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CREATURE DEL LAGO VERDE
Lo scettico sotto le stelle
di Pietro Giovanni Lucarelli

Uno scettico per antonomasia, dopo aver ascoltato questo e quel racconto sull'anaconda, decide di godersi una bella notte di agosto a guardar le stelle nei pressi del Lago Verde.
Si porta nelle vicinanze del lago, lega una amaca da un ulivo all'altro e vi si sdraia sopra restando ad ammirare le stelle per tutta la notte.
Al lampeggiare dell'aurora viene svegliato da uno spostamento d'aria intermittente seguito da un conato di vomito, e da un puzzo incredibile quasi soffocante.
Marco, questo il nome dell'uomo, si stropiccia gli occhi per destarsi veramente e si accorge che non sta sognando e che quello che vede non è frutto di vagheggiamento onirico: è veramente un anaconda favolosamente grande, che si sta attorcigliando al fusto di un cipresso e a seguito di ogni soffione emette una eruzione di vomito, in breve tempo formando un grosso accumulo gelatinoso senza alcuna forma.
Egli senza fare troppi movimenti calza le scarpe e si da alla fuga più velocemente possibile.
Al suo rientro in paese racconta quanto era appena accaduto o che stava ancora accadendo, visto la vicinanza dell'abitato al lago e del pochissimo tempo impiegato da Marco a raggiungere gli amici.
Nessuno gli crede, anzi gli  amici più cari lo beffano dicendo: " col tuo racconto vuoi superare tutti gli altri".
Egli amaramente accetta le critiche e dice: "Avete tutti ragione, perché io avrei fatto di peggio".
Tra i presenti però sotto sotto comincia a circolare l'idea di andare a verificare, per avere un qualche riscontro con l'altra storia (quella della mucca), in quattro e quattr'otto si formò un gruppo ben numeroso di persone e macchine 

per recarsi sul posto; il gruppo è capeggiato da un biologo marino che faceva la sua vacanza in cerca proprio di un qualche elemento su queste vicende dell'anaconda.
Giunti sul posto il gruppo trova veramente un ammasso puzzolente gelatinoso vicino al grosso cipresso che era stato fortemente scosso dal terreno, ma dell'anaconda nessuna traccia se si esclude il cibo rovesciato.
Il tanfo che fuoriusciva ogni qualvolta che lo si muoveva era insopportabile, ma vedere un intero Istrice inghiottito si capisce che gli aculei dovevano essere molto fastidiosi da digerire e quindi era meglio rimetterli.
Il biologo sentenzia l'animale che ha fatto questo, oltre ad essere veramente grande ha anche una sua intelligenza e un metodo per curare i suoi mali; non vorrei certo essere una sua preda.
Furono raccolte dei campioni di quell'ammasso gelatinoso ed inviati al solito Centro Studi di Biologia Marina, con una relazione dettagliata; questa volta il centro mandò un gruppo di studiosi sul posto a prelevare l'istrice, fatto abilmente congelare dal nostro biologo.
Al termine di ogni studio possibile furono confermati tutti i dati precedentemente forniti, più quello di aver riscontrato una sostanza fortemente cicatrizzante e rigenerante al tempo stesso, vale a dire che l'animale una volta liberatosi del corpo estraneo, ebbe la parte danneggiata del suo corpo rigenerata nuovamente.
Fu questa la notizia più incredibile dell'estate, perché una colluvie di ricercatori della gioventù eterna si riversò nell'area mettendo la brava laboriosa e semplice gente del posto in un frenetico stato d'ansia per cercare di ottenere da tale movimento una qualche ricompensa del fastidio arrecatogli durante un'intera estate.

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