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CREATURE DEL LAGO VERDE |
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Rocco appassionato di pesca nelle acque interne, in un mattino di giugno si
porta sul Lago Verde per tentare di fare buona pesca di trote, si dirige
verso il viadotto della superstrada che attraversa un corno del lago,
perché è risaputo che le trote preferiscono i piloni per strofinarvisi. Rocco è un ecologista dei più ardenti protettori della natura, ai cuoi occhi nulla sfugge se pur un piccolo rifiuto inquina. Vicino ad un pilone scorge un fusto di rame appoggiato accanto. Dice Rocco: mi hanno rovinato la pesca, come possono le trote vivere con un bidone del genere, forse pieno di veleno o di materiale radioattivo?" E fu questo il motivo che più degli altri spinse Rocco ad avvicinarsi al pilone, si accorge appena in tempo che dal bidone fuori usciva una enorme testa di serpente. Preso dal panico cominciò a gridare "aiuto", dirigendosi contemporaneamente verso la riva ove un collega pescatore attratto dalle grida si mette in guardia e cerca il modo come fare per aiutare Rocco inseguito dall'anaconda. Ben presto Fabrizio, (questo il nome del collega) riconosce l'Anaconda; appena la barca tocca terra con la bestia vicinissima, Fabrizio getta alle spalle di Rocco dei copertoni d'auto fori uso che servivano ai pescatori per poggiarvi dei cesti ed indumenti vari durante la pesca. L'anaconda distratto da questi nuovi oggetti permette a Rocco e all'amico di salvarsi; quest'ultimo aveva l'auto parcheggiata poco distante, i due pescatori si precipitano nella macchina e si allontanano velocemente, portandosi in un luogo distante ma ben visibile il luogo di pesca. Sempre dalla macchina osservano i movimenti dell'anaconda . Il mostro svincolatesi dai copertoni sale sulla barca, vi si attorciglia con le sue spira per ben due volte e la stritola portandosela a fondo. I pescatori tornano in paese e raccontano le loro avventure. L'assicurazione del piccolo natante prima di pagare i danni pretende una denuncia alle autorità giudiziarie ed investigative. Queste, visti i precedenti fatti, fanno emettere un divieto di avvicinarsi alle acque del lago. |
Cominciano così le indagini e sì fanno partire proprio con il
recupero dei resti della barca; gli esami di questi fanno risalire ad alcuni
pezzettini di pelle dell'anaconda, ma nessuna traccia di esso.
L'assicurazione paga il signor Rocco e i pezzettini di pelle sono mandati ad un centro studio di biologia marina. Dopo averli attentamente esaminati, gli scienziati confermano che si tratta della specie "Anaconda" ma che questo esemplare ha tra i 200 e i 300 anni di vita. Sorge così il problema di quell'ingombrante presenza nelle acque del Lagoverde, che restano inavvicinabili, da curiosi, turisti, pescatori e quant'altri interessati ad osservare il mostro. A questo punto compaiono una miriade di cartelli che ne esaltano la pericolosità e che lo raffigurano forse ancor più grande di quella reale, fatto è che essendo davvero unica viene anche straordinariamente protetta dallo Stato che ne fa un vero ed approfondito studio. I cartelli lo riproducono mostruosamente nelle profondità delle pieghe della pelle, nella grandezza della bocca, con una mostruosa lingua biforcuta di fuori, che minaccia aggressività; due occhi neri e le narici grosse come quelle di un bue. I tantissimi ghirigori che con la sua lunghezza riescono a fare ingrandire, se è possibile, la temibilità dell'animale. È il mostro del Lago Verde. ![]() ANACONDA GIALLA |