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RECENSIONE: CALZA Carlo "Cronologia storica della
Città di Lagonegro" pagg.32 cm.14x21 Grafiche Zaccara, Lagonegro marzo
2009, s.i.p. / "Storie nostre" pagg. 142 cm. 13x20.
Arduino Sacco Editore, Bella ottobre 2008 – prezzo euro 10 – Due saggi
preziosissimi del prof. Calza, già docente di materie letterarie nella
scuola secondaria, ora prodigo da quasi un decennio di studi sulle vicende
municipali, di documentaristica, arte sacra, etnografica del plesso
circondariale, e dialettologia nell'area sinnica, nonché toponomastico-rievocativa.
Un vero amor di patria originaria ed adottiva dove vive attualmente
con al famiglia (Chiaromonte).
Il primo è un pamphlet di notizie sulle origini della cittadina del
Noce che l'autore fa risalire al tempo dell'esodo di monaci greci approdati
sullo Jonio e di qui attendati poi nell'interno, fondando addirittura
numerosi nuclei abitati che via via erano sostenuti e sostentati dal
lavoro comune degli abitanti di turno.
Più che di cronaca, non sempre rilevabile dal tessuto urbano cangiante,
né da prove testimoniali scritte, si può parlare di una generosa radiografia
fatta dall'autore su realtà temporale che richiama sì alle epoche passate,
ma che queste proprio a causa del vorace orologio inglobante e macerando
tra le ruote sue dentate uomini e cose, perde fatalmente il contatto
con il presente, per cui riesce non facile a chi si avventura a ricercare
o ricucire le smagliature terrestre un ordito di natura antropologico-esistenziale
rispondente ai bisogni dell'acculturazione e dell'analisi.
L'unica risorsa che sta nelle mani e nella mente del narratore resta
la sintesi attinta a vari resti o residuati racchiusi nei pochi spazi
topici o di biblioteche in affanno di conservazione del poco che resta
ed è superstite ai secoli.
Il secondo testo, più corposo, però di gran lunga diverso dal panphlet,
è un'amabile, nostalgia, lunga conversazione del Calza con se stesso.
Egli rievocando in memorie ed in età le stagioni di una volta, si indugia
in tipi e prototipi di esistenze comunque valide nel seno popolare della
conversazione generazionale, additando indirettamente negli stessi il
sottile filo di ricordi, ai quali egli fa ricorso, scongiurando con
il riporto grafico la possibile cancellazione dall'albo frettoloso delle
venienti nuove leve civiche intente forse a ben altri traguardi o futili
esperienze.
Il distico del vate mantovano citato dall'autore, resta valido nella
prima parte: omnia fert aetas, ma cede nel séguito: memoria manet, perché
di questa oggi si fanno scudo soltanto le insegne acritiche di luoghi
o quant'altro, non la passione e l'amor patrio dimostrato dall'autore.
(*)
Aldo Viviano
Parroco della Parrocchia
di San Luca Abate Carbone (PZ)
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Il mondo canoro ha
riportato in auge la parola "sincerità".
Se questa ha un significato, non è cioè soltanto flatus vocis, occorrerebbe
di sposarla nelle attuali contingenze socio-politiche ad un'altra, pur
essa ossitona, che è "sobrietà", qualità di chi è sobrio, moderato,
alieno da superfluità, parsimonioso.
Ė rientrato in casa un termine di matrice religiosa smarritosi nei meandri
labirintici di orizzonti rivelatisi ingannevoli, fragili, illusori.
Tutti aspirano a raggiungere traguardi migliori, interessanti, però
è da saggi sognare un tenore di vita al di là delle possibilità concrete,
reali, di gradualità economica con cui si può avanzare. Occorre sperare
se non si può fare oggi quanto magari qualche quinquennio addietro era
attuabile. Un buon rimedio è far conoscere alla nuova generazione il
valore delle cose essenziali della vita.
Primum vivere, deinde philosophare, recita l'adagio latino. Ogni finalità
va perseguita riflettendo che anche gli altri hanno i loro diritti,
e che soltanto quando tutti si sentono rispettati può venire la pace
a garanzia di stabilità.
Chi non vede oggi, ad esempio, insicurezza, violenza, arbitrio, latitanze?
Si vorrebbe che fossero altri a risolvere o sciogliere i nodi di un
tessuto antropologico malato, mentre si è tutti indistintamente, sulla
stessa barca responsabili remoti dei mali che affliggono le comunità.
C'è diffusa la mentalità piuttosto angusta del famoso familismo amorale
denunciato da sociologo d'oltreoceano in un borgo lucano, che mira a
tutelare le proprie cose, i fatti di casa propria, e a non rendersi
conto che si fa parte tutti della collettività e che a nessun gruppo
o famiglia è lecito estraniarsi dalle vicende della popolazione di cui
si fa parte non solo in anagrafe, quando soprattutto nel valido inserimento
dei rapporti reciproci tra categorie e classi.
Dovrebbe essere definitivamente tramontata l'idea di avere tutto per
sé con il minimo di doveri, sottacendo magari che ad altri non tocchi
il massimo auspicato a proprio uso e consumo. Si parla tanto, si discute
molto, a volte addirittura si inveisce! Contro chi poi? Però fare il
primo passo per cambiare orientamento, atteggiamento, si esita o si
rifiuta il sacrificio personale. Mancano persone disposte a farlo, a
superare egoismi, rivalità, arrivismi, pronte a praticare sani principi
di civile convivenza, rispettose delle condizioni di tutti, illuminate
da visione realistica dei diritti e dei doveri.
Ė questa l'introduzione a nuova cultura di vita, al futuro possibile,
senza illusioni o sogni utopici. Alcune famiglie hanno già fatto tale
scelta, che possono essere una proposta di ordinarietà.
Forse è giunta la stagione di mutare mentalità e riscoprire che si può
vivere a livello delle proprie risorse, e condividere la sorte del prossimo.
Per cui non si pensa solo a se stessi, bensì insieme si invita alla
grande speranza verso un domani migliore dell'oggi. La crisi attuale,
più che di natura economica, è spirituale. L'uomo non è solo materia,
corpo, ma altresì spirito. Nelle sue piccole o grandi necessità va aiutato,
nella persona tutta intera!
(*)
Aldo Viviano Parroco della
Parrocchia
di San Luca Abate Carbone (PZ)
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