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da pagina 19 In tutti i santuari della
Grande Madre, infatti, le fanciulle praticavano liberamente il sesso e se
una di loro concepiva suo figlio era considerato d'origine divina e
mantenuto a spese della comunità. Nella Grecia antica si conserva
l'abitudine di insegnare a tutte le fanciulle questa danza e pare che
almeno una volta, prima delle nozze, costoro fossero tenute a prostituirsi
all'altare di Artemide. Le popolazioni primitive infatti ritengono anche
oggi, in accordo tra l'altro con più d'uno psicologo, che la verginità
sia tutt'altro che un bene prezioso e che una prima notte traumatica possa
rovinare per sempre l'intesa di coppia.
In epoca classica invece le ragazze di buona famiglia sono
consegnate vergini allo sposo, mentre altre restano al tempio, ma non si
parla più di figli di Dei... è probabile che in caso di concepimenti
indesiderati si ricorra all'aborto o a nozze riparatrici. Inoltre accanto
all'istituzione delle danzatrici sacre, si fa strada l'usanza, per le
ragazze più povere, di legarsi una fascia attorno ai fianchi e d'esibirsi
danzando sulla piazza del mercato per raccogliere i soldi necessari alla
dote, condizione indispensabile già a quei tempi per entrare in casa come
moglie atta a generar dei figli e non come semplice schiava.
Non è prostituzione nel senso corrente del termine, ma forse è
peggio, per l'implicita dichiarazione che l'onorabilità femminile ha un
prezzo e che la virtù, da sola, non basta; anche non volendo
drammatizzare ci troviamo di fronte a un dato inquietante: quasi un ponte
gettato fra la civiltà arcaica ed il nostro mondo di famiglie
mononucleari dove i beni della sposa sono, da cinquemila anni, l'unica
garanzia certa della sua onorabilità.
E va detto che la danza gioca un ruolo fondamentale nella
formazione della donna: come le fanciulle greche povere di cui abbiamo
parlato, che evidentemente avevano appreso gratuitamente a ballare al
tempio, anche molte arabe di oggi vedono nella danza la loro unica
possibilità di riscatto nel caso che il ripudio del marito le getti di
colpo sulla strada.
È il caso di Armen Ohanian, la celebre ballerina degli anni venti,
che tra l'altro ha lasciato un racconto delle sue vicissitudini scritto
con sconcertante franchezza.
Ma come mai una morale maschilista come quella dell'Islam ha
lasciato coltivare alle proprie donne una danza tanto manifestatamente
legata alla sessualità?
Questo ci costringe di nuovo a tornare un po' indietro nel tempo,
quando la morale biblica spazzò via i compromessi con la morale arcaica
che pure il mondo ellenistico e poi romano avevano tollerato.
Va detto tuttavia che spesso la nostra rappresentazione del mondo
classico è più gaudente di quanto non fosse in realtà e tende a
sottovalutare il fatto che l'economia del tempo fosse basata sulla più
rigida distinzione di classe e sull'inesistenza di diritti dei poveri.
Il godimento della sessualità in quanto tale era del tutto
sconosciuto nell'antichità, non solo per quanto riguarda la donna, ma
anche e soprattutto per l'uomo: nelle città aristocratiche si guardava
con sospetto alla nascita di figli che non potessero vantare natali
legittimi e si spingevano i giovani di buona famiglia a soddisfare
altrimenti i propri istinti.
L'affermazione giustamente famosa del Cristo secondo la quale uomo
e donna erano eguali davanti a Dio non mirava affatto al riconoscimento di
diritti fino allora negati, ma al contrario alla necessità per entrambi
di condurre una vita ascetica e nascosta, senza lasciarsi fuorviare dagli
abbagli fugaci di godimenti terreni, neppure se idealizzati come patria o
famiglia.
