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Tuttavia è
ampiamente documentato il fatto che dopo questa danza gli uomini potevano
chiedere d'aver rapporti sessuali con la danzatrice e che pagavano, per
questo, un tributo al tempio. L'usanza è così ampiamente documentata che
in epoca cristiana, nel tardo impero, l'espressione "andare a Cipro"
l'isola dove si diceva fosse nata Venere, o ad Efeso, dove c'era uno dei
più famosi templi d'Artemide, equivaleva in realtà a spendere una fortuna
in donne.
Naturalmente tutti i sostenitori della religione antica
vogliono che non di prostituzione si trattasse, ma d'un modo diverso
d'accostarsi al divino, tant'è che nella stessa epoca c'erano ed a miglior
prezzo, prostitute vere e proprie. Questa danza rituale, nota
appunto come danza del ventre per il risalto dato a questa parte
del corpo, imitava al tempo
stesso l'atto sessuale ed il parto e consisteva in una serie di esercizi a
corpo libero: vibrazione ritmica delle spalle, spostamento del collo,
movimento sinuoso delle mani, oscillazioni del bacino, nonché una delicata
vibrazione di tutti i muscoli del corpo, compresi i pettorali che
sostengono le mammelle, esercizio di grand'effetto che le danzatrici
eseguivano sia in piedi, dondolando ritmicamente le spalle ed i fianchi,
che prone, appoggiate sulle mani, tenendo l'addome ed il torace inarcati,
contorcendosi e ruotando ritmicamente la parte inferiore del tronco. Per chi come,
noi, concepisce ormai la danza come uno spettacolo, questo tipo
d'esibizione può sembrare un po' noioso, la musica è infatti relativamente
monotona ed i movimenti si ripetono sempre uguali, senza varietà ne'
vivacità, ma a detta degli "intenditori" le ritmiche roteazioni emanano
una specie di torpore ed hanno sullo spettatore un effetto ipnotico. Quando cerchiamo
di rappresentarci l'abito di queste danzatrici le testimonianze sono un
po' contradditorie. Le statuette antiche e le rappresentazioni delle
tombe egizie presentano sempre le danzatrici completamente nude o al
massimo vestite di preziosi gioielli: una cintura bassa sui fianchi, che
copre il sesso di frange ondeggianti, detta "cinto di Venere" in onore
forse della più famosa tra le Dee madri, collane pesanti, cavigliere e
braccialetti a sonagli. La rituale |
discesa agli inferi della dea Isthar,
però, che si configura in tutto e per tutto come una danza, nonché la
famosa esibizione di Salomé citata dalla Bibbia, descrivono la
spogliazione rituale d'una donna che si presenta all'inizio completamente
velata.
Le danzatrici folkloristiche, che ripropongono oggi gli antichi
rituali, sono in realtà più che vestite, spesso con i caratteristici
"pantaloni alla turca" e con vistosi corpetti di lustrini, su cui son
gettate giacchine di mussola trasparente corte e svolazzanti. Ma dalle
statuette preistoriche alle danzatrici di oggi abbiamo "inghiottito"
settemila anni di storia ed è necessario tornare un momento indietro. Fermiamoci
dunque davanti all'altare d'Artemide, la dea greca della luna, poi Diana
per i Greci o a quello d'Afrodite, più nota come Venere. Perché questi
nomi? Potremmo
chiamarla Astarte, Isthar o Cibele... ma nelle usanze greche c'è qualche
dato storico in più, mentre per le Dee precedenti conosciamo soltanto gli
anatemi gettati sui loro culti dai profeti d'Israele. Sugli altari di
Artemide e Venere invece, lo sappiamo per certo, si ballava. Lo si faceva
per la Dea e non per gli uomini, che pure accorrevano numerosi a celebrare
i sacrifici, tant'è vero che la danzatrice, nuda o vestita che fosse,
guardava le spalle ai fedeli e si volgeva invece la Dea.
Tuttavia è
ampiamente documentato il fatto che dopo questa danza gli uomini potevano
chiedere d'aver rapporti sessuali con la danzatrice e che pagavano, per
questo, un tributo al tempio. L'usanza è così ampiamente documentata che
in epoca cristiana, nel tardo impero, l'espressione "andare a Cipro"
l'isola dove si diceva fosse nata Venere, o ad Efeso, dove c'era uno dei
più famosi templi d'Artemide, equivaleva in realtà a spendere una fortuna
in donne.
Naturalmente tutti i sostenitori della religione antica
vogliono che non di prostituzione si trattasse, ma d'un modo diverso
d'accostarsi al divino, tant'è che nella stessa epoca c'erano ed a miglior
prezzo, prostitute vere e proprie. I moralisti, naturalmente, sostengono
esattamente il contrario.
Poco importa, in realtà, stabilire questo dettaglio: sta
di fatto che la danza del ventre, inutile legarlo, è inscindibilmente
legata all'esercizio della sessualità.
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