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pag. 25
IL PRIMO POSTO
Un
fariseo invita Gesù a pranzo che osserva gli invitati nel sedersi,
gareggiano certuni a prender posto
mirando al primo.
Siffatto
modo ai nostri dì è desueto,
o vige ancor fra gente poco colta,
or altri modi a primeggiar fra tutti
son più di moda.
Il
mettere se stessi innanzi a tutto, facendosi notar col vaniloquio,
son buoni venditori, per gli ignari,
di fiato perso.
Alcuni
fan notar la lor presenza
con l'abito firmato ed i profumi,
cravatte, golier e scarpe cigolanti:
son pagliacciate!
I
più pericolosi son coloro
che esternamente abbozzano un sorriso
e par che dicano con bonomia:
or tu vedrai.
L'illecito
è lor pane quotidiano,
le gomitate sono stil di vita,
soprusi ed intrallazzi hanno un sol fine:
il primeggiare.
Se
ognun ponesse mente a quel che siamo,
col fango della terra modellati,
e torneremo un dì ad esser tali,
che cosa grande!
Colui
che pone in alto il proprio "io"
è facile bersaglio dei cronisti
ai quali, molte volte nella vita,
paga lo scotto.
Mantieniti
nascosto, amico mio,
son gli altri a valutare il tuo oprato
e, se invitato, sali in alto loco
l'onore è grande.

Cena del Signore
foto Sprazzi.
Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
L'ODIO E L'AMORE
Amar
se stessi è insito in natura,
amare i tuoi fa parte della vita,
amare gli altri è viver nella pace,
per tutti è norma.
esù,
per il credente, va ben oltre :
"Chi la sua madre ed papà non odia
con le sorelle ed i fratelli insieme
non può seguirmi".
La
frase in sua crudezza è riluttante,
il Cristo in vita ha sempre predicato:
"Amatevi l'un l'altro amici miei,
questo è il comando".
Perchè
or parla d'odio e preferenze?
Le lingue orientali, è risaputo,
usano ben poco il comparativo
nel loro idioma;
sicché
il senso giusto è qui racchiuso:
chi ama i suoi parenti o la sua vita
mostrando preferenza al posto mio
non può seguirmi.
Chi
vuol seguire me fino alla meta
abbracci disinvolto la sua croce,
che pane quotidiano è pei mortali,
pur se pesante.
Per
l'uomo pellegrino in questo mondo
son croci il lacrimare per il duolo
o altre circostanze della vita
spesso incontrate
Quante
altre croci ancor sono arrecate
non da natura o condizione umana
ma dal Caino che s'asconde in noi,
che scellerati!
E’
d’uopo ribellarsi al rio Caino:
se rifiutati per color di pelle,
o ricusati per pensier diverso,
aggiungi ancora:
fuggire
dagli orrori della guerra,
esser costretti a far ciò che non vuoi,
bussar di porta in porta e aver rifiuto,
che crudeltà!
IL RICCO E IL POVERO
I
ricchi epuloni
son tanti nella vita,
si aggirano beati
guardando indifferenti
chi
non per propria colpa
nel corpo porta impressi
i segni della fame,
son veri lazzaroni!
I
Lazzaro son tanti
in nostra società:
agli angoli di strada
vi son tanti barboni,
i
siero-positivi,
ancor gli handicappati,
o quei del terzo mondo
che cercan di sfamarsi
con
briciole di pane
cadenti dalle mense
dei ricchi banchettanti;
han sol consolazione
dai
cani lor fedeli
compagni di sventura
che leccan le ferite
di loro povertà.
Se
ognuno meditasse
a quel che noi saremo,
mettendo a parte il credo
di propria religione,
si
muterebbe tanto!
La corda a lungo tesa
se stessa spezza e l'arco,
la Storia ancor fa testo:
ieri,
domani e sempre
le guerre, i lutti e i guai
sempre sono causati
dalle ingiustizie umane.
Son
polveriera i poveri,
a miccia sempre pronta,
con piccola scintilla
catastrofe sarà.
Rivoluzioni
e guerre,
razzismo d'ogni specie
o lotte fra indigenti
han sempre avuto origine
dall'uso
troppo ingiusto
dei beni del pianeta:
ricchezze in poche mani
e in molti povertà.
La
sfida del duemila
dai Capi proclamata:
amor giustizia e pace,
chissà se si attuerà!
La
globalizzazione
ha già prodotto guai,
la Borsa è scesa a picco:
la recessione è in atto!

