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CREATURE DEL LAGO VERDE |
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Uno scettico per antonomasia, dopo aver ascoltato questo e quel racconto
sull'anaconda, decide di godersi una bella notte di agosto a guardar le
stelle nei pressi del Lago Verde. Si porta nelle vicinanze del lago, lega una amaca da un ulivo all'altro e vi si sdraia sopra restando ad ammirare le stelle per tutta la notte. Al lampeggiare dell'aurora viene svegliato da uno spostamento d'aria intermittente seguito da un conato di vomito, e da un puzzo incredibile quasi soffocante. Marco, questo il nome dell'uomo, si stropiccia gli occhi per destarsi veramente e si accorge che non sta sognando e che quello che vede non è frutto di vagheggiamento onirico: è veramente un anaconda favolosamente grande, che si sta attorcigliando al fusto di un cipresso e a seguito di ogni soffione emette una eruzione di vomito, in breve tempo formando un grosso accumulo gelatinoso senza alcuna forma. Egli senza fare troppi movimenti calza le scarpe e si da alla fuga più velocemente possibile. Al suo rientro in paese racconta quanto era appena accaduto o che stava ancora accadendo, visto la vicinanza dell'abitato al lago e del pochissimo tempo impiegato da Marco a raggiungere gli amici. Nessuno gli crede, anzi gli amici più cari lo beffano dicendo: " col tuo racconto vuoi superare tutti gli altri". Egli amaramente accetta le critiche e dice: "Avete tutti ragione, perché io avrei fatto di peggio". Tra i presenti però sotto sotto comincia a circolare l'idea di andare a verificare, per avere un qualche riscontro con l'altra storia (quella della mucca), in quattro e quattr'otto si formò un gruppo ben numeroso di persone e macchine
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per recarsi sul posto; il gruppo è capeggiato da un biologo
marino che faceva la sua vacanza in cerca proprio di un qualche
elemento su queste vicende dell'anaconda. |