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Per un'immagine di Giovanna
di Mary Falco

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compagine d'arcieri, reclutati in tutta la boscosa campagna d'Albione.
Ma c'erano anche bande di Scozzesi e Genovesi in abbondanza. Uno dei fattori decisivi di questo conflitto interno, era rappresentato dal controllo della città di Orléans, situata in posizione strategica sulla riva della Loira, che di fatto era diventato il confine.
Nel frattempo, nel villaggio di Domrémy, la tredicenne Giovanna d'Arco trascorreva la sua adolescenza in preghiera e spesso udiva "voci" celesti e aveva strane e sorprendenti visioni. Ella stessa racconta: "La voce mi disse che dovevo lasciare il mio paese per recarmi in Francia. E aggiunse che avrei posto in assedio la città di Orléans. Mi ordinò di recarmi a Vaucouleurs, da Robert de Baudricourt, capitano della città, che avrebbe affidato alcuni uomini al mio comando. Risposi di essere una semplice ragazza che non sapeva andare a cavallo e ignorava come si conduce una guerra." Eppure nel maggio del 1428, Giovanna, eliminato ogni dubbio sulla sua chiamata divina in aiuto del re, scende in campo.
Dopo aver lasciato per sempre la famiglia, Giovanna si reca a Chinon per incontrare il Delfino. In un primo momento, il re e i suoi sudditi non sanno cosa pensare delle parole di Giovanna. Informato sulle presunte "visioni" della ragazza, ma nutrendo al tempo stesso dei sospetti sulle sue intenzioni, Carlo incarica il suo intendente, Jean D'Aulon, di prendere il suo posto. Arrivata al castello, Giovanna si accorge dello scambio e lo rivela apertamente, suscitando lo stupore del re, che le concede un colloquio privato. Queste le sue parole a Carlo: "Vi porto notizie dal nostro Dio. Il Signore vi renderà il vostro regno, voi sarete incoronato a Reims e scaccerete i nostri nemici. In questo sono la messaggera di Dio: concedetemi la possibilità e io organizzerò l'assedio della città di Orléans".
Ma ci fu anche una "prova segreta" che il re non rivelò mai a nessuno e che lo persuase della vocazione di Giovanna. In ogni caso Carlo la mette a capo di un esercito, con il quale raggiungere la vittoria sugli inglesi e assicurare la città di Reims per l'incoronazione. Parigi infatti era imprendibile. Nonostante siano molti a ritenere che la ragazza sia, nella migliore delle ipotesi, un'isterica innocua e, nella peggiore, una vera e propria minaccia non solo al trono, ma alla stessa vita del re, tutti percepiscono in lei un'aurea magica e un'irresistibile capacità di persuasione.

Giovanna si presenta sul campo di battaglia con indosso un'armatura bianca e con un proprio vessillo.
L'apparizione impressiona profondamente entrambi gli eserciti, non abituati a vedere una donna impegnata nei combattimenti.
Schierata nelle trincee al fianco dei suoi uomini, la Pulzella d'Orléans conduce alla vittoria i francesi, rinvigoriti e ispirati dal loro nuovo comandante.
Ma la battaglia non è ancora finita: Giovanna, determinata a sferrare un altro attacco, raduna nuovamente le truppe per liberare per sempre la città di Orléans dalla dominazione inglese.
Nonostante il valore con cui viene condotto l'attacco, gli uomini del suo esercito, già esausti, perdono ogni speranza quando la ragazza viene colpita in pieno petto da una freccia. I francesi si ritirano e si prendono cura della giovane donna ferita.
Gli eserciti di Francia continuano a trionfare sugli inglesi, sempre più indeboliti, ma, ben presto, alla vista della carneficina causata dai numerosi scontri, Giovanna inizia a provare un profondo rimorso.
Sopraffatta dall'entità del massacro, la Pulzella contatta gli inglesi proponendo loro di ritirarsi. Rispondono solo con oltraggi… ma poi come per miracolo, l'esercito inglese si ritira.
Si tratta di una vittoria sorprendente che consente l'incoronazione di Carlo a Reims. Una volta incoronato, Carlo VII sembra pienamente soddisfatto. Non altrettanto Giovanna, che decide di continuare a combattere.
Parigi infatti è ancora in mano agli Inglesi. Le sue truppe, ridottesi ormai da varie migliaia a poche centinaia di uomini, sono stanche e affamate. Aulon la informa che non soltanto Carlo ha abbandonato l'intenzione di fare una guerra, ma sta ordendo dei piani per tradirla.
Rinnovando la sua fede in Dio, la giovane si sente obbligata a continuare a combattere con determinazione fino a quando le "voci" non le ordinino altrimenti.
Contro ogni parere, la Pulzella fa volta verso Compiègne dove ha luogo una battaglia durante la quale viene fatta prigioniera dai Borgognoni, un gruppo di mercenari che sostengono gli inglesi.
Venduta al suo nemico, Giovanna si risveglia in una cella.
Contrariamente alle aspettative di gran parte della Francia libera, il re non fa nulla per riscattarla e proibisce ai suoi uomini di combattere per liberarla.
Giovanna viene accusata di eresia e di stregoneria e Carlo VII teme che il suo stesso potere sia travolto dallo scandalo d'aver un debito di riconoscenza con lei.

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