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L'estate del 2005 è certamente un'estate da ricordare
per i troppi morti, per attentati terroristici, per sciagure aeree e
ferroviarie, per volontà politica
sempre più deludente dei governi che non hanno saputo prevenire, e tanto
meno reprimere.
Uomini votati alla morte per darla a gente ignara dei loro
fanatismi religiosi o anche per ambizioni patriottico-politiche che siano, certamente sono poco interessati
ai problemi che atavicamente quei tipi d'uomini si portano dietro. Annullare la propria vita
con la prospettiva di un
aldilà paradisiaco per la propria anima, questa è stoltezza
cervellotica di chi inculca in una mente di quelli non sufficientemente
evoluta, nonché riluttante alla modifica involontaria del proprio io,
concetti aberranti.
Non apprezzare la vita significa non averla mai vissuta; infatti l'essere
che viene trasformato in un involucro per nascondere in sé micidiali ordigni, è
una macchina, semplicemente un vegetale senza carattere e consapevolezza di vivere.
L'estate del 2005 ha segnato una sequela di morte con eventi disastrosi,
come lo Tzunami, gli attentati di Spagna a Madrid, dell'Inghilterra,
quelli di Sharm
El Sheik del 23 luglio scorso, e non stiamo ad elencare tutti gli incidenti
aerei che hanno sempre una sola regia, la filosofia della
non vita; infatti anche gli aerei che non sono sufficientemente
controllati per ottenere un maggior guadagno, devono essere considerati
autentici attentati ad innocenti clienti di quelle stesse compagnie che avrebbero
dovuto dar loro sicurezza.
Uomini senza scrupoli addestrati a tutto questo non meritano di essere considerati
uomini, perché non ragionano col proprio cervello ma lo fanno con quello
di altri bene
addestrati a seminare terrore e sconforto nelle grandi metropoli, colpendo
le piazze maggiormente affollate di gente ignara di tutto e di tutti.
Non è vero che la guerra è la causa scatenante
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di questi attentati. Forse è vero il contrario, cioè la causa principe
è per ammantare le proprie
ambizioni di potere e per ottenere sempre e comunque un bene non guadagnato, non sudato,
ma preso con la forza che è la sola cosa che appaga l'io, senza
guardarsi intorno, e fare al contrario del proprio essere un supporto alla vita che
cresce con l'essere stesso.
Amare la vita significa amare prima di tutto se stesso e certamente chi si
fa saltare in aria, per dare morte ad innocenti, non ama se stesso e quindi
neppure il prossimo. Così pure deve considerarsi tale chi attenta alla sicurezza del prossimo anche
senza volerlo, per trarne un profitto personale.
Tutti questi concetti non risiedono oggi tra gli uomini; infatti non si
riflette più sulla realtà della vita e come questa si è formata. Tutti
sanno che ci sono voluti due esseri per concepirla, un uomo e
una donna che hanno amato la vita prima che se ne formasse una nuova dentro il
ventre materno, che poi nell'ambito dei misteri del mondo assume la terribile
sagoma del terrorista.
È questa certamente una filosofia spicciola ma che
rende efficace l'immagine di un individuo votato alla morte.
La religione, quale essa sia, non ha importanza perché tutte gli esseri,
animali compresi amano la vita;
tutte le altre sono fantasie legate alle persone lontane dal vero significato
e cioè che le religioni insegnano
l'amore. Chi ama non uccide e tanto meno si uccide.
Le Sacre Scritture ci presentano sempre un dio d'amore, giammai un dio di odio e
neppure vendicativo, come alcune interpretazioni bibliche potrebbero farci
intendere. Noi crediamo che Iddio è unico e ha fatto l'uomo a
sua immagine e somiglianza, pertanto non può giustificarsi una natura
malvagio. L'angelo decaduto, che poi è il demonio,
resta l'autore dei misfatti.
Nel nostro pensiero esso rappresenta colui che si è
incarnato nei figli dell'uomo divenendo malvagio per colpa del peccato
originale. |