|

Foto copertina
L'insegnamento
al popolo di Dio di Don Antonio Cervino è il far nascere e crescere
nei giovani la volontà di voler colmare il vuoto di amore e di libertà,
di giustizia e di pace, camminando con Dio.
Per far questo prende in esame la vita del Santo di Muro Lucano, San
Gerardo Majella, Patrono della Basilicata, e ne stende la storia per
la terza volta, dotandola di documenti anche inediti e lo fa nel modo
più antico per raccontarne la storia, cioè in versi, creando così un
vero poema come si evince dal componimento stesso che introduce il lavoro
poetico formato da quarantadue canti sapientemente intrecciati tra la
vita terrena e quella santificata di Gerardo Majella.
Infatti questa terza Edizione 2009 è intitolata "Sogno e realtà"; Lavoro
finito di stampare nell'Aprile ultimo scorso, presso Grafica Sud – Policoro
(Mt).
Chi bussa a quest'ora?
"La notte è fonda e piove a catinelle, / sibila il vento e mi par di
sentire / spirti inquieti di corpi trapassati / che tetri aleggian per
la casa mia. / Il fulmine balena e segue il tuono / che roboante scuote
l'edificio. / La luce all'improvviso è andata via, / del batacchio il
rumor è forte e cupo, / un brivido mi passa per la pelle, / con voce
quasi tremula domando: / - chi è ?... chi è ?... la voce fa' sentire!-
/ "Sono Gerardo, tu non mi conosci?"/ Penso che sia un caro amico mio,
/ apro l'uscio con molta ritrosia, / gli punto in viso la voltaica pila.
/ Mi appare una figura allucinante: / un uomo vecchio dalla barba incolta,
/ un logoro mantello sulle spalle, / bastone nocchieruto per appoggio,
/ il copricapo dalla foggia antica, / calzari d'altri tempi e rattoppati,
/ d'acqua inzuppato e dappertutto gronda, / infreddolito trema come
canna. / "Per carità di Dio dammi ricetto, / accoglimi, giammai ti pentirai".
/ Traspare dal suo volto arcana gioia; /
|
- Entri in casa
Signore -, gli dico in fretta, / chiudendo l'uscio, arriva la corrente.
/ Beato … il lampadario in alto mira / quell'ospite inatteso e sconosciuto.
/ Con far del tutto insolito mi dice: / "Ė bello stare qui, o mio signore."
/ Dicendo tale frase la mia casa / è tutta invasa da un odor di fresie,
/ il viso del vegliardo si trasforma, / intensa luce avvolge tutto il
corpo, / con un filo di voce mi sussurra: / Gerardo Majella son io qui
da te". / Sì dolce ventura in sorte mi tocca / in casa mia ospitare
un Santo sì caro. / Mi parla di sé, dei tempi trascorsi / nel pago di
Muro di tanti anni fa / ed or mi accingo a raccontare in versi, / ahimè,
non più di moda al mondo d'oggi".
Don Antonio nel suo sogno fa parlare lo stesso Santo Patrono della Lucania
e ricorda alla nostra gente come saluta la mamma nel partire per santificarsi
e come tutti i patimenti della vita lo spronavano sempre più nella sua
ferma volontà di seguire l'esempio di Cristo.
Questo ci deve spingere tutti, davvero, a voler farci santi. È questa
la strada che ogni cristiano deve desiderare fortemente senza fallire
la meta.
Il racconto in versi fatto con citazioni storiche della vita terrena
del Santo si snoda attraverso il sentire forte, nel cuore di don Antonio,
quella che è la "forza che muove il mondo", cioè Dio, suffragata da
documenti e fatti realmente accaduti. Con questo volume prende vita
lo storico, nella persona di mons. Cervino, come notaio degli eventi
religiosi della nostra Regione e delle mete raggiunte dal Santo nella
vita terrena; descrive anche la vita comune di tutti i giorni di noi
peccatori ed anche di coloro che si aggirano intorno alla "Cattedral"
non certo per pregare ma per battere "gran cassa".
Mons. Cervino non trascura la sua vena pungente di critico nei confronti
di tutti ed anche della sua vita che lo ha visto lottare per arrivare
all'oggi come direttore del Collegio Stella Maris di Policoro (Mt).
Così scrive Agostino Superbo, Arcivescovo Metropolita di Potenza – Muro
– Marsico, in prefazione: " La figura eccelsa del giovane santo di Muro
Lucano si arricchisce di una mediazione poetica, che ci fa comprendere
come la spiritualità sia molto vicina a noi". Don Antonio è proprio
questo: un formatore di coscienze che progetta ed attua quella pedagogia
della santità.
Difatti i suoi testi poetici sono una dolce sinfonia suonata col cuore
gonfio d'amore per Dio … Possiamo perciò concludere dicendo che è meglio
curare "quello che si ha", e non trascurarlo, in attesa di avere "quello
che non si ha" ...
|