Invece di discutere se la morale cristiana sia più o meno aperta
di quella islamica sarebbe dunque più esatto dire che tanto Cristo che
Maometto si espressero non in favore dell'uomo o di un'astratta parità,
quanto contro alla concezione del sesso come ad una potenza creatrice a sé
stante, che avesse il suo centro nel corpo femminile e che andasse adorato
e rispettato come tale, ma tale posizione era stata già espressa
dall'aristocrazia greca e dagli stoici romani... l'unica vera novità
consiste nella diversa tempra morale delle religioni di stampo biblico,
nell'entusiasmo di rinnovamento con cui prima i Cristiani e poi gli Arabi
si affacciano al mondo.
Non la donna in sé, dunque, ma il fantasma d'un'Afrodite che nasce
nuda dalla spuma del mare è il grande nemico della moralità patriarcale,
sia di stampo greco, ebraico, cristiano o islamico. Ma a questo fantasma
danzante è legata indissolubilmente la sessualità… soprattutto quando
la donna è segregata dalla vita attiva e reclusa in una prigione
domestica più o meno dorata.
In origine la famiglia islamica era nomade e le mogli del profeta
parteciparono molto attivamente all'attività del loro sposo, con
atteggiamenti che talvolta potremmo definire femministi e lo stesso dicasi
per la figlia Fatima, per cui l'harem era esattamente ciò che era il
gineceo per la donna occidentale dell'epoca: lo spazio di necessaria
intimità in cui si concepivano ed allevavano i figli, da cui entrare ed
uscire a volontà... ma a partire dal VIII l'orientalizzazione della
cultura araba diede alla nuova civiltà dei credenti una veste del tutto
imprevista dallo stesso fondatore.
Fino allora infatti il Mediterraneo vedeva affacciarsi alle sue
rive quella che a grandi linee poteva considerarsi un'unica civiltà; ora
invece la chiusura delle frontiere bizantine ed il rapido crollo della
civiltà persiano-sassanide spingeva gli Arabi ad identificarsi sempre di
più con quei mercati d'Oriente che fino ad allora erano stati
soltanto anonimi fornitori di prodotti ed ora invece apparirono agli occhi
dei nomadi del deserto come depositari di un'altissimo e misterioso
sapere.
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Il bramino indiano proponeva un rapporto con il corpo completamente
inaudito nel mondo mediterraneo: la dottrina dell'incarnazione metteva in
fuga il dualismo tra spirito e materia e faceva strada all'idea che il
corpo fisico fosse uno strumento di tutto rispetto... un'automobile
noleggiata, diremmo oggi. Senza aderire necessariamente alle dottrine che
vedevano nel sesso addirittura uno strumento d'ascesi, l'indiano
benestante ritiene comunque che il rapporto fisico fra uomo e donna sia
dotato di un valore proprio, indipendente dalla necessità di generar dei
figli e che debba svolgersi nel migliore dei modi.
Le signore indiane, libere dai lavori servili, si dedicano con
passione religiosa alla cura del proprio corpo: le abluzioni giornaliere,
la depilazione completa, l'esercizio fisico, la scelta di abiti variopinti
e di gioielli d'argento tintinnante, il trucco accurato del viso, ben
lungi dall'essere considerate distrazioni peccaminose come in Occidente,
sono requisiti essenziali d'una giovane sposa che s'appresti a soddisfare
il proprio signore.
Unico ed indiscutibile condizionamento è che il tutto avvenga
nell'intimità dell'harem, perché una vera signora non esce volentieri
dalla sua casa, solo le appartenenti alle classi più umili, possono
contaminarsi col mondo esterno!
Le donne islamiche assorbono rapidamente questo modo di
comportarsi, con una più calda connotazione carnale: non la recita
rarefatta d'una parte nelle mille incarnazioni che ancora può offrire la
vita, ma il godimento pieno ed immediato dell'unica famiglia che Dio ha
concesso, la soddisfazione dell'unico uomo che la società permetta
d'amare e che ha tanto bisogno di rilassarsi dopo una giornata di duro
lavoro, o peggio una campagna di guerra.
