarica l'umidità e rilascia
l'acqua che prende a scorrere giungendo a destinazione come un piccolo
fiume.
E' oggettivo desumere che se un popolo preistorico è stato in grado
di creare le foggare, è possibile che sia stato capace di progettare
delle cisterne quali le piramidi.
Esiste comunque un'altra ipotesi che può avvalorare la nuova teoria
sull'origine delle piramidi ... Immaginiamo che il "famoso" popolo che,
sceso dalle montagne, voleva bonificare la valle del Nilo, avesse comunque
l'esigenza di proteggersi dalle eventuali inondazioni, supponiamo che
queste piramidi tronche, oltre a fornire l'acqua pulita, servissero
come basi sulle quali costruire le proprie capanne e vivere al riparo
dall'acqua, anche in funzione di questo la forma obliqua della struttura
che aveva anche la capacità di reggere un'inondazione da un ulteriore
senso alla scelta architettonica della costruzione.
Altresì, la scelta di costruire un basamento che rimanesse asciutto
anche durante le più potenti inondazioni consentiva di avere a disposizione
uno spazio che poteva essere utilizzato anche come granaio e, sapete
come veniva disegnata la parola granaio nei geroglifici egizi? .. Era
la rappresentazione grafica di una piramide tronca con alla base una
sorta di bacino!
La bonifica della valle, non sarebbe certo l'unico merito da attribuire
a questo popolo, è possibile che l'ingegno che lo ha reso capace di
bonificare la valle abbia permesso di creare un canale parallelo al
Nilo, lungo quattrocento chilometri dove far defluire le acque allontanandole
dalla palude, un canale che, sfociato nel deserto (che forse all'epoca
era anch'esso paludoso) potrebbe aver dato origine al più grande bacino
artificiale, il lago del Faiun.
Pare inoltre che questo grande popolo riuscì ad unire il delta del fiume
Nilo col Mar Rosso e che grazie a questa nuova opportunità fu in grado
di raggiungere India e Indocina, arricchendosi notevolmente grazie al
commercio.
Con l'arrivo dei faraoni, che dissipavano le loro ricchezze in gozzoviglie,
la costante lavorazione necessaria per mantenere attiva questa porta
di comunicazione verso il mondo e il canale si richiuse; secoli dopo,
il passaggio fu nuovamente attivo grazie ad Alessandro Magno e per molti
anni agevolò le comunicazioni e gli spostamenti ma, quando Alessandro
Magno morì, venne nuovamente abbandonato e ancora una volta si riempì
di sabbia.
Certo è che nessuno dei faraoni ha mai raccontato di aver bonificato
il Nilo o di aver costruito dei canali, ogni merito viene attribuito
al primo faraone, ma è evidente che ciò non corrisponda alla verità
perché la realizzazione di tali opere ha sicuramente richiesto millenni.
Torniamo ora a ipotizzare che le piramidi, all'origine, non possedessero
una cima aguzza e fossero invece tronche, per permettere alla popolazione
di costruire le proprie capanne al sicuro dalle inondazioni e supponiamo
che una volta bonificata, la valle del Nilo, abbia subito un nuovo cambiamento
climatico divenendo arida e secca, a questo punto, chi la popolava,
non aveva più la necessità di appartarsi sulla cima tronche delle piramidi
per proteggersi e poteva tranquillamente trasferire il proprio domicilio
nei pressi delle rive del Nilo.
E' possibile così, che con l'avvento dei faraoni, l'area dove si trovavano
le piramidi fosse abbandonata …
Immaginiamo inoltre che nel corso del tempo, prima dell'avvento dei
faraoni, qualche altro popolo possa aver avuto la meglio sugli indigeni
e abbia conquistato quella zona, ed è possibile inoltre che gli sconfitti,
prima di soccombere, abbiano affrontato duri anni di battaglie e forse
per questo motivo possono aver provveduto ad innalzare le piramidi garantendosi
una maggiore protezione.
La storia insegna che chi conquista una nuova terra, cerca di modificare
le costruzioni presenti ad uso e consumo delle proprie abitudini e religioni,
rendendole più maestose e ricche di quelle dei suoi predecessori, ed
ecco che con il loro arrivo, i faraoni, utilizzano le piramidi come
monumenti funerari e quindi come simboli del loro potere.
