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L'ETICA  NELLA  POLITICA  E  NELL'ECONOMIA
di Alberto Virgilio

Con la consueta lucidità di pensiero e di stile l'illustre Prof. Giovanni Sartori ha espresso la sua autorevole opinione (Corriere della sera,13 agosto) sui rapporti che intercorrono tra regole morali ed esigenze della politica e dell'economia.
L'interessante analisi muove dal presupposto che le persone si presentano sotto tre aspetti distinti e contrapposti nelle rispettive aspirazioni e attività.
Possono infatti essere classificabili in persone morali , amorali o addirittura immorali.
Dalla prevalenza di una o di un'altra di tali categorie nel corpo sociale e nella classe dirigente dipendono la saggia amministrazione della cosa pubblica secondo criteri di rettitudine nell'interesse del bene collettivo, o per converso un atteggiamento d'indifferenza per il conseguimento di questo scopo, ovvero la tendenza alla conquista del successo mediante un intreccio perverso tra politica ed economia.
Le conclusioni di Sartori sull'attuale situazione del nostro Paese, travagliato da una forte crisi dell'etica, inducono a riflettere sul concetto stesso della morale e sui connotati che la caratterizzano.
Fin dall'antica civiltà romana furono enunciati princìpi fondamentali che valgono ancora oggi a delineare il comportamento dell'uomo in seno alla società.
Le direttive dell'agire umano furono incisivamente indicate nella massima "Honeste vivere, alterum non laedere, unicuique suum tribuere" (vivere onestamente, non ledere i diritti altrui, attribuire a ciascuno il suo).
E' sorprendente che quelle tre prescrizioni riassumano l'essenza della legge  morale in ogni tempo.
In definitiva la morale esprime i comportamenti di massa che i membri di una società assumono, 

in un dato momento storico, come regole giuste del vivere civile, punti di riferimento per ogni giudizio di valore.
Bisogna dunque muovere dal rispetto di quelle regole  per misurare, come in una specie di banco di prova, il grado di eticità che contraddistingue sia  la classe dominante, la quale ha il dovere più intenso di uniformarsi alla condotta risultante dalle regole stesse, sia in via generale la sensibilità che il popolo mostra di possedere su tale specifico settore dell'attività umana.
Il concetto della morale é essenzialmente elastico perché subisce l'influenza dei valori che prevalgono nelle diverse fasi della storia, ma esiste un minimo etico che non può essere obliterato perché si pone come pilastro portante e irrinunciabile della civile convivenza.
Questo minimo consiste nella promozione del bene generale  attraverso l'esercizio rigoroso dei pubblici poteri, orientati sempre al vantaggio della collettività nella gestione dell'amministrazione dello Stato e degli altri enti minori, con riferimento anche ai principi della solidarietà sociale e dell'uguaglianza tra tutti i cittadini.
Se le ragioni della politica e dell'economia possono , sotto alcuni peculiari aspetti,  non coincidere totalmente con le suddette finalità, é comunque indispensabile che vi aderiscano nella maggiore  misura possibile.
Il loro eventuale distacco dalle prospettive ora menzionate comporterebbe un grave degrado nella vita delle istituzioni.
Quella che viene denominata questione morale, tanto nella gestione del potere pubblico quanto in tutti i centri decisionali di qualsiasi settore, altro non significa che il richiamo, rivolto a tutti i livelli istituzionali,  alla osservanza dei dettami riguardanti la cura degli interessi generali, in modo che questi siano sempre prevalenti  rispetto a ogni diverso profilo non  direttamente collegato o correlato a tali interessi.

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