Pagina 3

EDITORIALE
UN' ESTATE DA RICORDARE

di Pietro Giovanni Lucarelli

L'estate del 2005 è certamente un'estate da ricordare per i troppi morti, per attentati terroristici, per sciagure aeree e ferroviarie, per volontà politica sempre più deludente dei governi che non hanno saputo prevenire, e tanto meno reprimere.
Uomini votati alla morte per darla a gente ignara dei loro fanatismi religiosi o anche per ambizioni patriottico-politiche che siano, certamente sono poco interessati ai problemi che atavicamente quei tipi d'uomini si portano dietro. Annullare la propria vita con la prospettiva di un aldilà paradisiaco per la propria anima, questa è stoltezza cervellotica di chi inculca in una mente di quelli non sufficientemente evoluta, nonché riluttante alla modifica involontaria del proprio io, concetti aberranti.
Non apprezzare la vita significa non averla mai vissuta; infatti l'essere che viene trasformato in un involucro per nascondere in sé micidiali ordigni, è una macchina, semplicemente un vegetale senza carattere e consapevolezza di vivere.
L'estate del 2005 ha segnato una sequela di morte con eventi disastrosi, come lo Tzunami, gli attentati di Spagna a Madrid, dell'Inghilterra, quelli di Sharm El Sheik del 23 luglio scorso, e non stiamo ad elencare tutti gli incidenti aerei che hanno sempre una sola regia, la filosofia della non vita; infatti anche gli aerei che non sono sufficientemente controllati per ottenere un maggior guadagno, devono essere considerati autentici attentati ad innocenti clienti di quelle stesse compagnie che avrebbero dovuto dar loro sicurezza.
Uomini senza scrupoli addestrati a tutto questo non meritano di essere considerati uomini, perché non ragionano col  proprio cervello  ma lo fanno con quello di altri bene addestrati a seminare terrore e sconforto nelle grandi metropoli, colpendo le piazze maggiormente affollate di gente ignara di tutto e di tutti.
Non è vero che la guerra è la causa scatenante

di questi attentati. Forse è vero il contrario, cioè la causa principe è per ammantare le proprie ambizioni di potere e per ottenere sempre e comunque un bene non guadagnato, non sudato, ma preso con la forza che è la sola cosa che appaga l'io, senza guardarsi intorno, e fare al contrario del proprio essere un supporto alla vita che cresce con l'essere stesso.
Amare la vita significa amare prima di tutto se stesso e certamente chi si fa saltare in aria, per dare morte ad innocenti, non ama se stesso e quindi neppure il prossimo. Così pure deve considerarsi tale chi attenta alla sicurezza del prossimo anche senza volerlo, per trarne un profitto personale.
Tutti questi concetti non risiedono oggi tra gli uomini; infatti non si riflette più sulla realtà della vita e come questa si è formata. Tutti sanno che ci sono voluti due esseri per concepirla, un uomo e una donna che hanno amato la vita prima che se ne formasse una nuova dentro il ventre materno, che poi nell'ambito dei misteri del mondo assume la terribile sagoma del terrorista. 
È questa certamente una filosofia spicciola ma che rende efficace l'immagine di un individuo votato alla morte.
La religione, quale essa sia, non ha importanza perché tutte gli esseri, animali compresi amano la vita; tutte le altre sono fantasie legate alle persone lontane dal vero significato e cioè che le religioni insegnano l'amore. Chi ama non uccide e tanto meno si uccide. 
Le Sacre Scritture ci presentano sempre un dio d'amore, giammai un dio di odio e neppure vendicativo, come alcune interpretazioni bibliche potrebbero farci intendere. Noi crediamo che Iddio è unico e ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, pertanto non può giustificarsi una natura malvagio. L'angelo decaduto, che poi è il demonio, resta l'autore dei misfatti.
Nel nostro pensiero esso rappresenta colui che si è incarnato nei figli dell'uomo divenendo malvagio per colpa del peccato originale.

sommario

pagina 4