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“sapienza solenne” & Mi chiedo di quale genere siamo.
di Antonella Pagano

Sempre un che d’indefinibile muove la mia mano allorché debbo cominciare a scrivere d’un Poeta le cose che leggo oltre il rigo composto di parole, oltre le parole composte di piccole lettere, già esse significanti; oltre quelle letterine che discendono da un alfabeto emozionale ed emozionante. E del Martinelli vieppiù. Lo stimo da anni, lo vedo come plasmato della materia che sostanzia quel suo “piccolo paese di terra sacra”, di “…vie tortuose e calanchi…”; lo osservo colorare tele e pagine con sapiente mano. Ecco, per ogni epoca del suo fare arte, il Martinelli m’ha offerto la gioia di poterla “chiamare”, ossia “definire” con parole mie; questa ultima è l’epoca della sapienza solenne. Mi ha dato il manoscritto oltre sei mesi fa; la vita mi strappa spesso alle cose che più desidero fare per il quotidiano pragmatico e sovrabbondante, così mi ha strappato alle Sue parole sino a questa piovosa, mesta ma fertile domenica diciotto d’aprile in cui me le sono ritrovate tra le mani e negli occhi. Ho aperto a caso il manoscritto senza avere letto il foglio di copertina e vi ho trovato un verso folgorante. Pagina ventiquattro: “noi siamo fragile poesia…”. I brividi han preso tutta la pelle mentre la mano lesta scriveva: bellissima !, e pensavo: fragile poesia al cospetto della Poesia…..mio Dio! Avrei timidamente suggerito al Maestro Martinelli di intitolare così la raccolta se, sorpresa delle sorprese, dopo aver finito di leggere tutto, dopo aver appuntato alla mia maniera gli elementi per costruire la fabula attorno alle parole poetiche, dopo aver numerato le metafore belle, apposto i miei NB e NMB accanto alle Parole che più mi emozionavano, se, ripeto, nel chiuderlo, nello stringerlo a me ancora assorta nelle riflessioni e nell’assunzione di tutto il licore, ancora palpitando dentro al manoscritto, non avessi letto, al centro della pagina bianca di copertina,: “Noi siamo fragile poesia”. Non tutti leggono le prefazioni, a volte veramente superflue, altre volte bugiarde, a volte liquorose o insipide o sapide ma solo del prefatore; beh v’assicuro che sto scrivendo in autentica verità, la mia, ovviamente, e di questo momento della mia vita. E questa verità conferma il pensiero per il quale ho “chiamato” questa era poetica del Martinelli: era della Sapienza solenne. Non che Lui sia vecchio, sia saggio perché vecchio, giammai. E’ più giovane che mai. Fresco nel leggere, fresco nell’ascoltare, nell’interpretare, nello scrutare, vedere e trascrivere ogni segno dell’uomo, della natura, del contesto sociale e politico. Le parole poetiche di questa raccolta sono le gocciole di sidro scivolate alle ali di quegli “angeli” cui “tocca seminare le nostre sementi” - “nel vasto cielo della vita” per ricadere “sulla terra dei viventi”. Quest’ultimo verso è una delle innumerevoli miniere di pepite della raccolta. Se solo volessi trovare le parole per commentare la “terra dei viventi”, anni mi occorrerebbero e gli strumenti di tutti gli approcci filosofici per scrivere pienamente prima di tutto: della terra, quindi : dei viventi, e finire poi per commettere l’errore di togliere al lettore la gioia di trattenere, fare suo, quel verso con il colore più consonante alla propria tavolozza emozionale. In parte, inoltre, infrangerei la verità di cui sono depositari i tre versi di pagina ventisette: “la rotta dei sogni/quelli fatti di colori/e versi infallibili nel tempo”; sciuperei quel:”cerco parole essenziali” proferito dall’Autore nel mentre, immediatamente dopo, lo propone quale medicamento a chiunque nel “tutto è un gioco” abbia perso la chiave, il senso che fa gioioso il gioco, quindi finire nei “bisticci d’alto senso”; sarei persino in contraddizione con l’affermazione di pagina ventinove:”…meritarmi la giusta identità/che si modifica/…secondo l’apice/del vento ispiratore”. “Il grano si sazia/alle dolci piogge”, dice Michele Martinelli, e allora? Che ogni spiga raccolga la gocciola che più gli aggrada e nutra:”sogni e passioni” prima che gli uomini si “facciano di cartone” dopo i mille cruenti interventi di escavazione e distruzione di colori e poesia. Si fa anche una sorta di poeta sacrificale per costruirsi “ali d’angelo/per non precipitare/nel nulla”, ad “abitare nei versi/costruiti oltre la città” in “percorsi nuovi d’arte e poesia concreta”. Il Martinelli adopra magistralmente la materia pittorica a tal punto che fluisce anche dalla penna; tale cosa conferisce al verso suono auscultabile, lo sente l’orecchio e più ancora il cuore, quasi lo palpa la mano e quando l’esercizio quotidiano d’essere presente, per nulla indifferente, pare fiaccarlo, Lui invoca:”rendimi viva la voce/ Signore”. “Questo assiduo dipanare” con “tutto l’amore per l’arte” e con “la dignità che mi appartiene” gli conferisce l’autorevolezza di poter riconoscere e suggerire:”la natura rigenera l’arte”, mentre l’eco si rifrange da casa a casa in quegli antichi Rioni Sassi dov’è approdato giovane professore e dove ancora dispensa il suo magistero nella condizione di professore in libertà (è in pensione da circa due anni) e di dirci, con sempre eloquente solenne sapienza, anzi di scolpire:”…l’umanità dei Sassi monumentali”. Avrei potuto dire meglio ? Avrei forse potuto dire di più? Vi sono tuttavia altri mattoncini utili alla costruzione della mia fabula:”trapassano tutte le cose/non trapassa l’amore” e il “sereno declino” non è situato in un fosso, in una depressione terrestre, tutt’altro, è all’apice, in cima ad una montagna di conoscenza, di sale esperienziale, di tempo mai sciupato, mai sprecato poiché “senza ferie la poesia/non chiude mai/la porta stretta dell’incanto…” “cerco il foglio bianco/per riempirlo di me” mentre ode “versi d’alberi infranti” e si “strugge/fino all’estrema franchezza”. Il “vago modo di vivere” può addottrinarsi a “cattedre di terra” a patto di “tessere punto per punto” e tener fede allo Statuto di pagina uno:”Non ci sarà mai/l’assoluto silenzio/integro/per chi non vuol sentire/dentro/ognuno ha la voce/che basta a rompere già/l’uggiosa solitudine”.

