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Per un'immagine di Giovanna
di Mary Falco

Il Convento dei Frati
di San Francesco d'Assisi, dell'Osservanza, seu zoccolanti

di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 18

Nel 1999 nella splendida cornice della Rocca di Cento (Fe), l'Associazione Culturale L'Altra Porta (Bologna), in collaborazione con l'Associazione Culturale Galleria "del Carbone" (Ferrara), la Galleria "Arte in Movimento" (Pietrasanta), Angela Giglio e Elena Rosa dell'Associazione Scambiaidee (Torino), la Cineteca di Bologna e con il Patrocinio del Comune di Cento, presenta una mostra personale della giovane pittrice Rivkah Hetherington "Giovanna D'Arco è Jeanne Romée la donna dietro il mito", un progetto a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei per un'esposizione di opere pittoriche tratte dai fotogrammi dal film di Carlo Theodor Dreyer: La Passione di Giovanna D'Arco (1928).
La mostra si gioca sul significato del nome della donna. Che cos'è difatti un nome? È qualcosa che ci identifica e in questo senso ci definisce.
Giovanna D'Arco non è la stessa persona che ha per nome Jeanne Romée. Nel suo libro "St.
Joan of Arc", Victoria Sackville-West osserva come, quando si pensa a Giovanna D'Arco, vengano alla mente tre immagini - icone: Giovanna la giovane contadina, circondata da pecore nei campi idillici del Sud di Francia; Giovanna la guerriera, eroina in armatura montata su un cavallo bianco; Giovanna la Santa, il cui viso si perde in nuvole di fuoco mentre con gli occhi alzati al cielo, mormora le sue ultime parole. L'esposizione intende mostrare il ritratto umano di Jeanne Romée, attraverso i lineamenti dell'attrice Renée Jeanne Falconetti.
Una giovane ragazza che ha avuto il coraggio e la determinazione di sfidare ogni regola della sua epoca.
Dietro il mito, si arriva anche alla terribile realtà della rabbia suscitata da chi rifiuta di giocare secondo le regole sociali.
Attraverso gli angoscianti primi piani della Falconetti (a volte disperata, a volte tenace) e dei suoi giudici (a volte pieni di falsa compassione, a volte coi visi contorti dalla frustrazione), con un'installazione lunga 18 metri composta come un unico fregio di 45 dipinti ad olio su tela, la giovane pittrice esplica una condizione ineluttabile.
Come afferma la Hetherington : "Non c'è niente di romantico nell'essere bruciati al rogo.
Non è una gloriosa fine alla quale si aspira per poi essere canonizzata.
Non è qualcosa che si può scegliere. Ma che si subisce proprio perché non ci sono altre scelte."
A far da cornice introduttiva per lo spettatore, una serie di sette veli, ciascuno 3 metri x 4 metri, che scendono dal soffitto fino al pavimento creando una serie di muri prima di arrivare al fregio, e presentano scritte con estratti dal processo di Giovanna.
A seguire il fregio, lungo un baratro, altri veli riprendono ossessivamente il discorso.
Oltre alla produzione dipinta, nella torre attigua la mostra presenta il video del film di Dreyer, e il contribuito (fotografie, manifesti ecc) della Cineteca di Bologna. La Passione di Giovanna D'Arco di Dreyer, al contrario dei film girati successivamente sulla santa, si basa interamente su documenti storici: i verbali del processo e della condanna archiviati nella Biblioteca dell'Assemblea Nazionale a Parigi.
Il film è per di più noto per la recita di Renée Falconetti, numerose volte citate fra le esecuzioni migliori della storia del cinema.
22 giugno - 19 settembre 1999 al Museo d'Orsay Sala 68 è stata esposta l'opera di Henri Chapu: "Giovanna d'Arco a Domrémy" photo RMN, Hervé Lewandowski Questo grande insieme marmoreo, in deposito presso il municipio di Amboise da oltre trenta anni, torna al museo d'Orsay.
La genesi ed il successo di questa opera, realista, ma senza poter essere definita d'accademia, vengono studiati nel corso di questa mostra. Gli scultori del XIX secolo hanno spesso rappresentato una Giovanna d'Arco guerriera, a cavallo, in ginocchio, in piedi ... al contrario, Chapu, dopo Rude, sceglie l'immagine pacifica della pastorella che sente delle voci. Coordinatore douard Papet, conservatore del museo d'Orsay.
Ma torniamo in Italia e leggiamo l'articolo di Le Roy Ladurie Emmanuel alla pagina 33 (21 agosto 2003) - Corriere della Sera Venerdì 23 novembre 2007, per presentare il libro di Andrea Albini "Le voci di Giovanna d'Arco" presso la biblioteca comunale "Villa Imbaldi" di Cura Carpignano nei pressi di Pavia.
"C'è una parola che si lega fortemente alla straordinaria vicenda personale e storica di Giovanna d'Arco: mistero. È un enigma capire cosa spinse nel Quattrocento una giovane contadina di diciotto anni a mettersi a capo di un esercito e a "salvare la Francia" liberando la città di Orleans.
Un rompicapo ancora più grande è l'origine delle "voci" che Giovanna sentiva e alla quali ubbidì ciecamente fino alla drammatica morte sul rogo.
"Le voci di Giovanna D'Arco" offre risposte e interpretazioni di tale mistero, con un'ampia, aggiornata e documentata carrellata di interventi di storici e studiosi, in particolare medici e psicologi.
Ma l'ultima parola su Giovanna spetta comunque al "Centro di Giovanna d'Arco" fondato da Régine Pernaud, che quest'anno ha restaurato ed esposto tutte le opere di Boutet de Montvel.
Anche se il "pezzo forte" del centro è la ricostruzione della famosa liberazione d'Orleans, intorno all'8 maggio, vale comunque la peno di passare a visitare il museo e la ricchissima biblioteca. Che abitiate ad Orléans o siate solo di passaggio, avrete a disposizione una cineteca-biblioteca-fototeca-videoteca interamente dedicata alla Pulzella, ai suoi successi e alle opere che si sono ispirate a lei.
Indirizzo R. Jeanne-D'Arc F - 45000 Orléans Telefono 02 38 79 24 92 Sito web http://www.jeannedarc.com.fr Periodi di apertura Lun.-gio. 9-12 14-18, ve. 9-12, 14-16.45. Possibilità di visita guidata (10 min).
 