La povertà
foto da Sprazzi. Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
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IL SAMARITANO
Il
Vangelo di quest'oggi
è da tutti conosciuto,
da non molti praticato.
V'era un uomo che scendeva
dalla
bella Città santa
verso Gerico diretto,
malmenato e derubato
fu lasciato semivivo.
Il
levita e il sacerdote
per paura dei furfanti
non gli diedero soccorso,
pur se a tanto deputati.
Un
signore sconosciuto
ebbe cura del ferito,
lo soccorse e lo portò
all'ostello più vicino,
pregò
l’oste attento e buono
di curare l'ammalato,
tirò fuori dalla tasca
l'occorrente a guarigione.
Corron
oggi nove lustri
dalla sacra Ordinazione
e vien fatto domandarmi,
alla luce del Vangelo:
nella
vita consacrata
feci il buon samaritano?
O qual vile opportunista
volsi il guardo all'altro lato
ignorando
la realtà?
Vi son tanti punti grigi!
Della vita mia privata
endo conto solo a Dio,
ma
di vita mia votata,
pur dicendo "fatti miei",
render conto devo agli altri,
oltre che all'immenso Dio,
ed
è ben che sia così!
Chi fruire vuol l'altrui
in ricambio dia qualcosa
che assicuri parità.

IL SOCCORRITORE
foto da Sprazzi. Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
LA GRATITUDINE
Un
fiore molto raro
che sboccia in questo mondo
si chiama "gratitudine".
Eppure ognun di noi
dovrebbe
averne tanta,
in primis verso Dio
che fa spuntare il sole
sul buono e sul cattivo,
brillar
fa la natura
pel giusto e per l'ingiusto,
mette dinanzi a tutti
i beni del creato.
E’
sconfinato Oceano
d'amore e di bontà,
con gioia vera accoglie
chi a Lui ritorno fa.
E'
Lui il padre buono
che legge nel segreto
d'ogni anima smarrita
e dà tranquillità.
Il
picciol uomo ha vista
davvero troppo corta
e giudica il fratello
con metro assai ridotto,
il
metro del buon Dio
si chiama "immensità".
Giammai potrai sapere
perché agì così.
Tu
grato ancor sarai
a chi ti diede vita,
chi ti nutrì col sangue,
guidò i passi incerti,
vegliò
con tanto amore
sui sogni tuoi tranquilli.
Ahi, quante calde lacrime
solcarono il suo viso,
quante
altre sofferenze
l'amor di mamma accolse:
miracolo d'amore,
distrusse sé per te.
Ancor
tu gratitudine
devi a chi ornò tua mente,
a chi tua verde età
a retta via affidò.
Se
non ci fosse stato
quel Tizio o quel tal altro
cosa sarebbe mai
quest'oggi di tua vita?
Sian
rese grazie ognora
a quanti, ascosi o ignoti,
forieri son di amore
in nostra vita ancora.

Il Fiore
foto da Sprazzi. Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
DAGLI SCRITTI DI P. FABER
Un
sorriso non costa nulla,
ma vale molto.
Arricchisce chi lo riceve
chi lo dona.
Non
dura che un istante,
ma il suo ricordo,
dura in eterno.
Nessuno è cosi ricco da poterne fare a meno. Nessuno è così povero
da non poterlo dare.
In casa porta felicità,
nella
fatica infonde coraggio.
Un sorriso ‚ segno di amicizia,
è un bene che non si può comprare,
ma solo donare;
nel
dolore è conforto,
al triste dà gioia.
Se incontri chi un sorriso non sa dare,
daglielo tu, perchè nessuno
ha
tanto bisogno di sorriso
come colui che
non sa darlo agli altri.
(P.Faber)

Un sorriso
foto da Sprazzi. Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
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