Sappiamo che le piramidi più grandi sono quelle dedicate alle spoglie
dei primi faraoni, possiamo supporre che i reggenti più recenti, esaurite
le costruzioni rinvenute nel territorio e costretti a crearne nuove,
per ovvi motivi di tempo e costi, abbiano optato per la realizzazione
di piramidi di misura e impiego forza lavoro inferiori. Ironicamente,
questo, pare l'unico caso in cui la tecnologia, invece di migliorare,
sia degenerata!
Avvaliamoci inoltre del sussidio dei racconti lasciati dai faraoni apprendendo
che in realtà nessuno di loro si attribuisce il pregio di aver bonificato
la valle del Nilo, tutti i meriti vengono assegnati al primo faraone,
ma, anche con l'ausilio della fantasia più fervida, chiunque è in grado
di comprendere che una tale opera abbia richiesto millenni di lavoro
e pertanto sia dovuta alla secolare direzione di un popolo e dei suoi
discendenti e non certo compiuta in meno di cento anni.
Ed è infatti più che logico pensare che i primi faraoni si siano appropriati
delle vecchie piramidi, le più grandi, e che nel giro di mille anni,
una volta esaurite, i nuovi faraoni abbiano cercato di costruirne altre,
per ovvie ragioni molto più piccole, ed essendo queste progettate e
costruite da un popolo con capacità e tecnologie inferiori, le nuove
piramidi, nel corso dei secoli, hanno subito un rapido deterioramento.
C'è un'altra questione che riguarda la storia dell'Egitto che dovrebbe
essere approfondita, riguarda i tratti somatici dei suoi abitanti e
della Sfinge della valle del Nilo.
Grazie ai reperti rinvenuti, abbiamo avuto modo di scoprire che alcuni
faraoni avevano la pelle scura, nera.
Ai tempi della scuola dell'obbligo, gli insegnanti ci spiegavano che
i faraoni venivano dipinti con la pelle nera per motivi simbolici, ma
questa spiegazione non è mai stata convincente, soprattutto perché non
era supportata da alcuna prova. Approfondendo la storia dei primordi
dell'umanità, (è dimostrato scientificamente) scopriamo che i primi
contadini che colonizzarono il mondo erano neri, probabilmente tali
e quali erano anche quelli che hanno bonificato e colonizzato la valle
del Nilo.
Sul primo bassorilievo che rappresenta la più grande e nonché prima
vittoria del primo faraone, è possibile notare che i tratti somatici
dei vincitori raffigurati sono gli stessi dei popoli euro asiatici,
i vinti, invece, hanno le caratteristiche somatiche delle persone di
colore; questo sta a significare che probabilmente, gli antichi bonificatori
della valle sono stati spodestati da un popolo proveniente dalle steppe
euro asiatiche e che le razze si sono mescolate.
C'è un'ulteriore considerazione, alquanto interessante da fare sulla
Sfinge, legata appunto ai tratti somatici del suo volto. Sovrapponendo
alla fotografia del volto della Sfinge sia una fotografia di donna dai
caratteri somatici europei che un'immagine di donna dai caratteri somatici
africani, possiamo apprendere e in maniera inequivocabile, che i caratteri
somatici della Sfinge sono quelli di una donna di colore.
Quindi, la conclusione inerente all'origine della Sfinge può essere
soltanto una, è nata in un periodo antecedente all'epoca dei faraoni
ed è stata creata da un popolo dalla pelle nera che ovviamente, dominava
quell'area; gli altri esemplari di sfinge, creati successivamente, hanno
tutte i tratti somatici tipici delle persone euro asiatiche a dimostrazione
che il popolo che ha costruito la prima Sfinge è stato sconfitto, sottomesso,
integrato da una tribù euro asiatica, ed è da questo connubio che ha
avuto origine la stirpe dei faraoni d'Egitto.
Tuttavia, esiste una terza teoria sull'origine delle piramidi. Qualcuno,
data la posizione delle stesse orientata verso la costellazione di Orione
e la disposizione simile alle stelle che la compongono, sostiene che
questi capolavori della preistoria siano stati creati dagli extraterrestri.
Il professor Zahi Awass, uno fra i più grandi egittologi del mondo,
negli ultimi anni, ha effettuato una scoperta che ha demolito la teoria
che vede gli alieni come i responsabili dell'esistenza delle piramidi.
Dopo anni di scavi è riuscito ad entrare con la sua equipe in una delle
stanze segrete della piramide di Cheope dove, in un luogo mai esplorato
prima, su un blocco di granito, ha rinvenuto dei segni effettuati in
corso d'opera della piramide. Questi segni appartengono a una forma
di scrittura antecedente ai geroglifici.
