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LA DANZA DEL VENTRE
di Mary Falco

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In tutti i santuari della Grande Madre, infatti, le fanciulle praticavano liberamente il sesso e se una di loro concepiva suo figlio era considerato d'origine divina e mantenuto a spese della comunità. Nella Grecia antica si conserva l'abitudine di insegnare a tutte le fanciulle questa danza e pare che almeno una volta, prima delle nozze, costoro fossero tenute a prostituirsi all'altare di Artemide. Le popolazioni primitive infatti ritengono anche oggi, in accordo tra l'altro con più d'uno psicologo, che la verginità sia tutt'altro che un bene prezioso e che una prima notte traumatica possa rovinare per sempre l'intesa di coppia.
In epoca classica invece le ragazze di buona famiglia sono consegnate vergini allo sposo, mentre altre restano al tempio, ma non si parla più di figli di Dei... è probabile che in caso di concepimenti indesiderati si ricorra all'aborto o a nozze riparatrici. Inoltre accanto all'istituzione delle danzatrici sacre, si fa strada l'usanza, per le ragazze più povere, di legarsi una fascia attorno ai fianchi e d'esibirsi danzando sulla piazza del mercato per raccogliere i soldi necessari alla dote, condizione indispensabile già a quei tempi per entrare in casa come moglie atta a generar dei figli e non come semplice schiava.
Non è prostituzione nel senso corrente del termine, ma forse è peggio, per l'implicita dichiarazione che l'onorabilità femminile ha un prezzo e che la virtù, da sola, non basta; anche non volendo drammatizzare ci troviamo di fronte a un dato inquietante: quasi un ponte gettato fra la civiltà arcaica ed il nostro mondo di famiglie mononucleari dove i beni della sposa sono, da cinquemila anni, l'unica garanzia certa della sua onorabilità.
E va detto che la danza gioca un ruolo fondamentale nella formazione della donna: come le fanciulle greche povere di cui abbiamo parlato, che evidentemente avevano appreso gratuitamente a ballare al tempio, anche molte arabe di oggi vedono nella danza la loro unica possibilità di riscatto nel caso che il ripudio del marito le getti di colpo sulla strada.
È il caso di Armen Ohanian, la celebre ballerina degli anni venti, che tra l'altro ha lasciato un racconto delle sue vicissitudini scritto con sconcertante franchezza.
Ma come mai una morale maschilista come quella dell'Islam ha lasciato coltivare alle proprie donne una danza tanto manifestatamente legata alla sessualità?
Questo ci costringe di nuovo a tornare un po' indietro nel tempo, quando la morale biblica spazzò via i compromessi con la morale arcaica che pure il mondo ellenistico e poi romano avevano tollerato.
Va detto tuttavia che spesso la nostra rappresentazione del mondo classico è più gaudente di quanto non fosse in realtà e tende a sottovalutare il fatto che l'economia del tempo fosse basata sulla più rigida distinzione di classe e sull'inesistenza di diritti dei poveri.
Il godimento della sessualità in quanto tale era del tutto sconosciuto nell'antichità, non solo per quanto riguarda la donna, ma anche e soprattutto per l'uomo: nelle città aristocratiche si guardava con sospetto alla nascita di figli che non potessero vantare natali legittimi e si spingevano i giovani di buona famiglia a soddisfare altrimenti i propri istinti.
L'affermazione giustamente famosa del Cristo secondo la quale uomo e donna erano eguali davanti a Dio non mirava affatto al riconoscimento di diritti fino allora negati, ma al contrario alla necessità per entrambi di condurre una vita ascetica e nascosta, senza lasciarsi fuorviare dagli abbagli fugaci di godimenti terreni, neppure se idealizzati come patria o famiglia.
Invece di discutere se la morale cristiana sia più o meno aperta di quella islamica sarebbe dunque più esatto dire che tanto Cristo che Maometto si espressero non in favore dell'uomo o di un'astratta parità, quanto contro alla concezione del sesso come ad una potenza creatrice a sé stante, che avesse il suo centro nel corpo femminile e che andasse adorato e rispettato come tale, ma tale posizione era stata già espressa dall'aristocrazia greca e dagli stoici romani... l'unica vera novità consiste nella diversa tempra morale delle religioni di stampo biblico, nell'entusiasmo di rinnovamento con cui prima i Cristiani e poi gli Arabi si affacciano al mondo.
Non la donna in sé, dunque, ma il fantasma d'un'Afrodite che nasce nuda dalla spuma del mare è il grande nemico della moralità patriarcale, sia di stampo greco, ebraico, cristiano o islamico. Ma a questo fantasma danzante è legata indissolubilmente la sessualità… soprattutto quando la donna è segregata dalla vita attiva e reclusa in una prigione domestica più o meno dorata.
In origine la famiglia islamica era nomade e le mogli del profeta parteciparono molto attivamente all'attività del loro sposo, con atteggiamenti che talvolta potremmo definire femministi e lo stesso dicasi per la figlia Fatima, per cui l'harem era esattamente ciò che era il gineceo per la donna occidentale dell'epoca: lo spazio di necessaria intimità in cui si concepivano ed allevavano i figli, da cui entrare ed uscire a volontà... ma a partire dal VIII l'orientalizzazione della cultura araba diede alla nuova civiltà dei credenti una veste del tutto imprevista dallo stesso fondatore.
Fino allora infatti il Mediterraneo vedeva affacciarsi alle sue rive quella che a grandi linee poteva considerarsi un'unica civiltà; ora invece la chiusura delle frontiere bizantine ed il rapido crollo della civiltà persiano-sassanide spingeva gli Arabi ad identificarsi sempre di più con quei mercati d'Oriente che fino ad allora erano stati soltanto anonimi fornitori di prodotti ed ora invece apparirono agli occhi dei nomadi del deserto come depositari di un'altissimo e misterioso sapere.

