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CREATURE DEL LAGO VERDE
Il delfino
di Pietro Giovanni Lucarelli

Il guardiano della mandria se ne sta tutto tranquillo intento a custodire le sue mucche nella piana del "Pagliarone", antistante il lago. Il mattino non è molto inoltrato e regna nell'aria ancora quella coltre di luce che segue l'aurora e da un silenzio rotto solo dalle campane delle mucche.
All'ora convenuta, spinto da un imperioso moto, la coltre delle acque si muove ed emerge il (nostro) amico mostro e come di consueto incomincia a compiere i suoi primi movimenti di risveglio e conseguenti evoluzioni che gli sono consuete. Le membra hanno da scranghirsi alquanto, e dopo un po' eccolo pronto per dare inizio e corpo alla sua giornata.
Che cosa può nascere dalla fantasia e mente di un pur tanto insolito animale venuto ad insediarsi misteriosamente nei fondali del Lago Verde?
Le sue evoluzioni sono comprensibili, strane e pur degne di meraviglie per il paziente mandriano. Anche le mucche al pascolo non mancano di essere attratte dalle abituali e evoluzioni giornaliere del "nostro", mostro è parola un po' forte perché l'anaconda ha assunto l'aspetto e le dimensioni di un personaggio ormai familiare.
L'unica cosa da farsi per la persona del mandriano è starsene buono buono a guardare e ad osservare quanto la mente dell'insolito "pesce" sa escogitare.
Che dire di uno sgranchirsi insolito, come ad esempio sollevarsi sull'acqua e lanciarsi in alto in tutta la sua lunghezza come un grosso palo dell'Enel con uno strappo insolito, simile a quello di un delfino dai movimenti consueti, per poi cadere sull'acqua creando uno sconquasso.
Forse voleva  giocare ma occorrevano delle ali, che non aveva come ha degli amici con cui farlo, e quindi le sue evoluzioni, i suoi slanci, i salti e i tuffi sono soltanto uno svago personale.
Anche gli animali hanno, oltre ad un corpo, una mente, una volontà, degli occhi che si muovano e colgono le varie manifestazioni che si hanno intorno, nell'area circostante.
C'è soprattutto un qualcosa mosso dall'istinto e quindi bisogno di esternarsi.
Gli esercizi compiuti al mattino quando le energie sono fresche e tutte pronte per essere messe in azione, sono le più idonee al nuovo, al diverso, alle acrobazie più varie mai tentate prima, anche perché quelle del giorno avanti sono del tutto dimenticate.
Oggi vuole cimentarsi in una serie di evoluzioni ginniche che ritiene insolite e quindi tutte da

provare e sperimentare.
Da cosa nasce cosa ed allora che cosa vì è di tanto diverso che lo attira? Forse munirsi di un paio d'ali ed esplorare la plaga.
Il volo non è immaginario ma reale.
Il monte Pollino e vicino e quindi un sopralluogo s'impone davvero.
Ecco le tre cime, ecco il Dolcedorme che come una figura umana si adagia sulla boscaglia e ne respira le linfe vitali.
Ha sentito parlare anche lui, forse nelle farneticazioni del mandriano a colloquio con le sue mucche, di pini loricati, contorti e dotati di una corazza spessa intrecciata in nodosi giri.
Il nostro insolito mostro volante ricorda un po' l'icona del Krisna che dà corpo ad una figura; osserva, esplora e poi decide di fare una piccola sosta in un pianoro erboso e per questo assai accogliente per un leggero riposo.
Non è che sia stanco ma una esplorazione "in loco" fa bene e chi dice che non possa qui rintracciare una qualche anima gemella?
La vita è fatta di imprevisti e tutto può succedere a chi ha fatto da tempo la solitudine come il suo abituale essere.
Ma per quanto tenti, non ne viene nulla di nuovo.
Per dirla con un verso di poeta francese "L'ocean etait est vid et la plage deserte".
L'anaconda non può sapere di Alfred De Musset poeta del secolo scorso.
La poesia non è il suo forte ed è perfettamente inutile a chi ne ha una diversa da quella dei poeti e degli uomini in genere; tali pensieri si sviluppano nella mente di questo misterioso essere che non ha il dono della parola, ma quello di sentire sì, certamente, perché tutte le creature hanno una sensibilità che può esprimersi in modi diversi.
Verrà un tempo in cui forse gli animali acquatici come il nostro assumeranno sembianze pienamente umane, ed in tal caso chi può dire a quale meraviglie si andrà incontro?
È pur vero che l'unica meraviglia è l'uomo, tale da una infinità di tempi, ma il futuro ne potrà produrre delle altre e quindi non conviene stabilizzarsi sulle forme consuete del pensare, dell'immaginare, del vivere.
Oggi è così ma domani non si sa quello che potrà essere.
Bisogna sfatare quel luogo comune che dice "niente di nuovo sotto il sole", che è un motto dei nostri padri latini e tra essi il grande Quinto Orazio Flacco, che fu lucano ed è nostra gloria poetica.

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