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RAGGIO DI LUCE
Il
Natale da grandi e piccini
sempre è atteso: è la festa di tutti.
Pei credenti il Divino è viandante
e
percorre le strade dell'uomo.
Chi non crede ugualmente è coinvolto
augurandosi tempi più lieti.
Non
avevo compiuti tre anni,
strepitavo e piangevo gridando:
voglio andare col mio papà
per
vedere il Bambino che nasce.
Nella chiesa di Piazza Marconi,
v'era un organo vecchio e in disuso,
là
trovammo uno scomodo posto.
Qual tormento divenni, ogni istante:
"Quando nasce il Bambino Gesù?
Perché
tarda a venire, papà"?
"Ora viene, stai zitto e vedrai !"
"Tutto è chiuso come entra Gesù?"
"Tu
stai zitto, or ti svelo un segreto:
della porta centrale entrerà!
Nella culla che vedi starà".
"Gloria
Dio nell'alto dei cieli !"
Le campane suonavano a festa
e la gente diceva: "pietà".
Una
luce smagliante io vidi,
quasi fosse una stella cometa,
il suo corso fermò sulla culla.
"Io
l'ho visto il Bambino, papà"!
Un amico diceva a mio padre:
" Fantasioso è davvero tuo figlio".

Bambinello
Policoro, 21 dicembre 2004
SANTO
STEFANO
O
Stefano, tu fosti il primo araldo
e suggellasti col tuo sangue sparso
l'amplesso con Gesù il Redentore.
Del
vero fosti sempre l'assertore,
seguace del Maestro che ha insegnato:
"La libertà si trova in verità".
In
questi dì mi par che sia il contrario,
il ben fa compromessi con il male,
si mena vanto ch'è diplomazia!
Se
ascolti bene chi ci rappresenta,
vien fatto dir: "Costui in che mondo vive?
E' un venditor di fumo e di bugie,
la
pura fantasia dà per certezza!"
A chi è parolaio per natura
il volgo ancora segue e gli dà il voto.
E'
proprio vero, se ricordo bene,
quanto diceva Orazio ai tempi suoi:
"Vulgus vult decipi", se tradotto:
"
Il popolo vuol esser fatto fesso!"
Non vi è più religione in questo mondo,
ma fino a quanto durerà il balletto?
Ansiosi
molti aspettano il ricambio,
si dice che verranno tempi nuovi,
la musica di certo cambierà,
gli
stessi saran sempre gli orchestrali!
"Niente vi è di nuovo sotto il sole!"

Santo Stefano
ALLA MADRE DI GESU'
Splendida
sei, di luce circonfusa
Madre di Cristo nostro Redentore,
venuta quale giglio profumato
in mezzo a noi.
Di
gaudio piena nella Notte Santa
mostri gioiosa agli umili pastori
il frutto benedetto del Tuo seno
Cristo Signore.
L'umile
gente cui mostravi il Figlio
mutò sua vita senza perder tempo
e araldi furon di sì grande evento
in tutto il mondo.
Più
volte all'uomo d'oggi Tu ti mostri
or lacrime grondando ed ora sangue,
ma non accoglie i tuoi dolci inviti
il peccatore.
Per
rovinosa strada è incamminato,
il senso del peccato è ormai perduto
è solo l'apparir che conta oggi
non la sostanza.
Potrà
finir così la creatura
da Te e da tuo Figlio tanto amata?
Andrà in perdizione il Sangue sparso?
Io non lo credo.
La
madre non rinnega i figli suoi
ma, pur traviati, segue i loro passi,
occasione propizia coglie a volo
e li converte.
Tu
giorno e notte segui me fiaccato
e con sapienza guidi la mia vita
come fa il pastor che guida al chiuso
l'ove smarrita.
a
Te sian rese grazie a piene mani
dall'intimo e profondo del mio cuore
in ogni istante della vita mia
o Madre Santa.