E poiché “spesso la guerra risparmia i vili”, oso sostenere e ripetere a voce bassa : ognuno può ritrovare la propria “coraggiosa musa” e fare silenzio perché l’armonia che è dentro ciascuno di noi trovi amplificazione in quella cassa armonica che è il nostro corpo affinché ogni corda vibri di vita, di passione, di colori, di sentire, sé, gli altri, le vite che palpitano sugli altari di terra, di acqua, di cielo, dove afferrare “i fili mai raggiunti se non attraverso la fede”. Il riecheggiare di quella melodia consentirà di non “lasciarsi morire dentro”, conferirà il coraggio di affrontare, “vivere fuori”, di lasciarsi prendere dal vento, dal “sonno che profuma d’amore” e “dal silenzio colmo di lumi cari”. Nella solenne sapienza di questa era del Martinelli ci sono inoltre tante belle eco: il bicchiere di vino divino, quel sotto il cielo del corpo che s’aggroviglia al mio, il sanare la terra incolta, la ricerca del colore dell’anima …e cieli e terra nuova. C’è il fascino dei miracoli che solo la notte sa compiere e la quiete delle colline gravide di grano. Tutto un immenso universo di “natali che non si dimenticano”, e quel bellissimo orizzonte, quell’aquilone, quella campana che suona a distesa, a festa, il “piccolo paese di terra sacra e vie tortuose e calanchi mai calcati con le scarpe”. E poi ? Giovane alla vita, Martinelli sta là ancora con le tempere e gli olii da impastare alle acque delle arti gravide di maestrìa; e torna a scuola, va dai futuristi, dai cubisti, dagli uomini pre/historici, incontra gli illetterati: “quelli che non contano” – “quelli dell’Italia contadina” per tentare di rimettere ordine, dare senso, comporre armonia nel “mondo in disordine, nell’angoscia cosmica”. “I natali non si dimenticano”, afferma, ed io gli faccio eco con estrema consapevolezza e condivisione. V’è una scintilla fluorescens in noi che nulla e nessuno può rabbuiare, neppure la più bieca violenza, è quella che ha fatto dire al Martinelli: “noi siamo fragile poesia”. Già! Siamo Poesia al cospetto della divina Poesia che ha composto il Poema dei Poemi: la Vita sul pianeta Terra di cui siamo un “Verso”, un piccolo verso di poesia, un tendere verso che è l’andare incontro: verso la vita, verso l’amore, verso il sole, il mare, lo sguardo, verso l’avvenire che con mani operose scriveremo per i “Piccoli Versi” che verranno ad essere “fragile pesia”. In nome di quei piccoli versi e “Per non rimanere inerte a guardar morire l’Arte”, Martinelli è attore vivo, fresco, vivificante, l’ammiro, ne faccio esempio da emulare, benché sono ere che anch’io vado affermando e mi consolido nell’equazione per la quale sappia ogni bella parola farsi bell’azione. La Vita è l’Arte per eccellenza sicchè l’Arte è la festa, la celebrazione meravigliosa della Vita. E’ in tal modo che ogni uomo riesce a non tradire i natali.   

