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Nel 1999 nella splendida
cornice della Rocca di Cento (Fe), l'Associazione Culturale L'Altra
Porta (Bologna), in collaborazione con l'Associazione Culturale Galleria
"del Carbone" (Ferrara), la Galleria "Arte in Movimento" (Pietrasanta),
Angela Giglio e Elena Rosa dell'Associazione Scambiaidee (Torino), la
Cineteca di Bologna e con il Patrocinio del Comune di Cento, presenta
una mostra personale della giovane pittrice Rivkah Hetherington "Giovanna
D'Arco è Jeanne Romée la donna dietro il mito", un progetto a cura di
Francesca Baboni e Stefano Taddei per un'esposizione di opere pittoriche
tratte dai fotogrammi dal film di Carlo Theodor Dreyer: La Passione
di Giovanna D'Arco (1928).
La mostra si gioca sul significato del nome della donna. Che cos'è difatti
un nome? È qualcosa che ci identifica e in questo senso ci definisce.
Giovanna D'Arco non è la stessa persona che ha per nome Jeanne Romée.
Nel suo libro "St.
Joan of Arc", Victoria Sackville-West osserva come, quando si pensa
a Giovanna D'Arco, vengano alla mente tre immagini - icone: Giovanna
la giovane contadina, circondata da pecore nei campi idillici del Sud
di Francia; Giovanna la guerriera, eroina in armatura montata su un
cavallo bianco; Giovanna la Santa, il cui viso si perde in nuvole di
fuoco mentre con gli occhi alzati al cielo, mormora le sue ultime parole.
L'esposizione intende mostrare il ritratto umano di Jeanne Romée, attraverso
i lineamenti dell'attrice Renée Jeanne Falconetti.
Una giovane ragazza che ha avuto il coraggio e la determinazione di
sfidare ogni regola della sua epoca.
Dietro il mito, si arriva anche alla terribile realtà della rabbia suscitata
da chi rifiuta di giocare secondo le regole sociali.
Attraverso gli angoscianti primi piani della Falconetti (a volte disperata,
a volte tenace) e dei suoi giudici (a volte pieni di falsa compassione,
a volte coi visi contorti dalla frustrazione), con un'installazione
lunga 18 metri composta come un unico fregio di 45 dipinti ad olio su
tela, la giovane pittrice esplica una condizione ineluttabile.
Come afferma la Hetherington : "Non c'è niente di romantico nell'essere
bruciati al rogo.
Non è una gloriosa fine alla quale si aspira per poi essere canonizzata.
Non è qualcosa che si può scegliere. Ma che si subisce proprio perché
non ci sono altre scelte."
A far da cornice introduttiva per lo spettatore, una serie di sette
veli, ciascuno 3 metri x 4 metri, che scendono dal soffitto fino al
pavimento creando una serie di muri prima di arrivare al fregio, e presentano
scritte con estratti dal processo di Giovanna.
A seguire il fregio, lungo un baratro, altri veli riprendono ossessivamente
il discorso.
Oltre alla produzione dipinta, nella torre attigua
la mostra presenta il video del film di Dreyer,
e il contribuito (fotografie, manifesti ecc) della
Cineteca di Bologna. La Passione di Giovanna D'Arco di Dreyer, al contrario
dei film girati successivamente sulla santa, si basa interamente su
documenti storici: i verbali del processo e della condanna archiviati
nella Biblioteca dell'Assemblea Nazionale a Parigi.
Il film è per di più noto per la recita di Renée Falconetti, numerose
volte citate fra le esecuzioni migliori della storia del cinema.
22 giugno - 19 settembre 1999 al Museo d'Orsay Sala 68 è stata esposta
l'opera di Henri Chapu: "Giovanna d'Arco a Domrémy" photo RMN, Hervé
Lewandowski Questo grande insieme marmoreo, in deposito presso il municipio
di Amboise da oltre trenta anni, torna al museo d'Orsay.
La genesi ed il successo di questa opera, realista, ma senza poter essere
definita d'accademia, vengono studiati nel corso di questa mostra. Gli
scultori del XIX secolo hanno spesso rappresentato una Giovanna d'Arco
guerriera, a cavallo, in ginocchio, in piedi ... al contrario, Chapu,
dopo Rude, sceglie l'immagine pacifica della pastorella che sente delle
voci. Coordinatore douard Papet, conservatore del museo d'Orsay.
Ma torniamo in Italia e leggiamo l'articolo di Le Roy Ladurie Emmanuel
alla pagina 33 (21 agosto 2003) - Corriere della Sera Venerdì 23 novembre
2007, per presentare il libro di Andrea Albini "Le voci di Giovanna
d'Arco" presso la biblioteca comunale "Villa Imbaldi" di Cura Carpignano
nei pressi di Pavia.