Il bramino indiano proponeva un rapporto con il corpo completamente inaudito nel mondo mediterraneo: la dottrina dell'incarnazione metteva in fuga il dualismo tra spirito e materia e faceva strada all'idea che il corpo fisico fosse uno strumento di tutto rispetto... un'automobile noleggiata, diremmo oggi. Senza aderire necessariamente alle dottrine che vedevano nel sesso addirittura uno strumento d'ascesi, l'indiano benestante ritiene comunque che il rapporto fisico fra uomo e donna sia dotato di un valore proprio, indipendente dalla necessità di generar dei figli e che debba svolgersi nel migliore dei modi.
Le signore indiane, libere dai lavori servili, si dedicano con passione religiosa alla cura del proprio corpo: le abluzioni giornaliere, la depilazione completa, l'esercizio fisico, la scelta di abiti variopinti e di gioielli d'argento tintinnante, il trucco accurato del viso, ben lungi dall'essere considerate distrazioni peccaminose come in Occidente, sono requisiti essenziali d'una giovane sposa che s'appresti a soddisfare il proprio signore.
Unico ed indiscutibile condizionamento è che il tutto avvenga nell'intimità dell'harem, perché una vera signora non esce volentieri dalla sua casa, solo le appartenenti alle classi più umili, possono contaminarsi col mondo esterno!
Le donne islamiche assorbono rapidamente questo modo di comportarsi, con una più calda connotazione carnale: non la recita rarefatta d'una parte nelle mille incarnazioni che ancora può offrire la vita, ma il godimento pieno ed immediato dell'unica famiglia che Dio ha concesso, la soddisfazione dell'unico uomo che la società permetta d'amare e che ha tanto bisogno di rilassarsi dopo una giornata di duro lavoro, o peggio una campagna di guerra.
Così la danza del ventre, che aveva una sua tradizione mai del tutto dimenticata nel Medioriente, dedito al culto della Grande Madre, diventa un elemento indispensabile della sessualità e le fanciulle da marito vengono istruite in questo senso da vere e proprie professioniste, diventando ballerine appassionate.
Ben presto ci si accorge, o forse si fa testimonianza un sapere antico, che la danza è molto di più che uno svago: il controllo dei muscoli ventrali che le famose vibrazioni comportano è infatti un'eccellente preparazione al parto, nonché un'efficace prevenzione di molti disturbi della colonna vertebrale. Quando le donne arabe sono libere dagli sguardi indiscreti si abbandonano senza falsi pudori ad un esercizio che le conserva agili anche quando le loro "prestazioni" non sono più seducenti.
Con i sovrani Turchi, che non sposano donne libere, ma riempiono i loro harem di schiave e concubine, la segregazione si fa più severa ed il sesso, non più semplicemente permesso, ma addirittura obbligatorio per farsi notare almeno una volta dal sovrano e divenire mogli di fatto, è addirittura un'ossessione. Allora la danza diventa la grande protagonista della vita dell'harem: le concubine ballano per mantenersi in forma, per distrarsi, per conquistare il sovrano o almeno farsi notare dalle compagne e da qualche bell'eunuco... per esprimere il proprio vero io, diremmo oggi.
Tutto ciò accade in Oriente, mentre in Occidente la danza viene bandita dalle famiglie per bene, per ripresentarsi solo in rare occasioni, come spettacolo a pagamento, magari proposto da zingare di passaggio. Dal punto di vista tecnico questa variazione impone delle modifiche importanti alla danza stessa. Si privilegia l'aspetto esterno rispetto al carattere formativo. acquistano importanza i costumi e gli ornamenti, si introducono novità atte a catturare l'attenzione dello spettatore, si mascherano le movenze più spiccatamente sessuali.
Ecco per esempio il flamenco, la famosa danza folkloristica spagnola, in cui le spinte pelviche ed il rapido scalpiccio sul pavimento determinano un'ondulazione appena accennata dei fianchi, mentre il fremito dei muscoli si nota appena, perché l'attenzione è letteralmente "catturata" dai movimenti delle braccia, dall'ondeggiare dei veli, nonché dal drammatico battere dei tacchi. In Egitto invece, realtà antica riportata in auge dall'entusiasmo delle armate napoleoniche, le contrazioni ventrali si trasformano addirittura in uno spettacolo circense e le "ghawazee" (letteralmente: invasori del cuore) più abili, sdraiate a terra, fanno tintinnare bicchieri di vino tenuti in equilibrio sullo stomaco usando solo i muscoli addominali ed in qualche caso fanno travasare addirittura il liquido da un contenitore all'altro. I vari gruppi folkloristici dell'Africa e della Turchia ripropongono coreografie composite, in cui il movimento del singolo diventa irrilevante rispetto alla visione d'insieme. Per finire la danza del ventre invade i cabaret di Parigi e poi gli schermi cinematografici, dapprima in Egitto, dove s'avvia una fortunata produzione locale e poi addirittura nel magico mondo di Hollywood; a questo proposito va segnalata una curiosità: il famoso rubino nell'ombelico, oggi simbolo della più sfrenata sessualità, è in realtà il frutto di una norma di censura: negli anni venti, infatti, non si poteva rappresentare un ventre completamente nudo!
Paradossalmente coloro che hanno conservato più pura l'immagine dell'antica danza della fertilità sono proprio i nemici giurati della Dea e la migliore danza del ventre è quella che le arabe si insegnano in segreto, di madre in figlia!


Vanni

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