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pag. 27
CHIEDETE E VI SARA' DATO
Il brano del Vangelo
di quest'oggi
a più riprese parla di orazione,
un termine per molti sconosciuto,
a pochi noto.
Perchè pregare? E' questa
la domanda
che molti fanno a sé ed anche agli altri:
se Dio è onnisciente e Provvidenza
sa certamente
qual gran bisogno ha
l'uomo e la natura
del Suo continuo aiuto e protezione.
Di certo non ricordan quei signori
che siamo frutto
di quell'immenso Amor
che tutto regge
ed Ei ci invita a non vederlo lungi
dal luogo del lavoro o dalla casa,
è nostro Padre.
Se il figlio si rivolge
al suo papà,
non ha bisogno dell'ambasciatore,
con lui ha confidenza ed ha fiducia,
negli occhi il fissa.
Nei giorni bui della
tua esistenza,
o quando t'attanaglia il duolo e il pianto
non disdegnar di dirgli nel silenzio:
"Tu sei mio Padre".
IL DONO DELLA
VISTA
"Gesù figlio di Davide
di me abbi pietà":
E' il grido ripetuto
da chi sente passare
Colui che può donargli
il bene della vista.
Sentendosi chiamare
il suo mantello getta
quasi volesse dire:
"A me non serve più,
spogliato dei miei beni
a Lui mi prostrerò".
Un dì un cieco nato
mi ripeteva affranto:
"Vorrei mirare il volto
che hanno i figli miei,
vorrei vedere il cielo,
conoscere la luce,
saper cos'è il colore,
guardare la natura".
Ma quanti in questo mondo,
forse compreso me,
agiscono da ciechi
chiudendo entrambi gli occhi,
passando indifferenti
innanzi a chi ha bisogno,
colmando poi il rimorso
col solito frasario:
ci pensi chi
è preposto,
a pubblica assistenza.
Colui ch'è vera Luce
illumini il cammino
in questa breve vita,
e faccia sì che ognuno
sia artefice operoso
di un mondo rinnovato.

Il cieco
foto da Sprazzi. Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
IL MISSIONARIO
Oggi ovunque ricorre
una data
cui ognuno dovrebbe por mente,
se in suo cuore riposta è pietà,
per chi occhi per pianger sol ha.
Quanta gente che muore
di fame
in un mondo da molti osannato,
con il ritmo convulso e nevrotico
chissà dove quest'uom finirà.
Per fortuna vi sono gli
eroi,
ignorati da molti tuttora,
che han lasciato gli averi e gli affetti
per seguire un più vasto ideale
additato dal grande Maestro
che a ciascuno incessante ripete:
"Vedi Me nel fratello che soffre,
che angustiato ti porge la mano.
La mercede che in cambio
t'aspetta
è misura ricolma e pigiata,
la tua vita, in dono elargita,
uno scopo più nobile avrà".
Se coloro che hanno il
potere
fin ponessero ad armi letali
si potrebbe davvero sfamare
tutto il mondo, e in più vi sarebbe
la ricchezza per dare
rifugio
o curare gli endemici mali
di color che un sol torto li stringe:
l'esser nati da gran povertà.
Il
peccato sociale oggigiorno
si rivela in chi male gestisce
il potere che il volgo affidò:
rincorrendo fantastiche idee
orbo
è fatto dal posto agognato,
arricchisce se stesso e non pensa
a chi mise il potere in sue mani
che un bel giorno mai più egli avrà.
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PENSIERI VAGANTI
Per natura non sono
xenofobo,
ma se osservo le chiese italiane,
vedo spesso clero africano,
argentino, albanese ed indiano,
se domando: "Che fai
tu in Italia?"
Se va bene, mi dicon: "Per laurea!"
Fra me dico: - è una cosa assai strana -!
Chi decide dovrebbe pensare:
"A che serve la laurea a costoro
se in lor patria han bisogno di pane,
di assistenza, ospedali e di tutto?"
