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 L'ASINO di BURIDANO
di Michele Crispino

Gli argomenti sono tanti ma non rischieremo la sorte dell'asino di Buridano, del quale si narra che messo tra due tipi di fieno, uno più appetitoso dell'altro, non sapendo quale dei due mangiar prima morì di fame.
Di argomenti con l'amico Pietro ne troviamo a iosa; c'è un guaio però, quello che se l'argomento piace a me, non piace a Pietro di gusti difficili, che trova a ridire su tutto.
È uno spirito critico sempre scontento, il che non dispiacerebbe, ma il vero fatto è che ciò che piace a me non piace a lui, portato a criticare tutto, come Pietro l' Aretino del quale si ama dire che di tutti disse male, ma non di Cristo, scusandosi col dire: "Non lo conosco". Pietro, secondo me, è "umorale", le cose non sempre gli vanno a genio, o meglio quello che va a genio a lui a me non piace, e viceversa; un accordo, insomma, è difficile trovarlo. Ad esempio, la sua fantasia si sbizzarrisce a trovar le più lambiccate idee su un tal Pietroantonio. Forse ho capito perché, cioè tra i suoi avi c'era un tale Piertoantonio Violante, nome vero e non inventato, di Sanseverino Lucano, del luogo di origine della famiglia della mamma.
Non andiamo però a scomodare troppo l'albero genealogico, per quanto semplice possa essere secondo la mia ricostruzione, ma non quella di Pietro perché le cose si complicano tanto da formare un groviglio di nomi e provenienze che la frittata non riesce più, come avviene per altre ricostruzioni che si perdono nella notte dei tempi.
Ognuno ha le proprie idee e talvolta capita che, in taluni, sono talmente radicate che non riesci a scalfire la più piccola parola.
Nel concreto, del mio amico Pietro si può dire di tutto tranne che sia qualche volta contento di essere abbarbicato alle proprie idee, che sono spesso princìpi di vita, ma

non discostarsene neppure di fronte all'evidenza, questo è l'errore che può costar caro e far fallire delle amicizie lunghe e di provata fede, come una vera e propria religione; del resto, anche Cristo ebbe un qualche detrattore, assieme certamente ai suoi grandi discepoli.
Uno di essi cooperò alla sua fine e nacque così un grande scisma, cioè una divisione che dura tuttora ed è causa di una irriducibilità che rischia di ridursi all'infinito. Giacché qualche altra cosa si può aggiungere, riportiamoci alle questioni del bene e del male.
Non è questione da poco: nacque nella notte dei tempi, e permane inalterata anche oggi, un vero e proprio abisso che non si colma più.
Se non vi fosse questo abisso, di idee, di proporzioni, di convinzioni, la storia del mondo non sarebbe possibile ed i contrasti si esaurirebbero, anzi non vi sarebbero più né guerre, né discordie, né lotte tra fratelli e sorelle, mentre invece assistiamo purtroppo ad una guerra di tutti contro tutti, come suona la bella spiegazione latina, che dice: "bellum omnium contra omnes", cioè tale che non si profila una pace, una concordia di animi con tutti, con in fratelli e le sorelle, con gli amici e i nemici, con gli uomini di razza bianca e di tutte le altre esistenti nei vari continenti, che sono cinque di varia estensione e misura, popolati di varie razze, talora in contrasto tra loro e tali che non si raggiunge mai la concordia degli animi e quella politica auspicata da tutti, però mai raggiunta, se non per brevi tratti e per intervento di alcuni elementi pacifici, che sanno rinunciare ai contrasti e favorire la concordia degli animi; questo è soltanto chimerico, come sostengono i ben pensanti.

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