Così la danza del ventre, che aveva una sua tradizione mai del
tutto dimenticata nel Medioriente, dedito al culto della Grande Madre,
diventa un elemento indispensabile della sessualità e le fanciulle da
marito vengono istruite in questo senso da vere e proprie professioniste,
diventando ballerine appassionate.
Ben presto ci si accorge, o forse si fa testimonianza un sapere
antico, che la danza è molto di più che uno svago: il controllo dei
muscoli ventrali che le famose vibrazioni comportano è infatti
un'eccellente preparazione al parto, nonché un'efficace prevenzione di
molti disturbi della colonna vertebrale. Quando le donne arabe sono libere
dagli sguardi indiscreti si abbandonano senza falsi pudori ad un esercizio
che le conserva agili anche quando le loro "prestazioni" non
sono più seducenti.
Con i sovrani Turchi, che non sposano donne libere, ma riempiono i
loro harem di schiave e concubine, la segregazione si fa più severa ed il
sesso, non più semplicemente permesso, ma addirittura obbligatorio per
farsi notare almeno una volta dal sovrano e divenire mogli di fatto, è
addirittura un'ossessione. Allora la danza diventa la grande protagonista
della vita dell'harem: le concubine ballano per mantenersi in forma, per
distrarsi, per conquistare il sovrano o almeno farsi notare dalle compagne
e da qualche bell'eunuco... per esprimere il proprio vero io, diremmo
oggi.
Tutto ciò accade in Oriente, mentre in Occidente la danza viene
bandita dalle famiglie per bene, per ripresentarsi solo in rare occasioni,
come spettacolo a pagamento, magari proposto da zingare di passaggio. Dal
punto di vista tecnico questa variazione impone delle modifiche importanti
alla danza stessa. Si privilegia l'aspetto esterno rispetto al carattere
formativo. acquistano importanza i costumi e gli ornamenti, si introducono
novità atte a catturare l'attenzione dello spettatore, si mascherano le
movenze più spiccatamente sessuali.
Ecco per esempio il flamenco, la famosa danza folkloristica
spagnola, in cui le spinte pelviche ed il rapido scalpiccio sul pavimento
determinano un'ondulazione appena accennata dei fianchi, mentre il fremito
dei muscoli si nota appena, perché l'attenzione è letteralmente
"catturata" dai movimenti delle braccia, dall'ondeggiare dei
veli, nonché dal drammatico battere dei tacchi. In Egitto invece, realtà
antica riportata in auge dall'entusiasmo delle armate napoleoniche, le
contrazioni ventrali si trasformano addirittura in uno spettacolo circense
e le "ghawazee" (letteralmente: invasori del cuore) più abili,
sdraiate a terra, fanno tintinnare bicchieri di vino tenuti in equilibrio
sullo stomaco usando solo i muscoli addominali ed in qualche caso fanno
travasare addirittura il liquido da un contenitore all'altro. I vari
gruppi folkloristici dell'Africa e della Turchia ripropongono coreografie
composite, in cui il movimento del singolo diventa irrilevante rispetto
alla visione d'insieme. Per finire la danza del ventre invade i cabaret di
Parigi e poi gli schermi cinematografici, dapprima in Egitto, dove s'avvia
una fortunata produzione locale e poi addirittura nel magico mondo di
Hollywood; a questo proposito va segnalata una curiosità: il famoso
rubino nell'ombelico, oggi simbolo della più sfrenata sessualità, è in
realtà il frutto di una norma di censura: negli anni venti, infatti, non
si poteva rappresentare un ventre completamente nudo!
Paradossalmente coloro che hanno conservato più pura l'immagine
dell'antica danza della fertilità sono proprio i nemici giurati della Dea
e la migliore danza del ventre è quella che le arabe si insegnano in
segreto, di madre in figlia!

Vanni |