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NUOVI
MULINI A VENTO |
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È silenzio tutto intorno nella vasta plaga in paese e desto, intento alle
consuete attività del giorno o meglio del mattino. Sembra un'aria di altri tempi ed altri luoghi, come dice il verso pascoliano.
Gli occhi dell'osservatore scrutano qualcosa in alto che vibra e produce
movimento. È un insolito movimento, quello prodotto da tre gigantesche pale: sono le eliche installate sul cocuzzolo del Monte Calvario, per produrre energia eolica a beneficio dei cittadine vicini e meno vicini. Il paesaggio è per me insolito; non saprei dire se tutto quell'apparato di grandi oggetti in movimenti rappresenti come uno scempio della natura o non più tosto sia il prodotto di una nuova ed insolita realtà paesaggistica ed ambientale. È vero che qui la realtà è immobile, fissa, eterna, però ogni tanto si coglie il nuovo che fa vibrare e scuote la sensibilità dell'osservatore. Oh, quanti secoli sono trascorsi in una immobilità assoluta, rotta soltanto da qualche voce umana o dallo scalpitare di qualche asino o mulo che sia. Ma le cose degli uomini procedono ugualmente ed a passi lentissimi si avanza in ogni modo. Dove si arriva? Al crescere di nuove creature umane, al formarsi di nuove famiglie, all'avanzare dei tempi che poi, nel loro vortice inesorabile, travolgono cose e vicende umane, ma la vita è fatta così: si nasce, si vive, si lavora o si vegeta a secondo dei casi, e poi sopravviene inesorabile quel mutamento che tutto scuote e travolge producendo la fine. La mortalità è una conseguenza raggiunta della vita, l'immortalità una speranza, una fede che alimenta i cuori umani ed ha la possibilità di far credere nella sopravvivenza, almeno nella visuale o sogno che sia dei viventi. Abbiamo sconfinato nel moralismo, per trovare delle conclusioni forse un po' scontate. |
Una qualche riflessione più opportuna ci porta a dire un sì dichiarato a
quelle che sono le novità del mondo, anche se si paga in tal modo uno
scotto non sempre positivo. In sostanza le gigantesche eliche ruotano al vento nel cielo di Colobraro ed offrono una immagine tutta nuova ed attraente per l'osservatore, però sia permesso ugualmente di dire con una espressione felice del nostro immortale poeta, lucano che è poi Orazio, il quale nella sua Arte Poetica dice felicemente "Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci", (Raggiunge il massimo colui che ha congiunto l'utile al dilettevole). Per farla breve, ed a conclusione del nostro pensiero, diciamo che almeno una piccola, sia pure marginale utilità, ne sarebbe dovuta derivare agli abitanti del nostro borgo montano che ha permesso l'installazione delle dette pale le quali garriscono al vento non poco e ci deliziano notte e giorno con la loro monotona "armonia" un po' assordante, per la verità. Ma, in un certo senso ci siamo ormai abituati. Rifacendoci ad un principio di economia valido per tutti i tempi e per ogni comunità, un qualche tangibile vantaggio l'avremmo pure dovuto conseguire: C'è chi dice che l'Enel, al di là della spesa di acquisto del suolo ed installazione dei "nuovi mulini a vento", non ci ha dato altro. A quelli che sostengono che il terreno è un bene pubblico, cioè del comune o dello Stato, non sapremmo proprio dar torto aperto ed un giudizio di vero biasimo. Bisogna però rivedere le coordinate del diritto, ma se vogliamo della logica o più comunemente di quella legge di natura che dice in classico gergo napoletano "io ti dò una cosa a te e tu me ne dai una a me", c'è chi aggiunge a tale proverbio "... e tu me ne dai due a me". Chi ha, secondo un luogo comune, orecchie da intendere intenda e ne tragga le dovute conclusioni. |