A questo punto i conti tornano; anche la piramide di Cheope risalirebbe
a un'epoca antecedente a quella dei faraoni!
Sarebbe ingiusto terminare tutta questa serie di considerazioni tralasciando
di affrontare un argomento fondamentale quale quello dei metodi di costruzione,
così lo abbracciamo adesso, alla fine di questo percorso, quasi incoerentemente,
perché solitamente, il chiedersi come abbiamo fatto a spostare i blocchi
utilizzati per costruire le piramidi è una delle prime domande che si
pone chi le osserva.
Ed è ancora la scuola dell'obbligo a fornirci nuovamente informazioni
inesatte in merito! I testi scolastici riportano che i blocchi utilizzati,
pesanti ciascuno alcune tonnellate, venivano trasportati grazie all'ausilio
di rampe, sulle quali erano trascinati; sorte di piani inclinati sui
quali gli schiavi lasciavano le forze e spesso la vita. In realtà questa
spiegazione non possiede alcun riscontro scientifico e tecnico poiché
per effettuare un'operazione del genere sarebbero occorse centinaia
di chilometriche corde e un'inclinazione delle rampe irrealizzabile,
oltre ad uno spazio enorme, tale da consentire agli schiavi di elevare
i blocchi.
Se ciò che i libri di storia ci insegnano fosse veritiero, l'inclinazione
della rampa sarebbe dovuta essere tale da superare di gran lunga la
piramide stessa.
La spiegazione più ovvia ce la da il noto ricercatore Manuel Minguez
che ha osservato una particolarità che era sotto agli occhi di tutti,
ovvero che i blocchi utilizzati per la costruzione delle piramidi provenivano
da molto lontano e che il sistema più semplice per trasportarli era
quello di farli viaggiare sull'acqua, sino ai piedi delle piramidi.
(ricordiamo che a quei tempi la valle era una palude); In teoria, ogni
singolo blocco arrivava galleggiando alla base del tunnel verticale
(posto all'interno della piramide) che veniva chiuso. A quel punto si
faceva affluire l'acqua nel condotto (sappiamo che prima del tremila
avanti Cristo l'uomo era in grado di costruire tubi di argilla con una
tenuta in termini di atmosfere in grado di effettuare questo tipo di
operazioni) e il condotto diveniva una sorta di ascensore che permetteva
al blocco di salire ed essere posizionato con il minimo sforzo.
A sostegno di questa teoria esiste una prova concreta, difatti, in alcune
piramidi, sono stati rinvenuti ascensori verticali che non potrebbero
aver avuto alcuno scopo se non quello di far transitare i blocchi sospesi
su piattaforme galleggianti.
Aggiungere le "punte" alle piramidi, in un secondo tempo, per i costruttori
e gli schiavi dei faraoni, non è stato poi così faticoso e difficile,
anche se gli ascensori erano stati sigillati e i canali di afflusso
ormai tappati; osservando le immagini possiamo notare che i blocchi
utilizzati per le cime delle piramidi, in realtà sono molto più piccoli
di quelli alla base e in funzione di questo, il problema dell'elevazione
non era così difficilmente risolvibile, sarebbe bastato posizionare
un blocco legato da un lato della piramide e dall'altra parte alcuni
uomini pronti a tirare!
Il fatto che le cime aguzze delle piramidi siano state aggiunte in un
secondo tempo è evidente, basta osservare una qualsiasi delle immagini
reperibili in qualsiasi sito internet dedicato all'egittologia, si noterà
che sono visibili, in alcuni punti, segni di netta congiunzione, oltre
ad essere palese addirittura il cambio dell'orditura dei blocchi.
Giunti alla fine di questo ennesimo, breve, ma intenso viaggio, sarebbe
consono tirare delle conclusioni, cosa che ritengo di aver fatto abbondantemente
durante tutta l'esposizione di questa teoria, ma non lo farò. Pertanto,
mi limiterò ad osservare, che in fondo, anche se le teorie ufficiali
sulla storia delle piramidi d'Egitto fossero sbagliate, non sarebbe
un danno irrimediabile. Non è la prima volta che nuove scoperte ci spingono
a riscrivere la storia dell'uomo e un po' di umiltà, la capacità di
saper riconoscere i propri sbagli, è sempre utile, ci rende migliori
e pronti a nuove interessanti esperienze.
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