Mi chiedo di quale genere siamo.

Apparteniamo al genere umano o v’è un nuovo genere che è andato plasmandosi lentamente quanto inesorabilmente sino a proporci un crescente manipolo di donne che non vogliono avere bambini ? La mia chimica non vuole crederci; il mio essere biologico si rifiuta di crederci. Il mio pensiero, la poesia che si compone nel mio cuore, i versi dell’anima, i palpiti di civiltà del pensiero razionale mi impediscono di credere. E quei bellissimi fiocchi rosa e celesti che sbocciavano sui portoni a seguito dell’esplosione di gioia dinanzi allo sguardo nuovo ? e quell’odor di neonato che sa colmare una stanza, oltre che i cuori della famiglia accorsa per il lieto evento, anzi il più bel lieto evento che ci sia, ovvero che c’era sino all’avvento di questi tempi strambi; e il pranzo di festa che ne seguiva, e la festa di battesimo, e quel corredino fatto di bavaglini e cuffiette e camicine della fortuna che tutti teneramente s’affannavano a ricamare per portare in dono alla vita che germinava deliziosa, profumata, esigente, gioiosa e pregna di speranza e pannetti di cacca con la pipì. Che meraviglia ! E invece ? No baby ! Baby free. Realizzeremo tutti i nostri sogni ? Bene, ci riusciremo pure !...ma saremo soddisfatte della massima carriera, del massimo loisir, della “bellissima” millesima settimana bianca, del “noiosissimo” millesimo viaggio estremo, della crociera con avventura incorporata che quest’anno però ci ha rotto le…..perchè ripercorreva il viaggio di quell’altra agenzia della scorsa stagione, del viaggio sulla luna per …milioni di dollari e ritorno con 10 anni di meno per riuscito calcolo perfetto dell’anno luce in rapporto all’elasticità del DNA ? Dopo di noi chi innaffierà la rosa ? Chi darà da mangiare ai pesciolini della vasca del giardino di quel paesino ricamato sui monti dell’appennino ? A chi racconteremo la favola ? A chi diremo di quanto eravamo carine a quella festa con l’abito nero di sciffon e l’azzurro dell’attesa del futuro dipinto negli occhioni di giovane donna ? E per chi costruiremo la casetta posta sui monti delle Alpi Apuane a guardia del sole che nasce su un orizzonte bianco e azzurro di neve e cielo perennemente sposi ? E quella piccola baita sul Gran Sasso? E quel grembiulino che la bisnonna aveva ricamato mentre attendeva il nono figlio e che per bontà di tessuto e cura nei lavaggi e stirature è sopravvissuto a due generazioni, chi lo erediterà insieme al movimento armonico delle mani della bisnonna ? E il pezzo di terra sul quale il bisnonno ha coccolato un ciliegio generoso di rubini tondi e luccicanti, rubicondi e gustosissimi, a chi lo lasceremo ? E il dipinto del fratello della mamma che aveva avuto menzion d’onore alla Biennale di… beh adesso non ricordo, a chi lo daremo in eredità ? E la tenerezza che si prova a stringere tra le braccia un frugoletto morbido, con quella vocina che passa da parte a parte il cuore, che ti s’imprime nella mente ? che canti o strilli è …pur sempre musica ? E…quel pensare:…ma chi diventerà ? Chi stringeremo tra le braccia ? Di chi penseremo chi diventerà ? Cani, gatti, pitoni e cricetini …ma non li abbiamo sacrificati e tolti al loro habitat naturale ? Mon dieu, non ci capisco più niente ! Mi si sono intricati i files, occorre resettare. Santo cielo !!! E dire della semplicità di quella bella, sovrana, autorevole, composta, anche un po’ eccentrica signora Natura.....

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