Spettatori noi siam dell'assurdo:
missionari e dottori italiani
in quei luoghi rimetton la pelle:
chi dovrebbe, per scelta di vita,
fugge via, con molto coraggio
ed in patria mai più tornerà:
mai dal dolce si torna all'amaro!
Dalla Valle d'Aosta il Pontefice
con arguzia sferzante ci dice:
…." Sovrabbonda in Africa il Clero …
ma qualcuno facendosi prete
promozione sociale egli agogna
… poi ... diventa capo tribù"!
E' parola di Papa! Ci credo,
certamente qualcosa non va!
Tanti preti italiani son soli,
la lor vita votarono al Cristo,
or non hanno assistenza adeguata!
finché giovani tutto si accetta,
per l'anziano è davver deprimente
e si aspetta il tramonto! Sereni?…
Si legga: "La conversazione nella chiesa
di Introd di Benedetto XVI", riportata dal supplemento dell'Osservatore
Romano del 25 luglio 2005, pagg. 6 – 9.
Il passo dal discorso del Pontefice che si riferisce al clero di
colore è il seguente: " …Il primo punto è un problema che si pone
in tutto il mondo occidentale: la mancanza delle vocazioni. Ho avuto,
nelle ultime settimane, le Visite "ad limina" dei Vescovi dello Sri
Lanka e della parte Sud dell'Africa. Qui crescono le vocazioni, anzi
sono così tante che non possono costruire sufficienti Seminari per accogliere
questi giovani che vogliono farsi sacerdoti. Naturalmente anche questa
gioia porta con sé una certa amarezza perché una parte almeno viene
nella speranza di una promozione sociale. Facendosi sacerdoti diventano
quasi capi della tribù, sono privilegiati, hanno un'altra forma di vita,
eccetera. Quindi zizzania e grano vanno insieme in questa bella
crescita della vocazioni e i Vescovi devono essere molto attenti nel
discernimento e non essere semplicemente contenti di avere molti
sacerdoti futuri ma vedere quali sono realmente le vere vocazioni,
discernere tra zizzania e buon grano".
IN MEMORIA DI MONS.
LOMONACO
La morte è per ognuno
che viene a questo mondo,
un debito che scade nel giorno stabilito
da Lui che ci ha creati,
ed anche Lui, qual uomo,
passò per il crogiolo
che affligge tutti noi.
Il caro don Antonio
ha oprato nel silenzio
formando con cultura,
le schiere giovanili
Mai meno egli venne
agli obblighi di prete,
amò d'amore grande
la sua città di Muro.
Amò la precisione,
ch'è un dono quasi raro,
ma sopportava male
chi era indelicato.
Contribuì non poco
al culto di Gerardo,
il santo protettore
della lucana terra.
Occorre ricordare
L'impegno suo costante
fra laureati svolto,
quando città di Muro
un nome e un volto aveva
in campo religioso:
or terra arsa è fatta,
quasi passato fosse
il vento del deserto!
Quando eravamo grandi
altri non eran nati,
ahimè che triste sorte!
Volevo dir qualcosa
nel giorno del trapasso
ed or di cuor ti dico:
la terra ti sia lieve,
l'eterna pace godi,
ricordati di noi
quando l'amplesso avrai
da Chi quaggiù servisti.
Muro Lucano, 16.03.1997
IN MEMORIA DI UN'AMICA
Era luglio, da poco iniziato,
da te venni e portai un ricordo
pei cinquanta miei anni trascorsi
qual sacrato e votato al buon Dio.
Premurosa e gentile, da sempre,
sotto il pruno frondoso sedemmo,
ricordammo i tempi trascorsi,
del futuro mai cenno facesti.
Il tuo aspetto, non più sorridente,
nascondeva qualcosa di strano,
fra me dissi: - lei soffre in silenzio -
Mi dicesti: "verrò alla tua Messa,
dal fedele bastone sorretta".
La funzione seguisti devota.
Ieri l'altro mi giunse notizia
del tuo transito verso l'Eterno.
Ora godi la pace dei giusti,
le tue croci, qual seme fecondo,
del germoglio di vita eran pregne
nell'attesa di un mondo più bello.
Policoro, 09 dicembre 2003
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