Madre Santa
EPIFANIA
Vista
brillar la stella
di una abbagliante luce,
i Magi abbandonarono
gli averi e le ricchezze,
solleciti
diressero
cammelli e dromedari,
alla città di Giuda
desiato approdo feron.
Dal fosco e tristo Erode,
ignari e con candore,
volevano sapere
dov'era il Bambinello.
Ahi! Quante volte in
vita
i poveri ignoranti
vanno a
finir tra fauci
di belve, a vista, innocue.
dal loro volto appare
gioia e interesse grandi
per far scoprire il vero
dal richiedente ignaro.
Il
pago era Bethlemme
dove spuntar doveva,
a vato di Michea,
la Luce delle genti.
In
casa di Giuseppe
affaticati giunsero.
La Madre, con dolcezza,
Gesù in grembo aveva,
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dormiva
il Figlioletto,
ed una calda lacrima
scorrendo da Gasparre
sul vago Volto cadde.
Gesù,
aprendo gli occhi,
mirò le fluenti barbe
e le manine tenere
tese agli stanchi Magi.
La
Stella ancora brilla
ma con diversi effetti:
vita ed amore ai Magi,
a Erode freddo e morte.
La
luce della Stella
illumina il cammino
di chi è votato al bene,
è tenebra profonda
per
chi fa prevalere
la ria sopraffazione
del ricco e prepotente
sul povero indifeso.

Re Magi
LA CANDELORA
Il
vecchio Simeone
prese fra le sue braccia
il tenero Bambino,
rivolse gli occhi al cielo
ed
esclamò dicendo:
"Signor, or puoi chiamarmi,
glgli stanchi occhi miei
miraron lo splendore
dell'universo
intero.
Il Bimbo che or ti offro
sarà per tutti i popoli
salvezza e luce eterna,
amor
calore e vita,
fonte di bene immenso
eternità beata
per chi il Suo verbo accoglie
e
lo trasforma in opere
di bene e carità.
Ai tristi altra sorte:
luce diventa tenebre,
vita
è mutata in morte,
amor vien fatto odio,
pace trasforma in guerra".
Il vecchio, guardò in volto,
la
madre di Gesù,
vaticinò dicendo:
"La spada del dolore
trafiggerà il tuo cuore".

Candelora
L'ANNUNZIAZIONE
I
tempi eran maturi,
è d'Isaìa il vato,
la Vergine doveva
dar l'agognato assenso.
L'Arcangelo
Gabriele
fe' visita a Maria
che assorta era in preghiera
in sua dimora a Nazareth.
"Saluto
te Maria,
tu piena sei di Grazia
ed il Signore è teco,
è Lui che a te mi manda.
Il
suo messaggio ascolta:
il mio Signor te scelse
qual madre del Messia,
dai popoli aspettato.
Attonita
Maria
guarda Gabriele in volto
e piena di stupore
a lui si volge e dice:
"Come
avvenir potrebbe
che vergine in suo seno,
senza conoscer uomo,
dia alla luce un bimbo?"
"Lo
Spirito di Dio
ti coprirà di luce,
quel che in tuo seno avviene
non è virtù di uomo".
Di
Chiaravalle il Santo
volgendosi a Maria:
"che aspetti Madre santa
pronunzia il "sì" desiato,
l'umanità
smarrita
or pende da tue labbra
e dal tuo "sì" beato
dipenderà sua vita".
La
Vergine Maria
ascolta il messo arcano,
con umiltà profonda
abbassa il volto e dice:
"Di
Dio son io la schiava,
faccia di me che vuole
la volontà Superna
pel ben di tutto il mondo".
A
Te sian rese grazie
Madre di tutti i popoli,
l'amore tuo sublime
accende in noi la speme
ed
aspettiam fidenti
l'avvento del Natale
che dopo nove mesi
diventerà realtà.

L'Annunciazione
LA FOLLA DEL VENERDI'
Quante
volte, annunziando il Vangelo,
ho affermato che il duolo è ricchezza,
me lo ha detto Chi oggi è additato
qual ribaldo che eguali non ha.
Cinque
giorni, da poco trascorsi,
Lui fu visto trionfante in Città,
osannante la folla lo accolse,
suo Dio e suo Re lo acclamò.
Quella
folla che ieri acclamava,
con belluina ferocia oggi grida:
"Via da noi, crocifiggi Costui!"
Gran mistero è la mente dell'uomo!
Come
il chicco, caduto per terra,
dalle zolle è coperto e marcisce
sua figura man mano trasforma
e dà vita alla spiga di grano,
così
il Cristo, qual seme fecondo,
era d'uopo che morte provasse,
risorgendo tornasse alla vita
dando all'uomo esistenza più degna.
Chi
più grida è seguito dal volgo
che oggidì ti acclama e ti osanna
e domani ti getta nel fango.
I pupari manovrano i fili,
i
pupazzi ripetono, ignari,
il pensiero del proprio padrone.
Non di rado s'invertono i ruoli:
i pupazzi diventan pupari.
Potenza, 29 marzo 2002

Venerdì Santo
foto da Sprazzi, Sprizzi e Spruzzi
(Ed. Valsele 2003)
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