Sant'Antonio da Padova
Sant'Antonio di Padova

Il 31 maggio 2009 la statua di Sant'Antonio di Padova viene prelevata alle ore 17,30 dall'antico Tempio, presso il Convento dei frati di San Francesco d'Assisi dell'Osservanza, seu Zoccolanti, per portarla in processione verso la chiesa parrocchiale San Nicola di Bari, meglio conosciuta come Chiesa  dell'Annunziata, demolita e ricostruita in stile moderno.
Con questo trasferimento della statua del Santo più venerato dal popolo di Colobraro si chiude di fatto l'antico Tempio francescano che nel secolo scorso ha subito numerosi interventi: da caserma dei Carabinieri a magazzino di cereali, e persino ad ovile. Poi c'è stato il ritorno dei frati, che successivamente lo hanno venduto al Comune che lo ha adibisce in primo momento a casa famiglia. In ultimo cominciano i lavori di consolidamenti delle fondamenta, ancora ora in fase di restauro.
La Chiesa di Sant'Antonio facendo parte tutt'uno dell'immobile resta tale per le funzioni religiose, ed anch'essa nella seconda metà del secolo scorso vede vari interventi. Oggi viene dichiarata non sicura per tale funzioni  e quindi alla vigilia dell'inizio della tredicina dedicata, al Santo, si è deciso che dette funzioni e relativa festa del 13 giugno  venissero celebrate in Piazza dell'Annunziata, poi si è optato per lo spiazzo del Convento.
Con questo spostamento della pregevole statua nella Chiesa dell'Annunziata si apre un nuovo periodo di pellegrinaggio delle numeroso opere d'arte religiosa sopravvissute all'incuria. L'augurio che tutte le opere, questa volta, facciano ritorno nella loro sede originaria e non vengono disperse, come già è successo per il Trittico dell'Icona e per le altre ancora in giro o smarrite.

Processione
Processione

Il Tempio di Sant'Antonio è stato da sempre il più caro ai colobraresi, tanto che la maggior parte degli sposi lo sceglievano per celebrarvi il loro matrimonio.
Oggi, forse, è il caso di leggere a questo riguardo una celebre poesia evocativa del grande poeta e magistrato colobrarese, Alberto Virgilio, che esaltava la pace del chiostro ora quella pace potrebbe essere preoccupante ... eccola:

Il castello

"La rondine
che sgronda
dal tuo volto diruto
e punta al cielo
mi dice la tua storia.
Tutto è spento di te,
l'orgia le feste l'amore
(ricordi divenuti
ciuffi di erbe selvagge).
Il furore
che vinse la valle
è caduto
alla pace di un chiostro:
barlume che resta
nella danza dei secoli".

Anche se Colobrareo ancora oggi ha numerosi religiosi non bastano a far sì che le chiese conservino i tesori di una volta, andati quasi  del tutto perduti o conservati altrove, come la pregevole opera del ‘300 della Madonna col Bambino da decenni in giro per diocesi, musei o mostre autorizzate.
Dunque, la pace del Chiostro di cui parla il nostro poeta per eccellenza si può trasformare in abbandono vista la crescita zero della popolazione che decresce in continuazione: da circa quattromila persone nella prima metà del secolo scorso a circa mille anime oggi ...

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