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CREATURE DEL LAGO VERDE
Il racconto di un biologo russo
di Pietro Giovanni Lucarelli 

Un non meglio identificato biologo russo, dopo aver letto dell'evento di questa estate, cioè la comparsa di un mostro nel Lago Verde, mosso da legittima curiosità, si porta nella zona del lago per constatare di persona gli strani fenomeni qui verificatisi. Stando in attesa, di lì a poco, in un punto del lago piuttosto lontano scorge una figura di animale che, a tutta prima non distinta ma poi man mano che la figura si avvicinava nuotando in superficie, si distingueva sempre più fino ad assumere l'immagine di un cavalluccio marino, di proporzioni insolite perché diversamente non s'avrebbe potuto notare.
Il cavalluccio ormai pienamente visibile altro non era che un evoluzione dell'immenso Anaconda e che in questa forma si abbandonava a strane acrobazie subacquee.
Lo studioso russo dà di piglio alla sua macchina fotografica e compie alcuni scatti, nella certezza di immortalare le acrobazie e le strane metamorfosi.
Dell'Anaconda ormai non vi era più nessun ricordo, ma semmai l'ansiosa attesa di ulteriori metamorfosi.
Il cavalluccio si lascia cullare dalle onde del lago fino ad arrivare alla riva ove assume la sua vera natura, quella di un Anaconda.
Il biologo attentamente osserva e scatta altre foto al mostruoso serpente il quale si dirige verso la grossa pianta di ulivo e si attorciglia intorno al tronco con le sue spire  formando ben tre giri;  rimangono oltre due metri di coda e tre dall'ultimo giro, che discendendo su se stesso, si
stende a terra per un metro e per altrettanto si erge in alto. 
Con la testa ruota
e con la bocca aperta ecco fuori uscire una lingua biforcuta mai vista, che sondava l'aria nel

tentativo di individuare una qualche possibile preda per saziare il suo appetito.
L'uomo si limitava ad osservare gli strani movimenti e le possibili metamorfosi, che quel mostro era capace di fare, accortosi che la preda individuata era proprio lui, forse a causa del calore che il suo corpo emanava, visto che era rimasto immobile per tutto il tempo, percepito con certezza il pericolo, l'istinto di conservazione lo fa scattare e correre come un forsennato verso la propria macchina ed abbandonare il posto precipitosamente.
Dopo qualche giorno, sviluppate le foto e riconsiderato tutto quello che gli era accaduto: decise di andare a prendere le misure dell'albero proprio per stabilire la lunghezza reale di quel mostruoso animale.
Arrivato sul posto osserva il tronco dell'albero che nella sua circonferenza misurava ben m.3,97, mentre il suo ramo più grosso era di m.2,35: quindi l'anaconda per lui sviluppava una lunghezza di oltre 17 metri, il che era una misura veramente straordinaria, considerata anche la sua circonferenza che in realtà poteva essere anche più grossa di un collo d'asino come era stata descritta nella prima apparizione al pastore.
Lo scienziato non avrebbe mai immaginato una così eccezionale di anaconda sia pure molto vecchio, ma i suoi occhi increduli dovevano accettare quell'esemplare forse unico al mondo, e domandandosi da dove venisse e chi lo avrebbe scaricato nel Lago Verde.
Il lago, che era un invaso di recente formazione, non poteva giustificare la presenza di una così enorme creatura giuntavi da chissà dove.
Cominciavano così i grossi interrogativi per il nostro biologo che veniva a trovarsi in quel punto, di fronte ad un evento quasi incredibile.
La natura presenta spesso i suoi lati oscuri.

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