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Ha quindi inizio il processo per dimostrare
che è una strega, tenendo ben fuori dalla contesa il papa e ricorrendo
invece ai sofismi dei teologi di Parigi.
Più e più volte le vengono poste domande sulle sue visioni e sulla sua
fede nella Chiesa. Poco prima che il processo si concluda, viene chiesto
alla Pulzella di rinunciare ai suoi intenti passati e di giurare di
non indossare più armi o abiti maschili, pena la morte sul rogo.
Giovanna acconsente e viene condannata alla prigione a vita. Quando
si rende conto che non riacquisterà comunque la libertà, la giovane
donna si rifiuta di sottomettersi.
La sua decisione fa di lei un'eretica impenitente e la destina a morte
certa. Nel maggio del 1431, Giovanna d'Arco venne bruciata sul rogo
nella piazza del Mercato Vecchio di Rouen. Eppure la sua leggenda supera
anche la morte sul rogo … ed i ritratti fioriscono.
Ne abbiamo anche uno contemporaneo, tracciato a penna in margine alla
cronaca della liberazione d'Orléans il 10 maggio 1429. E già è un'idealizzazione
pura: Giovanna è rappresentata in un elegante abito femminile, con lunghi
capelli biondi sciolti, la spada nella sinistra e lo stendardo nella
destra.
Solo l'atteggiamento delle mani è verosimile: gli abiti maschili ed
i capelli corti, che avevano fatto tanto scandalo, sono per l'appunto
censurati.
Se questa è l'immagine d'un contemporaneo, che cosa ci possiamo aspettare
dai posteri? Eppure la scarsezza di dati obbiettivi non è un ostacolo
al mito, anzi! La Francia riscopre Giovanna d' Arco come un suo simbolo
nazionale Nell'aprile del 1429, il domenicano Jean Dupuy sente parlare
di Giovanna d' Arco, la Pulzella, che allora era al culmine della gloria.
In una storia mitica ma superba, egli evoca la richiesta che Giovanna,
ispirata dalle voci delle Sante, presenta a Carlo VII perché si faccia
incoronare a Reims.
«Dammi il tuo regno», gli dice lei. Poi Giovanna restituisce questo
regno a Dio. Infine, su ordine di Dio, sempre Lui, lo affida di nuovo
a Carlo.
Straordinario ascendente della ragazza, secondo questo monaco, e testimonianza
sulla sua filosofia politica, secondo Philippe Contamine, attuale storico
di Giovanna. L'ex primo ministro francese Edouard Balladur, autore di
un libro recente sull'eroina della Lorena, ignora l'altro straordinario
testo, anch' esso datato 1429
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e scritto
da un anonimo milanese prima che in Italia si venisse a sapere della
sconfitta finale della giovane guerriera.
Secondo lo
scrittore lombardo, Giovanna scaccia gli inglesi dal regno di Francia,
protetto dall'Altissimo, ed allarga questo Stato oltre le frontiere
della Gallia, formando così un vasto Impero dall'Atlantico alle Indie,
liberando Gerusalemme e convertendo gli infedeli.
Il che mostra lo straordinario prestigio internazionale di cui, all'epoca,
Giovanna godeva grazie ad una Francia divinizzata.
Certo, il suo fu un prestigio da leggenda.
Forse gli unici francesi a prendere le distanze da Giovanna furono i
filosofi del XVIII secolo, i quali apprezzavano molto poco la Pulzella,
troppo cristiana secondo loro; su di lei, Voltaire scrisse una delle
sue opere più detestabili.
Eppure anche questo stesso accanimento prova quanto esteso e fastidioso,
per un illuminista, fosse il suo mito.
Giovanna fu una delle pochissime figure in auge durante la Rivoluzione,
a non subire alcun rovescio di fortuna ne' in epoca napoleonica, ne'
durante la Restaurazione, in cui anzi si sentì l'esigenza di dare finalmente
all'eroina uno spessore storico, cui contribuirono soprattutto Michelet,
Görres e Quicherat, che in cinque grossi volumi editi tra il 1841 ed
il 1843 pubblicò i verbali del processo di condanna del 1431 e quello
di riabilitazione del 1849.
E proprio nell'ottocento prende l'avvio la ricostruzione storica di
questo personaggio e la necessità di darle un volto.
È il caso di Boutet de Montvel, pittore vissuto tra il 1851 ed il 1913,
che dedicò alla Pulzella le sue opere migliori.
Non è un caso che il pittore vivesse ad Orléans! La liberazione della
città, oltre ad essere una grossa impresa dal punto di vista militare,
fu un'iniezione di fiducia alla causa monarchica e si racconta che fin
dal 1434 fu oggetto di “misteri” così erano chiamate all'epoca le rappresentazioni
sacre, che ricordavano generalmente la passione di Gesù nella settimana
santa, o altri fatti ritenuti particolarmente significativi per la società.
Una leggenda vuole che lo sponsorizzatore dei primi misteri fosse proprio
Gilles de Rais, il maresciallo di Francia ai tempi della Pulzella, nonché
duca di Bretagna.
Le rappresentazioni si continuano ancora oggi, con una brevissima pausa
negli anni bui dell'ultima guerra.
Ma l'ambizione di dare un volto alla pulzella ha contagiato anche l'Italia.
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