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LA DANZA DEL VENTRE
di Mary Falco

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Tuttavia è ampiamente documentato il fatto che dopo questa danza gli uomini potevano chiedere d'aver rapporti sessuali con la danzatrice e che pagavano, per questo, un tributo al tempio. L'usanza è così ampiamente documentata che in epoca cristiana, nel tardo impero, l'espressione "andare a Cipro" l'isola dove si diceva fosse nata Venere, o ad Efeso, dove c'era uno dei più famosi templi d'Artemide, equivaleva in realtà a spendere una fortuna in donne.
Naturalmente tutti i sostenitori della religione antica vogliono che non di prostituzione si trattasse, ma d'un modo diverso d'accostarsi al divino, tant'è che nella stessa epoca c'erano ed a miglior prezzo, prostitute vere e proprie. 
Questa danza rituale, nota appunto come danza del ventre per il risalto dato a questa parte del corpo, imitava al tempo stesso l'atto sessuale ed il parto e consisteva in una serie di esercizi a corpo libero: vibrazione ritmica delle spalle, spostamento del collo, movimento sinuoso delle mani, oscillazioni del bacino, nonché una delicata vibrazione di tutti i muscoli del corpo, compresi i pettorali che sostengono le mammelle, esercizio di grand'effetto che le danzatrici eseguivano sia in piedi, dondolando ritmicamente le spalle ed i fianchi, che prone, appoggiate sulle mani, tenendo l'addome ed il torace inarcati, contorcendosi e ruotando ritmicamente la parte inferiore del tronco.
Per chi come, noi, concepisce ormai la danza come uno spettacolo, questo tipo d'esibizione può sembrare un po' noioso, la musica è infatti relativamente monotona ed i movimenti si ripetono sempre uguali, senza varietà ne' vivacità, ma a detta degli "intenditori" le ritmiche roteazioni emanano una specie di torpore ed hanno sullo spettatore un effetto ipnotico.
Quando cerchiamo di rappresentarci l'abito di queste danzatrici le testimonianze sono un po' contradditorie.
Le statuette antiche e le rappresentazioni delle tombe egizie presentano sempre le danzatrici completamente nude o al massimo vestite di preziosi gioielli: una cintura bassa sui fianchi, che copre il sesso di frange ondeggianti, detta "cinto di Venere" in onore forse della più famosa tra le Dee madri, collane pesanti, cavigliere e braccialetti a sonagli. La rituale

discesa agli inferi della dea Isthar, però, che si configura in tutto e per tutto come una danza, nonché la famosa esibizione di Salomé citata dalla Bibbia, descrivono la spogliazione rituale d'una donna che si presenta all'inizio completamente velata.
Le danzatrici folkloristiche, che ripropongono oggi gli antichi rituali, sono in realtà più che vestite, spesso con i caratteristici "pantaloni alla turca" e con vistosi corpetti di lustrini, su cui son gettate giacchine di mussola trasparente corte e svolazzanti.
Ma dalle statuette preistoriche alle danzatrici di oggi abbiamo "inghiottito" settemila anni di storia ed è necessario tornare un momento indietro.
Fermiamoci dunque davanti all'altare d'Artemide, la dea greca della luna, poi Diana per i Greci o a quello d'Afrodite, più nota come Venere.
Perché questi nomi? Potremmo chiamarla Astarte, Isthar o Cibele... ma nelle usanze greche c'è qualche dato storico in più, mentre per le Dee precedenti conosciamo soltanto gli anatemi gettati sui loro culti dai profeti d'Israele.
Sugli altari di Artemide e Venere invece, lo sappiamo per certo, si ballava. Lo si faceva per la Dea e non per gli uomini, che pure accorrevano numerosi a celebrare i sacrifici, tant'è vero che la danzatrice, nuda o vestita che fosse, guardava le spalle ai fedeli e si volgeva invece la Dea.
Tuttavia è ampiamente documentato il fatto che dopo questa danza gli uomini potevano chiedere d'aver rapporti sessuali con la danzatrice e che pagavano, per questo, un tributo al tempio. L'usanza è così ampiamente documentata che in epoca cristiana, nel tardo impero, l'espressione "andare a Cipro" l'isola dove si diceva fosse nata Venere, o ad Efeso, dove c'era uno dei più famosi templi d'Artemide, equivaleva in realtà a spendere una fortuna in donne.
Naturalmente tutti i sostenitori della religione antica vogliono che non di prostituzione si trattasse, ma d'un modo diverso d'accostarsi al divino, tant'è che nella stessa epoca c'erano ed a miglior prezzo, prostitute vere e proprie. I moralisti, naturalmente, sostengono esattamente il contrario.
Poco importa, in realtà, stabilire questo dettaglio: sta di fatto che la danza del ventre, inutile legarlo, è inscindibilmente legata all'esercizio della sessualità.

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