"C'è una parola che si lega fortemente alla straordinaria vicenda personale
e storica di Giovanna d'Arco: mistero. È un enigma capire cosa spinse
nel Quattrocento una giovane contadina di diciotto anni a mettersi a
capo di un esercito e a "salvare la Francia" liberando la città di Orleans.
Un rompicapo ancora più grande è l'origine delle "voci" che Giovanna
sentiva e alla quali ubbidì ciecamente fino alla drammatica morte sul
rogo.
"Le voci di Giovanna D'Arco" offre risposte e interpretazioni di tale
mistero, con un'ampia, aggiornata e documentata carrellata di interventi
di storici e studiosi, in particolare medici e psicologi.
Ma l'ultima parola su Giovanna spetta comunque al "Centro di Giovanna
d'Arco" fondato da Régine Pernaud, che quest'anno ha restaurato ed esposto
tutte le opere di Boutet de Montvel.
Anche se il "pezzo forte" del centro è la ricostruzione della famosa
liberazione d'Orleans, intorno all'8 maggio, vale comunque la peno di
passare a visitare il museo e la ricchissima biblioteca. Che abitiate
ad Orléans o siate solo di passaggio, avrete a disposizione una cineteca-biblioteca-fototeca-videoteca
interamente dedicata alla Pulzella, ai suoi successi e alle opere che
si sono ispirate a lei.
Indirizzo R. Jeanne-D'Arc F - 45000 Orléans Telefono 02 38 79 24 92
Sito web http://www.jeannedarc.com.fr Periodi di apertura Lun.-gio.
9-12 14-18, ve. 9-12, 14-16.45. Possibilità di visita guidata (10 min).
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Sant'Antonio di Padova
Il 31 maggio 2009 la
statua di Sant'Antonio di Padova viene prelevata alle ore 17,30 dall'antico
Tempio, presso il Convento dei frati di San Francesco d'Assisi dell'Osservanza,
seu Zoccolanti, per portarla in processione verso la chiesa parrocchiale
San Nicola di Bari, meglio conosciuta come Chiesa dell'Annunziata,
demolita e ricostruita in stile moderno.
Con questo trasferimento della statua del Santo più venerato dal popolo
di Colobraro si chiude di fatto l'antico Tempio francescano che nel
secolo scorso ha subito numerosi interventi: da caserma dei Carabinieri
a magazzino di cereali, e persino ad ovile. Poi c'è stato il ritorno
dei frati, che successivamente lo hanno venduto al Comune che lo ha
adibisce in primo momento a casa famiglia. In ultimo cominciano i lavori
di consolidamenti delle fondamenta, ancora ora in fase di restauro.
La Chiesa di Sant'Antonio facendo parte tutt'uno dell'immobile resta
tale per le funzioni religiose, ed anch'essa nella seconda metà del
secolo scorso vede vari interventi. Oggi viene dichiarata non sicura
per tale funzioni e quindi alla vigilia dell'inizio della tredicina
dedicata, al Santo, si è deciso che dette funzioni e relativa festa
del 13 giugno venissero celebrate in Piazza dell'Annunziata, poi
si è optato per lo spiazzo del Convento.
Con questo spostamento della pregevole statua nella Chiesa dell'Annunziata
si apre un nuovo periodo di pellegrinaggio delle numeroso opere d'arte
religiosa sopravvissute all'incuria. L'augurio che tutte le opere, questa
volta, facciano ritorno nella loro sede originaria e non vengono disperse,
come già è successo per il Trittico dell'Icona e per le altre ancora
in giro o smarrite.

Processione
Il Tempio di Sant'Antonio
è stato da sempre il più caro ai colobraresi, tanto che la maggior parte
degli sposi lo sceglievano per celebrarvi il loro matrimonio.
Oggi, forse, è il caso di leggere a questo riguardo una celebre poesia
evocativa del grande poeta e magistrato colobrarese, Alberto Virgilio,
che esaltava la pace del chiostro ora quella pace potrebbe essere
preoccupante ... eccola:
Il castello
"La rondine
che sgronda
dal tuo volto diruto
e punta al cielo
mi dice la tua storia.
Tutto è spento di te,
l'orgia le feste l'amore
(ricordi divenuti
ciuffi di erbe selvagge).
Il furore
che vinse la valle
è caduto
alla pace di un chiostro:
barlume che resta
nella danza dei secoli".
Anche se Colobrareo ancora oggi ha numerosi religiosi non bastano a
far sì che le chiese conservino i tesori di una volta, andati quasi
del tutto perduti o conservati altrove, come la pregevole opera del
‘300 della Madonna col Bambino da decenni in giro per diocesi, musei
o mostre autorizzate.
Dunque, la pace del Chiostro di cui parla il nostro poeta per eccellenza
si può trasformare in abbandono vista la crescita zero della popolazione
che decresce in continuazione: da circa quattromila persone nella prima
metà del secolo scorso a circa mille anime oggi ...
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